Incontro con le parole d’altri tempi. Marted 25 novembre alle 18 nella Cappella Sansevero sar  presentato il libro “Porta Capuana. Vocabolario d’uso napoletano-toscano. Regole del napoletano” di Valeriani, scrittore ottocentesco, a cura di Patricia Bianchi edito da Marchese Editore.
All’incontro partecipano Nino Daniele, Nicola De Blasi, Francesco Durante, Pasquale Sabbatino, Wanda Marasco e Giovanni Maddaloni legger  alcune pagine. Il testo raccoglie alcune testimonianze di un giornalista forestiero sulla citt  nel 1847 e in particolare su un luogo brulicante di plebei, mercanti ambulanti, di camorristi, palcoscenico di saltimbanchi e di feste e riti religiosi che rievocano culture pagane.
Porta Capuana (foto) era come è oggi. L’autore racconta come un pittore che dipinge dal vero affascinato dalla merce variamente colorata esposta su bancarelle dei fruttivendoli, pescivendoli, cozzicari, macellai, salumieri.
Racconta vizi e virtù di un inferno e di un paradiso urbano abitato e frequentato da gente diversa nel linguaggio, nelle abitudini, nei mestieri, nelle faccende lecite e illecite.
Come altri scrittori e artisti internazionali giunti precedentemente nel periodo del Gran Tour, trova una citt  che d  spettacolo 24 ore su 24 divertendo solo se si prova stupore, se dotati di particolare cultura, se si capisce di trovarsi tra ribelli indomiti anche se oltraggiati o resi schiavi dalle continue dominazioni straniere, ultima quella piemontese con i rozzi Savoia. Solo gli imperatori romani ai tempi di Virgilio, il mantovano che la scelse come sua dimora, ebbero capacit  di cogliere e apprezzare la sua cultura greca. I napoletani parlavano greco più che il latino.
Altro insigne monarca fu Carlo III, spagnolo, che la rese capitale europea della cultura con il San Carlo, L’Albergo dei Poveri, la reggia di Caserta, l’Acqurium, l’Orto Botanico, l’Istituto Orientale dove si insegnava la lingua del popolo cinese che fu maestro nelle fabbriche di ceramica e della sete. Negli anni della Repubblica non vanno ricordati i tre presidenti napoletani ma solo Azeglio Ciampi, livornese, presidente del Consiglio che volle nel 1994 il G8 in citt  per riportarla splendente di arte sotto i riflettori mondiali.