Dopo un excursus qua e l  per il mondo e la recente mostra di arte giapponese, con la sua fondazione, Peppe Morra è ritornato a Nitsch preparando, una serata per la presentazione del libro intitolato “Hermann Nitsch – Das Gesamkunstwerk des Orgien Mysterien Theaters” (Verlag der Buchhandlung Walther Kong – editore- Cologne 2015), scritto dal locatario del museo napoletano, da Michael Karrer, direttore del Museo Nitsch a Mistelbach, e dalla storica dell’arte Rudi Fuchs.
968 pagine con tantissime illustrazioni e testi in tedesco e in inglese.
Tra i relatori, c’erano lo stesso Michael Karrer e Julia Kuon, una curatrice di eventi, che hanno introdotto il convegno, illustrando puntualmente il lavoro editoriale e commentando il lavoro artistico del Maestro Hermann. Appunto partendo dall’esegesi del lavoro del Maestro, Massimo Fusillo, professore ordinario di Critica Letteraria e Letterature Comparate all’Universit  dell’Aquila, ha indagato il significato dell’arte. Che, essendo frutto d’istintivit , ha osservato, esprime l’elemento dionisiaco dell’uomo.
E’ vero che il dio delle arti è considerato Apollo -osservo- ma questi rappresenta dell’arte soprattutto la forma, o, meglio, quella forma obbediente a una razionale bellezza canonica. Apollo, infatti, è anche il dio dell’intelligenza, della razionalit  Ma il contenuto di un’arte più umana, che è la vita, può essere espresso meglio da Dioniso, che, non per caso, era, s, figlio di Giove ma sua madre era Semele, una donna comune, una mortale, che, infatti, mor, prima di darlo alla luce.
L’ “arte totale” di Nitsch è arte dionisiaca, afferma il professore- non ha una bellezza apollinea ma non manca di bellezza, perch ha una sua armonia, un’armonia diversa, più complessa, che consiste nel rapporto tra le parti che costituiscono il tutto dell’arte totale. Quest’arte la si può descrivere usando la parola sinestesia. Che è composta da sun che significa. con, insieme e da estesia, che significa percezione. ( per cui anestesia, da ana = senza, significa mancanza di percezione e quindi anche mancanza di dolore). L’arte totale intende essere un insieme di percezioni colori, forme, suoni, odori. La si può vedere, ascoltare, odorare. Perch noi viventi apprendiamo il mondo attraverso tutti i nostri sensi e questa arte vuole essere verace espressione della vita. Ed è l’arte dionisiaca che può produrre un senso di benessere totale e portare addirittura alla felicit .

Anni fa, mi capitò di scrivere di Hermann Nitsch e di paragonarlo a Damien Hirst. Notavo che entrambi ammazzavano animali.
Nitsch li squartava e ne usciva sangue, e su questo indugiava, sulle visceri squartate e sanguinanti, sui lenzuoli bagnati di rosso vivo esprimeva la realt  del gesto. Damien Hirst, invece, tagliava i suoi animali esattamente, scientificamente, con tagli lineari e paralleli, e li conservava sotto formaldeide, corpi esangui, in teche a forma di parallelepipedo non più animali, ma cose, erano veramente morti. Hirst, negando loro la realt  di animali, di esseri viventi, li cancellava, li uccideva del tutto veramente. Non mi piaceva il cinico razionalismo di Hirst, il suo inesistente astratto mondo.
Lorenzo Mango, professore ordinario di Storia del Teatro e dello Spettacolo all’Universit  Orientale di Napoli, introduce il suo discorso affermando l’intenzione di essere chiaro e coinciso, per non cadere nell’atteggiamento che il comico Totò descriveva cos “di che cosa parliamo quando parliamo di che parliamo….” . E riprende il discorso dell’arte totale, considerando che essa, pur formata da più elementi diversi, deve formare un’unit  organica. Ci anche l’arte totale -concludo-deve avere una sua logica, seppur diversa dalla mera razionalit . Vien da pensare alla logica analogica, quella che si esprime, oggi, anche nella matematica insiemistica, quella che mette insieme gruppi di soggetti diversi, che si somigliano per qualche modo, che hanno analogie tra loro.
Afferma, il professore, che in questo tipo di arte, il protagonista è, più che l’autore, l’osservatore. Ma l’autore deve creare le condizioni per le quali questo osservatore possa capire o, meglio, sentire in un’unica sensazione, l’opera d’arte totale.

In verit , osserva Mango, nella nostra quotidianit  noi udiamo, sentiamo, vediamo ecc… ma quasi non ne abbiamo consapevolezza.
L’artista cambia questo nostro modo di essere e crea opere che producano sensazioni forti. Che ci scuotano, che ci facciano vivere intensamente quel momento, che ci facciano gustare la vita.
Di fronte al fatto che l’arte totale debba essere stupefacente, mi vien da definirla barocca… “è del poeta il fin la meraviglia, parlo dell’eccellente e non del goffo, chi non sa far stupir vada alla striglia”.
L’arte totale, ripete Mango, fa si che le diverse percezioni diventino una sensazione unitaria. Per poi trattare filosoficamente, come è d’uopo, dei tanti che diventano unit . E questa volta viene a me da pensare al grande Totò, per la frase “è            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDptkoi8uBBBBRTRIMeROWS pBtxxïïxxxxxxxx la somma che fa il totale”. L’arte totale – afferma, andando avanti nel discorso, il professore- cerca di esprimere l’archetipo originario. Che non è immobile -dice- ma si evolve. D’altronde -osservo- se ciò non fosse, non sarebbe arte totale, giacch in ogni evoluzione c’è il tempo, che, da sempre, fa parte del nostro mondo.

Avrei voluto conversare con il Maestro, facendogli delle domande.
Ma lui non se la cava troppo bene con la nostra lingua e mi dice di fargli una domanda breve. “Si considera o no dentro la storia?” gli domando. E lui, prontamente, naturalmente risponde “Certo lei è dentro la storia e anche io lo sono”. E faccio la figura della cretinetta.

Avrei voluto, invece, osservare con lui che, pur ricercando l’archetipo originario, deve usare mezzi moderni, registrazioni di suoni, colori acrilici e supporti di plastica.
Avrei voluto domandargli se si sentisse di far parte della lotta ancestrale di Dioniso contro Apollo. Ci se si sentisse di far parte della ribellione vitalistica, anche di quella ottocentesca al neoclassicismo razionalista, quello che si basa sulla classica prospettiva toscana e sulla concezione di un euclideo spazio astratto a tre dimensioni. Vorrei ringraziarlo, perch cerca di scuotere, con la sua arte totale, fatta di forti sensazioni, le persone che questa chiusa prospettiva ce l’hanno in testa e pensano il mondo solo da un proprio ristretto punto di vista e mirano solo al proprio particolare interesse.
E vorrei domandargli se vuole aiutarmi, con Peppe Morra, a promuovere la conoscenza di un’arte a volte denigrata e considerata arretrata, perch usa da sempre una prospettiva diversa l’arte napoletana. E’ l’affermazione di una mentalit  diversa, la scoperta di una prospettiva reale, collettiva, ampia, più adatta a comprendere questo mondo globalizzato, è la visione di un mondo e di un’arte del futuro. Ed è la speranza di una Napoli conosciuta in tutto il globo quale citt  a 4 dimensioni, regina delle arti e senza disoccupati e camorra, perch ci sarebbero tantissimi turisti per tutti i 12 mesi dell’anno.

cfr. “Lo spazio a 4 dimensioni nell’arte napoletana, La scoperta di una prospettiva spazio-tempo” ed. Tullio Pironti

Nella foto, Hermann Nitsch