Un affresco monumentale che racconta per immagini la vita di una famiglia. Oltre trecento minuti per mettere a fuoco la storia recente di un paese, prima della caduta di Saddam Hussein e dopo l’invasione statunitense. E’ Homeland. Irak anne zro che il regista francoiracheno, con domicilio francese, Abbas Fahdel presenter  marted 28 (alle 19.30) all’ ex asilo Filangieri 28 in vico Giuseppe Maffei 4 e mercoled 29 giugno (alle 19) al Grenoble di Napoli, in via Crispi 86. Due parti distribuite in altrettante serate un evento importante dedicato a un’opera che si è imposta all’attenzione del mondo, ricevendo consensi e premi.

Nel documentario, l’autore racconta se stesso e i suoi familiari attraverso una cronaca spontanea senza filtri. Doppio scenario la citt , Bagdad, e la campagna.
Uno sguardo sul Medio Oriente senza l’influenza occidentale, un filmato della storia in progress attraverso gli occhi del suo popolo.

La prima parte. E’ concentrata sul quotidiano della famiglia.
Di mattina, al risveglio con la stufa crepitante, il conforto del tè e la propaganda televisiva del regime con il suo leader che si pone come protettore dei valori patriottici contro un embargo che ha messo in ginocchio l’economia. Lo spettro della guerra è vicinissimo e la famiglia pensa a tutelarsi facendo provviste di cibo e medicine. Cerca di proteggersi dalla minaccia incombente sigillando i vetri con strisce di scotch. Il clima di attesa invade lo schermo, nonostante si continui a vivere, camminare, andare in vacanza.

E, poi, c’è la seconda parte. In cui è gi  avvenuto tutto il male che può portare una battaglia.
Le ferite dello scontro sono visibili dovunque quartieri residenziali distrutti, resti d’incendio, rovine. Alla voce forte del regime si sostituiscono i simboli dell’occupazione americana, con soldati e veicoli militari in ogni angolo. L’irruzione straniera, invece di generare pace, ha procurato il caos delle gang che spadroneggiano, sparando a caso, sequestrando donne e bambini. Sono i primi germi dello Stato islamico.
I bambini, sono loro i veri protagonisti di questo mondo. Soprattutto, suo nipote, Haidar ha appena dieci anni ma la lucidit  di un ragionevole adulto; diventa cos una guida e il suo ruolo si dilata anche nella emozione della perdita poich sar  colpito a morte. Il documentario lascia profondi segni nel cuore proprio grazie alla naturalezza dello svolgimento. Un colpo di spugna alla banalizzazione di qualsiasi racconto. Sono i fatti a parlare da soli, attraverso i loro protagonisti. Vale la pena vederlo soprattutto per parlarne con il regista in persona.

Per saperne di più

info@exasilofilangieri.it
solene.pradel@institutfrancais.it,
gildasseguineau@yahoo.fr

In foto, la locandina del film