La scrittura e le arti figurative per raccontare la citt , il regno, la capitale, tra l’ottocento e il novecento. Un secolo che ha visto tramontare la capitale borbonica per tuffarsi e misurarsi con le correnti italiane ed europee contemporanee. Di questo tratta La “pittoresca conversazione”. Letteratura, teatro e arti figurative a Napoli tra Otto e Novecento, di Vincenzo Caputo (Aracne editrice – pagg. 196).
Dai testi autobiografici di Francesco Saverio Altamura e Michele Cammarano, con i quali si registrano vicende e personaggi della citt , alle arti figurative di Settembrini e De Sanctis, per passare al teatro di Libero Bovio.
Napoli tra otto e novecento, con questi artisti, seppe raccontarsi attraverso riflessioni pittoriche e storiografiche, filosofia e giornalismo, drammaturgia e musica.
Le arti figurative e la letteratura si intrecciarono innanzitutto attraverso scenografie, ora domestiche, ora pubbliche, e luoghi reali per scambi artistici come la trattoria di Vincenzo Pallino o la Birreria Strasburgo.
Cos la scrittura nasce da chiacchierate. E’ il caso dello scultore Gemito che quasi ogni sera ospita discussioni tra artisti, quasi a bearsi dopo la lunghezza e l’intensit  di una giornata (pittoresca conversazione).
E’ come trovarsi ogni sera a un tavolo da caffè dove artisti e letterati si interpretano e interpretano gli eventi della vita. E cos si distinguono anche caratteri e personalit  di quegli uomini che incarnano quei dialoghi. Tanto da permettere a Bovio di notare la loquacit  di Eduardo Dalbono, l’essere taciturno e introverso di Salvatore Di Giacomo, il sempre sorridente Martino Cafiero, Gaetano Esposito che fuma e bestemmia, il sognatore Mario Costa, la chiassosa e gracidante Matilde Serao, gli eterni innamorati Luigi Conforti e Gaetano Miranda e la bellezza solare di Ferdinando Russo.

E’ bene raccontata, ad esempio, la malinconia che sfocia in tristezza che pervade personaggi e oggetti del dramma di Libero Bovio (So’ dieci anne, Pulecenella, ‘O Prufessore, Vicenzella, Casa antica).

E’ sicuramente da ricordare, tra gli altri, Roberto Bracco, che passa nell’olimpo degli scrittori teatrali con il dramma “Una donna”, fino a quel momento annoverato soltanto per la sua attivit  di critico e giornalista.
Il tema è pesante e di struggente attualit  Clelia fu vittima, ancora fanciulla, di uno stupro. Da quel momento in poi rinunciò per sempre alla maternit .
Bracco fu consacrato tra gli “artisti nuovi”, tra coloro i quali provò, sia pure all’esordio, a tuffarsi nei grandi quesiti morali, raccontando emozioni, turbamenti e fremiti.

Nella foto, la copertina del libro