Il Madre riparte da Schifano ma non lo dice. Il nuovo corso di quello che il direttore artistico, il quarantenne piemontese Andrea Viliani, arrivato alla fine del 2012, definisce il porto del contemporaneo si tinge di giallo napoletano, con una gradazione un po’ più intensa di quel colore universale, “parte luminosa del nero”, cui Jean-Nol, scrittore partenopeo con passaporto francese, alla guida dell’Istituto Grenoble negli anni novanta, ha dedicato una rassegna d’arte, nel 2008. Raccogliendo sotto il Vesuvio, tra Castel dell’Ovo, Palazzo reale e altri luoghi espositivi, oltre cento artisti dai sei continenti, considerando Napoli un continente a parte, con identit  unica al mondo. Persino la facciata del Museo di via Settembrini è stata ridipinta come un raggio di sole spruzzato nel cuore antico di Partenope. In tono con gli inviti e tutte le comunicazioni annesse, ideate dallo studio grafico milanese Leftot. Segno che ci si è messi di impegno per far dimenticare quanto sia stato estraneo il Madre (partito con sostanziosi finanziamenti regionali sotto la presidenza Bassolino) dal proprio contesto urbano, umano e creativo, salvo gli ultimi mesi della gestione Cicelyn, quando si è tentato di recuperare il terreno perduto spalancando le porte, per esempio, a un pittore come Armando De Stefano e a uno scultore come Gerardo di Fiore, espressione del genius loci contemporaneo.
Una settimana fa, Viliani, radunando in una conferenza stampa giornalisti e operatori culturali al pianoterra, eletto quartier generale e ribattezzato Re_pubblica Madre, proposto come agor  del presente e del futuro perch i cittadini possano chattare, bloggare, postare, trasmettere idee, li ha guidati nell’esplorazione della rinascita, su per le scale dei tre piani di palazzo Donnaregina, non senza un nodo di commozione per essere riuscito in breve tempo a rilanciarne il percorso. E sottolineando la strategia di collegamento del Madre con l’intera regione.
Tra le pareti dell’antico edificio, presenti, tra l’altro, tracce delle storiche gallerie napoletane come la Fondazione Morra e lo spazio di Lia Rumma nella (ri)formazione (in progress) della collezione, per offrire al visitatore un bilancio di quanto è accaduto a Napoli nella secondo met  del Novecento con il passaggio di importanti artisti stranieri (è il caso di Beuys e Kosuth) e il segno forte di artisti partenopei senza confini (come Carlo Alfano).
Nelle tre mostre che riaccendono i motori espositivi c’è anche la napoletana Giulia Piscitelli (generazione 1965) con “Intermedium”, concepita come le pagine (essenziali) di un libro dove tra arazzi e abito lavoratvi impregnati di lattice (sudari della modernit ) scivola la denuncia contro una societ  egoista, incapace di inglobare nel suo ventre l’arte e la sua capacit  di produrre bellezza in continuo contrasto con la realt .
Variegata la carrellata pop del pioniere tedesco Thomas Bayrle ( berlinese, classe 1937), artista della moltitudine, gi  operaio di un’industria tessile, che s’illumina di colori con la presentazione di oltre 200 opere (non organizzate in dimensione cronologica) tra impermeabili serigrafati (c’è n’è uno maxi che penzola da una stampella nell’androne del museo) e barattoli di latte, abbracciando tutti i temi possibili, dalla sessualit  alla religione, passando per la politica e affrontando l’ossessione dell’omologazione con icone del “Tutto-in uno” dove però anche le ripetitive tazzine di caffè sembrano uguali ma non lo sono.
Intimista, giocata sul filo del doppio, del ricordo e del tempo “La lezione di Boetti”, proposta dal messicano Mario Garcia Torre (nato nel 1975 a Monclova). Che del grande maestro dell’arte povera e concettuale ripete l’esperienza del One Hotel a Kabul, trasferendosi lui stesso in Afghanistan. “Caro Alighiero sai, gli hotel sono come i musei, tra gli spazi più interessanti per ripensare quello che stai facendo”, si legge in una delle lettere esposte, per la prima volta, insieme a foto e videoinstallazioni, in un cammino tra invenzione, memoria, corrispondenza di pensieri.
Tre proposte, queste, agganciate alla rete globale dell’arte, da Kassel alla Biennale di Venezia, rassicuranti sulla dimensione internazionale che il Madre vuole ancora darsi.
Manca una coraggiosa passeggiata negli studi (e nell’originalit ) degli artisti campani, con una accurata selezione dei loro lavori.

Le mostre
Giulia Piscitelli
“Intermedium”
a cura di Andrea Viliani e Eugenio Viola
Fino al 30 settembre
(secondo piano)

Thomas Bayrle
Tutto-in-uno
a cura di Devrim Bayar e Andrea Viliani
(organizzata da Wiels, Bruxelles, in collaborazione il Madre
Fino al 14 ottobre
(terzo piano)

Mario Garcia Torres
La lezione di Boetti. Alla ricerca del One hote, Kabul
a cura di Andrea Viliani
fino al 30 settembre

Per formare una collezione
a cura di Alessandro Rabottini e Eugenio Viola
In divenire
(secondo piano e alt            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBri spazi)

Per saperne di più
www.museomadre.it

Nelle foto, in alto, l’installazione di Bayrle nell’androne del Madre. In basso, da sinistra, l’opera "Rischi minori" di Giulia Piscitelli; "Tiro di grazia con taglio di capelli alla Boetti (Kabul)" di Mario Garcia Torres e frame del video di Marinella Senatore, "Manuale per i viaggiatori" presentato al Madre nel 2007 (nella collezione in progress del Museo)