«La vita somiglia a una prova d’orchestra in cui un direttore cerca di mettere ordine…Molto spesso abbiamo la sensazione che il nostro vivere quotidiano sia attraversato dalle smagliature degli archi, dal fuori tempo delle percussioni, dalle cupe stonature degli ottoni…Il direttore è la consapevolezza dell’individuo; e la consapevolezza è una meta ardua. Deve cercare la sintesi tra conscio ed inconscio, tra i diritti della razionalità e l’irresistibile bellezza dell’istinto… ». Questo, in sintesi, è quello che pensa il nuovo direttore artistico del Napoli teatro festival,  Ruggero Cappuccio del libro di Lucia Stefanelli Cervelli dal titolo: “L’innocenza dei perversi”. Edito da Homo Scrivens, pagg. 134, euro 13.
Un libro che andrebbe letto all’incontrario secondo l’autrice. Dall’ultimo racconto occorrerebbe risalire al primo. Linguaggio essenziale, a tratti ripido. Frasi brevi, pause mirate. Una “penna” diretta.
Un ancoraggio alla realtà sembra la storia dell’autista di un bus. Nel silenzio dei più e dei criteri di scelta “non pubblici” prende il cosiddetto posto fisso. Una volta “salito a bordo” diventa spavaldo, incurante di chi sale sul bus; troneggia, ostenta arroganza. Fino  a lasciare a piedi il vecchietto sulla fermata per il gusto di correre, di non rispettare i tempi, per dimostrare di fregarsene del prossimo cristiano.

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La copertina del libro

Oppure la crudezza del linguaggio usato per la storia del sesso a pagamento tra una giovane slava ed un uomo alle soglie della sessantina. Fotografare ogni momento con la parola, scandendo il ritmo con movenze e finanche con pause, fino a farti “vivere” quei momenti, lascia il segno; ti senti dentro la storia, sei tu la storia.
Ancora il mezzo pubblico, ma stavolta una buona notizia, un regalo di compleanno. Chi cerca lavoro lo trova al capolinea da una sconosciuta, anch’essa in attesa del bus. Una rapida presentazione, una telefonata e via. E’ fatta. La buona azione è compiuta.
Dopo qualche tempo un dialogo tra le due donne, interrotto da un pianto di Vierja (la badante), nonostante la semplicità sconvolgente “segna” violentemente il concetto di persona, di essere umano. Da un lato la dignità, la compostezza, l’intelligenza dei silenzi, dei vuoti, dall’altra il concetto di servilismo, di annullamento dell’altra, del calpestìo del rispetto e dell’onestà. Ma va letto.