Pantelica, un’isola che non c’è (ma forse c’è), un omicidio che forse non c’è, dei colpevoli che forse colpevoli non sono, una verit  che forse esiste e forse no. Tutto questo, e altro, è in “Doppio inganno” (edizioni Anordest) di Ettore Randazzo, famoso giurista e penalista siracusano, gi  autore di dotti testi di successo e ora romanziere. E c’è la Sicilia, in questo romanzo. Non quella solita, d’accatto, che racconta di mafia e della sua violenza. Ma una Sicilia più vera e intelligente, che trae il suo carattere dalla greca Siracusa (che non per niente fu la patria di Dione, l’amico di Platone) e non manca di una sottile ironia, un’ironia alla Sciascia, che si permette pure di prendere in giro bulli e mafiosi.
«Io non pago, sono malandrinu io» dice il mafioso che chiede al bar caffè e brioche; ma quando il padrone del bar gli si fa dappresso e gli dice che anche lui è malandrinu e gli fa la taliata, il mafioso abbassa la cresta e ordina «Allora due caffè e due brioche». Randazzo conosce bene la Sicilia, con i suoi gesti espressivi, tra cui la taliata, che è la guardata di sfida di chi non ha paura, un alzare del capo e delle sopracciglia. E ne racconta i difetti, le pigrizie e i talenti, descrive i suoi uomini prontamente reattivi, le sue donne fiere e sensuali.
Nel romanzo si narra la storia di una famiglia siciliana, che, dapprima benestante, ha dovuto vendere la sua antica dimora, una villa, bella, del primo Novecento, e ora abita jn un palazzo in paese. Le rimangono soltanto un piccolo pezzo di terra, chiamato ” la campagna” e sotterranei labirinti, a cui si accede da una porta posta in orizzontale, ci da una botola. Che sar  aperta, per svelare un segreto. Nel racconto, che si dipana avvincente, i personaggi vivono e quindi cambiano, come se avessero ormai vita propria. E vengono anche in contatto con il mondo forestiero, con uno scozzese dai capelli di un biondo rossiccio.
Tra i personaggi, l’avvocato occupa un posto di rilievo. «S, la spinta a scrivere questo libro è stata soprattutto il desiderio di parlare di lui, un personaggio che conosco bene perch sono avvocato anch’io» confida Ettore Randazzo. Che lamenta che la figura dell’avvocato non sia più quella di alcuni decenni fa, che risulti appannata e ormai scavalcata da quella del Pubblico Ministero. Ma anche in letteratura questa figura non ha goduto sempre di buona fama, incominciando da quell’Azzeccagarbugli dei Promessi Sposi buonanima. Per passare ai personaggi di John Grisham, «un collega che ha tradito la sua categoria» dice l’avvocato Randazzo. E poi osserva che, nell’immaginario collettivo, il bravo avvocato è quello che vince sempre le cause perch difende l’innocente. Come il televisivo Perry Mason. Ma anche il colpevole ha diritto alla difesa- afferma Randazzo, considerando questo concetto proprio di una societ  civile e liberale. E aggiunge quello che a un profano appare un’assurdit  l’avvocato deve difendere il colpevole, perch non deve ricercare la verit , ma la giustizia, considerata come rispetto della legge e delle sue procedure; di conseguenza, non esiste la verit  se non quella processuale. Colpevole è solo quello che lo è al di l  di ogni ragionevole dubbio, anche se i dubbi fossero parecchi.
In questo romanzo Randazzo ritrae appunto la figura di un avvocato reale, con i suoi dubbi, la sua fatica, le sue notti insonni, che si confronta con dei fatti che implicano il concetto di giustizia. E che dimostrano che la giusta soluzione è quella di rispettare la legge. Dura lex sed lex, dissero i romani. Solo che ai loro tempi le leggi erano poche e venivano fatte rispettare, mentre ora all’uomo comune appare di essere soverchiato da una eccessiva regolamentazione, imposta da una legislazione liberale che gli riduce pericolosamente la libert .

Il libro, venerd scorso, all’Istituto di Cultura Meridionale di Gennaro Famiglietti, assente giustificato, è stato presentato a Napoli, insieme all’autore, da due illustri personaggi, noti per la loro attivit  nell’ambito della legge
Domenico Ciruzzi, brillante avvocato penale e civile e noto garantista e Francesco Maria Lucrezi, ordinario di storia del diritto romano dell’Universit  di Salerno e “divoratore di libri”, come ha confessato di essere. Brani di “Doppio inganno” sono stati letti dalle brave attrici Alessandra Borgia e Antonella Stefanucci, per quel tanto che bastava per gustarne la prosa senza scoprire la trama e il finale del romanzo, che non bisogna rivelare perch si tratta di un giallo. Per ciò anche questo articolo non può dirvi di più.

Nella foto, la copertina del libro