Riscoprire le origini attraverso la musica di un maestro: Eugenio Bennato. Questa l’idea alla base dell’ampio progetto di recupero culturale della città di Eboli (Salerno). Si parte con una serata dedicata al cantautore napoletano il cui nome è sinonimo di meridione. Il prossimo 1 febbraio, al cinema teatro Italia (via U. Nobile 46, Eboli), alle 20.30. Il concerto sarà preceduto, alle 19, dalla proiezione di un film documentario sulla carriera artistica di Bennato dal titolo “Ritmo di Contrabbando”, scritto e diretto da un giovane ebolitano, Vito Del Plato.
Sarà la tappa zero di un piano di sviluppo culturale, di recupero delle origini e di promozione del territorio che coinvolge l’artista napoletano, l’amministrazione comunale, il portale di promozione turistica e culturale Weboli e l’università. Un progetto ambizioso, dunque, che non poteva immaginare una definitiva promozione se non attraverso un autentico riferimento culturale quale è Bennato, cultore e menestrello di un moderno meridionalismo alla ricerca delle sue origini.
«Abbiamo voluto Bennato perché ci ha colpito il suo progetto per il sud – ha detto il sindaco Massimo Cariello durante la conferenza di presentazione nell’aula consiliare di Eboli a cui era presente anche l’artista. Una città come la nostra, nata prima di Roma, merita di essere conosciuta».
In questa atmosfera si inserisce “Ritmo di Contrabbando”, il documentario che racconta la vita e le opere letterarie e musicali dell’artista partenopeo che non si è mai preoccupato di piacere alle grandi case discografiche o di essere diverso da quello che comunemente si ascolta in giro. Al contrario, i suoi testi affrontano temi che sono diventati materia viva della cultura di oggi: dalla questione meridionale al brigantaggio storico, dalla partenza dei bastimenti per le lontane Americhe alla nuova migrazione dagli altri sud del mondo. «Il grande valore della sua produzione – commenta il regista – è quello di essere una rilettura della storia, una controstoria che oggi sembra essere diventata di moda». Il titolo del film, che è poi anche il titolo di un famoso brano di Bennato, è evocativo in questo senso. «Racchiude in sé l’atteggiamento filosofico della sua scelta musicale», aggiunge Del Plato.bennato-e-del-plato
Una carriera ultra quarantennale quella di Bennato, passata attraverso l’esperienza con la Nuova Compagnia di Canto Popolare di Roberto De Simone e i Musica Nova, per approdare a un fortunato percorso come solista che mescola sapientemente la tradizione musicale napoletana con i suoni e i ritmi del Mediterraneo.
Con “Taranta Power”, che mirava a un’idea trasgressiva del rock contro la globalizzazione musicale, comincia la sua ricognizione nel campo della musica etnica italiana. Un ritorno alle origini senza chiudersi mai ma cercando sempre quel dialogo che solo la musica è capace di generare. Una rivoluzione nella scena musicale italiana che irrompe e conquista nuove platee. Linguaggi e culture che si fondono, si attraversano e si arricchiscono l’un l’altro. Il brano “Mon père et ma mère” – spiega il regista – racconta dell’incontro, a Tangeri, di Bennato con un giovane africano del Camerun che lo avvicinò porgendogli un foglietto con dei versi scritti da lui che sono diventati una canzone: “Mio padre e mia madre si sono conosciuti in galera, in eredità mi hanno lasciato la miseria”, recita il testo.
C’è anche una parte scritta e cantata dalla figlia del musicista di appena 11 anni, Eugenia: “Andiamo ragazzi della patria verso la libertà, insieme sullo stesso cammino musulmani e cristiani”. Questo e molto altro vedremo nel documentario in cui si parla anche della magia legata alla guarigione del tarantismo (la tradizione popolare ritiene che alcuni musicanti fossero in grado, con una suonata, di guarire o almeno lenire lo stato di “pizzicata” dovuto al morso della tarantola), dei riti magici del sud.
Non solo, contributi di personaggi che hanno attraversato la vita e la carriera del cantautore e come lui, hanno prestato la loro voce o penna alla causa meridionale. Tra questi, Franco Cassano, autore di un libro, Pensiero meridiano (Laterza Editore), che affronta la complessa tematica del sud oggetto della riflessione altrui e si sofferma sulla “lentezza”, caratteristica tipica di chi vive in questa parte del mondo che una volta era vista con un’accezione negativa, mentre lui la racconta come una cosa positiva perché chi va lento riesce a cogliere sfumature che gli altri non possono a vedere.
E ancora Jean-Noël Schifano, scrittore, intellettuale francese e meridionalista affetto dalla “saudade partenopea”. Cittadino onorario di Napoli, Schifano l’ha esplorata fino in fondo, dedicandole numerosi libri in cui spiega come la città sia stata spogliata del suo ruolo di capitale dall’unità d’Italia. Ecco perché, sia lui che Bennato, hanno deciso di appoggiare il progetto di crowdfunding lanciato dal mondodisuk, dal titolo SosPartenope, che attraverso la traduzione in italiano del Dictionnaire amoureux de Naples di Jean-Noël Schifano, appunto, mira a far conoscere e diffondere la vera identità di Napoli, una civiltà unica e millenaria che continua a essere una miniera di arte e talenti, e non centro di gravità della criminalità organizzata.

Nelle foto, Eugenio Bennato, il cantautore con il sindaco Massimo Cariello, e il regista Vito Del Plato durante la conferenza di presentazione nell’aula consiliare di Eboli e il municipio del comune salernitano
Nelle foto, Eugenio Bennato, il cantautore con il sindaco Massimo Cariello, e il regista Vito Del Plato durante la conferenza di presentazione nell’aula consiliare di Eboli e il municipio del comune salernitano

Vito Del Plato, da sempre fan del cantautore napoletano, sulla sua figura e impegno artistico aveva impostato la sua tesi di laurea. «Ho seguito il maestro in centinaia di concerti – racconta. Lavorare al suo fianco è stato come realizzare un sogno». Curioso sin da bambino dell’arte della fotografia, frequenta all’Accademia di Belle Arti di Napoli il corso di Fotografia Cinema e Televisione.
Direttore della fotografia per una serie di lavori (tra cui Are the passengers saved? di Luca Guardabascio, un docu-film trasmesso anche su Rai Storia che racconta dell’affondamento, nel 1956, nei pressi del porto di New York, dell’Andrea Doria, il grande transatlantico italiano), attualmente sta lavorando a due nuovi progetti che spera di girare presto.

 

Cinema teatro Italia

Via U. Nobile 46, Eboli

Ore 19.00

Presentazione e proiezione del docu-film Ritmi di Contrabbando, regia di Vito Del Plato, Officine Produzioni.

Ore 20.30

Concerto di Eugenio Bennato: Ezio Lambiase, chitarra, Mujura, chitarra e basso, Sonia Totaro, voce e danza, Giustina Gambardella, percussioni, Mohammed Ezzaime El Alaoui, voce e viola.

Ticket in prevendita:  10 euro

Te. 0828 365333

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