Sei donne, sei storie, sei emozioni: “Crimini dell’anima”, edito da Polimeri – Homo Scrivens, la prima compagnia italiana di scrittura, pagg. 119, Euro 14,00. Le autrici: Vera Arabino, Mariagiovanna Capone, Brunella Caputo, Gabriella Ferrari Bravo, Francesca C. Laccetti e Rosaria Vaccaro.

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La copertina del libro

Il fil rouge che lega le scrittrici è il tormento, la ricerca interiore. Una scrittura collettiva che si riempie di mani, idee, voci. Una forma originale che vuole sperimentare una sorta di collettività multiforme, scritta in un modo inedito, da scoprire.
Il linguaggio scorre, ti appassiona, non ti lascia, ti coinvolge, ma sa anche “fermarti” a pensare. Temi di donne, tra donne, tormenti femminili; donne complici, complicate, donne che reprimono i sentimenti, che esplodono d’invidia, ma, in definitiva, donne che si “liberano” con la scrittura, che anelano la libertà nelle parole, che si “ritrovano” con la penna tra le mani.
L’originalità del libro, a mio avviso, non è da ricercare nella scelta dei personaggi. Si ha la sensazione che le persone raccontate facciano da spalla proprio a chi scrive. Queste ultime sembrano emergere come delle pazienti davanti ad uno psicologo o come ombre dietro quella lastra traforata che divide il prete e la penitente (confessionale). Sono loro a raccontarsi, a tormentarsi l’anima, a meditare vie d’uscita, a predicare risposte. Perdono, pentimento, fragilità, insipienza, competizione, lacrime, ragione, cuore, passione. Insomma, donne.
E lo psicologo, il prete, il maestro del corso di scrittura noir, verso il quale le donne-scrittrici consegnano i propri racconti, alla fine mette in fila gli elaborati e ne permette la pubblicazione. E così si consuma il delitto perfetto. O quasi.