Riceviamo e volentieri pubblichiamo
di Maurizio D’Ago
Le impronte femminili segnano tutti gli aspetti della vita delle donne,
degli uomini, dei grandi e dei piccoli. La ricerca di una matrice femminile dell’umanità offre risposte precise in ordine alla società in cui viviamo, nella quale il genere femminile dà la vita, la preserva, le offre una rinascita quotidiana, le garantisce un’attenzione costante alle attività benefiche.
Il genere femminile, in sintesi, ha consentito all’umanità tutta di preservarsi, di evolversi, di superare i più tragici momenti della storia e, contestualmente, di preservare nel tempo ciò che c’è di più profondo e autentico nell’umano. Questo può essere, in sintesi, il messaggio che “Prime nella vita comune. Impronte femminili nella specie umana” di Sara Morace, Dario Renzi, Martina Caselli, Micol Drago, Chiara Raineri e Sara Rodriguez (Prospettiva Edizione, pp. 112, € 10,00) offre ai lettori, garantendo uno sguardo originale, insolito rispetto al panorama culturale e librario italiano, definito dalla stessa autrice Sara Morace uno sguardo “scandaloso”, capace di offrire al genere femminile una storia inedita e un destino di protagonismo assoluto nelle vicende umane.

sara morace | ilmondodisuk.com
Qui sopra, un momento  della conferenza stampa. In alto, particolare della copertina del libro

Il volume è stato presentato alla città di Napoli venerdì scorso nella sala delle conferenze del Museo archeologico di Napoli, alla presenza degli autori Sara Morace e Dario Renzi. Tra i reperti di millenni di storia napoletana e mediterranea è andata in scena la narrazione di una storia differente, di una ricerca, tutt’ora in corso, finalizzata alla definitiva consacrazione delle radici femminili dell’umanità.
Una ricerca volta a valorizzare la storia delle antichissime comunità umane, di qualche millennio precedenti all’affermazione delle civiltà classiche, nelle quali, raccontano i reperti e le più recenti scoperte, l’umanità viveva la pace, ne costruiva le fondamenta, ne rinnovava quotidianamente gli elementi essenziali.
Vita comune, primarietà femminile, preponderanza delle attività  benefiche – attività di cura, tessitura, conservazione della vivibilità, natura, cibo – assenza di attività malefiche quali guerre, scontri, sopraffazione, violenza di genere.
Millenni di storia dimenticati dalla storiografia maggioritaria. Vicende che emergono dall’oscurità, secoli fino ad oggi narrati poco e male, dai quale emerge una luce confortante per i destini umani: l’umanità non ha convissuto sempre, fin dalle origini, con i suoi drammi.
Guerra, violenza, sopraffazione di genere non costituiscono elementi ineluttabili delle vicende umane, quanto piuttosto un tratto, che si spera breve, di una fase precisa della storia umana, riassumibile come l’era della sovversione patriarcale.
Il patriarcato, l’affermazione violenta del genere maschile su quello femminile, ha, secondo gli autori, sovvertito l’equilibrio originario di quelle antichissime comunità umane che avevano posto il genere femminile all’apice della propria organizzazione comunitaria e sociale, garantendo all’umanità stessa prosperità, arti, pace, riaffermazione quotidiana della vita.
Lo sguardo degli autori del volume, però, non è rivolto esclusivamente al passato: l’obiettivo del team di ricerca è offrire al presente e al futuro un’alternativa di vita, una proposta di regole comuni differenti capaci di affermare e valorizzare, nella nostra contemporaneità sempre più violenta, stili di vita e posture profondamente umanisti, affinché il domani non sia soltanto caratterizzato dall’interminabile sequela di violenze disumanizzanti, ma sia pregno di valori postivi.
L’attività del gruppo di ricerca, coordinato da Sara Morace, proseguirà in una direzione ben precisa: «Ricercare prove e spunti di ben vivere nella storia – afferma -Ricercare, nella storia, il prevalere della vivibilità, il caos benefico, l’amore per la natura prima. Le ricerche più recenti ci offrono le prove dell’esistenza di comunità benefiche e pacifiche sovvertite dalle comunità guerriere. Sapere dell’esistenza di queste comunità, del fatto che queste comunità hanno vissuto e prosperato per migliaia di anni, ci aiuta a comprendere che è possibile, oggi, costruire comunità prive del dominio patriarcale».
E Dario Renzi aggiunge: «Tutta la storia mostra che la maggior parte delle attività benefiche, anche nelle comunità attuali, è svolta quotidianamente dalle donne. Basti pensare alla cura della natura, all’attenzione per il cibo, alla tessitura. Tutto ciò che fa bene all’umanità, che ha garantito a questa prosperità e sviluppo, nasce dall’iniziativa femminile. Ciò avviene tutt’ora, nonostante il genere femminile abbia subito la sovversione da parte del patriarcato, nonostante una minoranza, quella maschile, abbia imposto una logica di sopraffazione».