Si presenta domani, mercoledì 6 dicembre, dalle 17 alle 18, alla Fondazione Banco di Napoli, in in via dei Tribunali 213 il nuovo romanzo di Pasquale Ferro, “Bambola di Stracci” edito da ilmondodisuk. Con l’autore intervengono: Paolo Di Lauro, Antonello Sannino, Paola Silverii Paolo Valerio. Modera, Donatella Gallone. Letture di Antonella Stefanucci.  L’evento è inserito nel progetto di crowdfunding SOS Partenope. Obiettivo: diffondere una nuova immagine di Napoli, smantellando i luoghi comuni, attraverso la traduzione e la stampa del “Dictionnaire amoureux de Naples” dello scrittore e editore Jean-Noël Schifano. L’idea di collegare la presentazione del nuovo libro di Ferro al progetto di crowdfunding nasce da un’unica prospettiva: mostrare la vera e multiforme identità di Napoli, attraverso i suoi luoghi, la sua storia ma anche i suoi talenti. Pubblichiamo di seguito la prefazione del cantanteattore Marcello Colasurdo

 

 

Accosto l’opera di Ferro a una nenia antica, tramandata da genitore a genitore, Auciello Grifione. Canta un uccello ermafrodita, canta tradimenti della società, del fratello, del padre, della madre. Pasquale in “Bambola di stracci” racconta amori primordiali che fanno accapponare la pelle, lo fa con crudezza, descrivendo passioni, frustrazioni
e violenze, quasi facendoci toccare con mano personaggi incattiviti per il rifiuto della società bigotta, ma la sua penna è ironica nel raccontare, come un Pulcinella moderno
che prende in giro la cultura accademica borghese.
L’autore è un emblema della cultura popolare, una sorta di Pier Paolo Pasolini, un Almodóvar  dei giorni nostri, che descrive le strade come unica conoscenza. E questo suo modo di raccontare ci appassiona. Fa uscire dalla oscura “scarabattola” luce, speranza, mille “crastule” di fine saggezza, di vita reale. E ci descrive antiche “saittelle” maleodoranti.
Un canto dove aleggiano Sole, Lune, Madonne, esoterici cieli oscuri illuminati dalla luce della speranza. Tutto questo non è mai facile se non si è vissuto sulla propria pelle.
Barbara, il personaggio descritto dall’autore, mi fa venire in mente una statua posta sopra l’arco di porta San Gennaro, una Partenope che rammenta una vagina primordiale…
Ancora mi ricorda suoni di nacchere, tammorre, e scetavaiasse, ma sono sicuramente parole lavate con la varechina e la lisciva. Questi racconti di donne contrastate in sostanza e con “creanza” dicono “l’ammore è comme ’na nucella, ca si nun ’a rompi… nun t’ ‘a può magnà”. Barbara romperà molte nocelle, per desiderio d’amore, perché come dice il proverbio, Siamo come l’acqua che caparbia spertosa la roccia.
Auguro a Pasquale Ferro – scrittore antropologo analitico – una strada lastricata di stelle, e l’accompagno con frasi che sempre dico davanti al quadro di mamma Schiavona: Maronna mia bella, annanza ’st’uocchie tuoie belle… masculille e fummenelle, annanza a te simme tutti figlie belli.
                                                                                              Marcello Colasurdo

In foto, Pasquale Ferro immortalato da Marcello Merenda