Guarire con un amico a quattro zampe. E’ la pet therapy che trasforma l’animale domestico in co-terapeuta. Lo spiega il documentario “L’approccio scientifico alla Pet Therapy, il metodo e la formazione secondo il modello federiciano”, tratto dalla monografia di Francesca Menna, docente di igiene e sanit  pubblica veterinaria della Federico II di Napoli, che verr  presentato gioved 7 luglio alle 9, nell’aula Pessina del centro congressi dell’ateneo.
Alla presentazione del lavoro realizzato da Carmine Luino e Federica Riccio, che mette a punto le prime linee guide universitarie del metodo, oltre a Menna, partecipano Gaetano Manfredi, rettore della Federico II e presidente della Crui, Guido Trombetti, rettore emerito, Gaetano Oliva, direttore dipartimento di medicina veterinaria e produzioni animali .

«Questo è un modello spiega Menna – che riconosce per la prima volta l’autonomia del cane rispetto alle sue capacit  relazionali ed emotive, un dato eccezionale, che mai sino a ora è stato elaborato in altri atenei del Paese e all’estero. L’efficacia della pet therapy sta nella relazione interspecifica, in cui uomo e animale sono in comunicazione circolare e in cui avviene uno scambio emotivo. Il paziente percepisce il linguaggio non verbale dell’animale e i suoi benefici».

Riduzione di agitazione, aggressivit , stress, disturbi, ansia, apatia, depressione, ma anche stimolazione di alcune funzioni cognitive residue
ecco gli effetti prodotti dall’interazione con il cane, per esempio, illustrati da studi antropologici e psicologici. «L’animale conclude Menna- viene coinvolto e mai usato, è un complice prezioso che partecipa attivamente al setting con il medico veterinario zooterapeuta e psicoterapeuta esperto di relazione interspecifica E.R.I esprimendo il suo talento e la sua specifica competenza rinnovando, questa volta con finalit  terapeutiche, la stessa alleanza riconosciuta e base della zooantropologia».

In foto, immagini dal documentario