Leggendo “Polvere di Las Tunas” (Graus editore) il libro del giornalista napoletano Marco Martone di recente uscita, ci si trova di fronte a una entusiasmante sorpresa, per alcuni motivi che inducono a una godibilissima lettura.

“Polvere di Las Tunas” è un reportage,
scritto con la penna felice del giornalista di razza e corredato con foto che lo stesso Martone ha scattato, ma è anche un racconto bellissimo che s’immerge nella memoria, in modo da trasformare la cronaca in un narrare coinvolgente.
Las Tunas è una citt  che si trova nell’isola di Cuba e la voce che Martone usa per raccontare questo posto affascinante ma cos diverso dalle caotiche metropoli europee, Napoli compresa, è una voce molto personale.
Il giornalista si è recato svariate volte in questa citt , che è un po’ diventata la sua seconda casa poich li vi è nata la moglie. Ed la familiarit  con la citt , acquistata con gli anni e con le tante frequentazioni, che l’hanno indotto a trasformare degli appunti di viaggio in un corpus unico, un reportage, si diceva, dove la citt  e il suo popolo sono raccontati con l’occhio “super partes” del giornalista che analizza e “scava” all’interno di usi, tradizioni e tipologie umane ma anche con lo sguardo più “umano” di colui che sente di essere parte di questo luogo.

Martone ci consegna un quadro molto interessante ed esaustivo di un popolo stretto per tanti anni dall’embargo,
del loro modo di vivere, assolutamente semplice, anzi scabro, rispetto ai ritmi frenetici a cui siamo abituati.

Pertanto, analizza in profondit  il tessuto sociale che gli gira intorno quando si reca a Las Tunas,
si rende partecipe della bellezza di un luogo dove è possibile trovare natura incontaminata e spiagge dalla sabbia bianca ma dove la polvere, che aleggia ovunque, forse portata dal vento tropicale o perch risiede in strade per nulla asfaltate, le interminabili e assolate “carreteras”, e che s’infila anche nei mocassini, diventa un po’ l’emblema di Las Tunas, il ricordo vivido di un mondo altro, dei suoi riti, la musica, la bellezza semplice della sua gente.

La sua è anche una interessante analisi di costume che d  conto di alcune peculiarit  di questa societ  caraibica.
Cos non manca di illustrare, ad esempio, il tipo di giornali che si leggono o di raccontare la grande passione del popolo per il baseball, o l'”ingresso in societ ” delle ragazzine a quindici anni invece che a diciotto come accade da noi. Infine stigmatizza, in uno dei capitoli, la piaga di un certo turismo sessuale che viene dai paesi cosiddetti civilizzati e che purtroppo attecchisce o ha attecchito in questi luoghi.

A latere della cronaca, del reportage, c’è però il ritmo narrativo del racconto,
l’occhio affettuoso che coglie nel profondo questa civilt , che ne diventa parte, che ritrova la memoria dei giorni trascorsi a Las Tunas.

Ed è in questo senso che in “Polvere di Las Tunas”, si combina l’interesse del cronachista con lo spessore del narratore
che, con una prosa avvolgente e abile, ci trasporta in un luogo cos diverso ma affascinante e ricco d’umanit . Una citt  struggente, un popolo straordinario e vero nella sua semplicit .

Scrive Martone
« Las Tunas sembra immobile, senza scossoni. Qui il progresso fa fatica ad arrivare. Prima o poi accadr  e allora carretti e polvere segneranno il passo, lasciando spazio ad auto e strade asfaltate. Ma non sar  più la mia citt »
“Polvere di Las Tunas”, però, non è solo questo, perch sul filo della narrazione e attraverso collegamenti e ricordi, Marco Martone inframmezza i giorni a Las Tunas, con i luoghi e i giorni della sua personale memoria, quelli dell’adolescenza, della giovinezza.

Brevi ma intense pagine, flash all’indietro nel tempo.

I racconti familiari, i pomeriggi trascorsi dai nonni a via San Mandato ad ascoltare le partite di calcio attaccati ad una radio d’altri tempi, la passione eterna per la squadra del Napoli, le lunghe e dolci estati a Ischia Porto allo stabilimento balneare “Dai Tu”, il cui proprietario Aniello – che da giovane era stato controfigura di Kirk Douglas nel film “Il Corsaro dell’isola verde” è ancora oggi una istituzione.

Marco Martone affascina, la sua è una scrittura che parla a noi,
alle nostre personali memorie, è una scrittura che di certo dar  ancora molto nel futuro e “Polvere di Las Tunas” è un libro da leggere.

Nella foto, la copertina