L’editore Thule manda in vetrina l’ultima fatica di Tommaso Romano, "Dal Regno delle due Sicilie al declino del Sud" (pp. 104, euro 10), una ricognizione storico-letteraria sulle insorgenze antigiacobine, sul risorgimento fino alla fine del Regno borbonico e il conseguente decadimento del Mezzogiorno d’Italia. Romano va alla ricerca di quei semi di verit  di un periodo storico di grande interesse, non solo per il Sud, che l’oleografia e la storiografia ufficiale, con consapevolezza opportunistica, da centocinquant’anni a questa parte hanno riposto sotto il tappeto, ma che nell’anno dei festeggiamenti sospingono con obiettivit  storica ad una rilettura onesta e scevra da finalit  patriottarde. Una rilettura in grado, come ci suggerisce l’autore, di proporre con forza il riattraversamento sotto il profilo storico di cause ed effetti di tumori inferti da politiche dissennate che rispondono alla logica di pura conquista, allo sfruttamento che ne è derivato ed allo stato di abbandono in cui è sprofondato quell’angolo del Belpaese tra i più suggestivi del mondo, fuori da logiche di governi nazionali e dove ha trovato terreno fertile una classe politica locale, affamata solo di occupazione del potere e che nel tempo ha prodotto i guasti dei nostri giorni.

L’autore cerca di dimostrare che la Storia che il Mezzogiorno ha vissuto, non è fatto casuale, come non sono casuali i guasti prodotti, perpetrati e ancora irrisolti, il territorio disgregato, il disastro ambientale, l’economia ferma al palo, tutti fatti che invitano a una riflessione adeguata per capire un futuro tutto da disegnare e che potrebbe dimostrarsi fallimentare prima d’iniziare il nuovo cammino, se dovesse venire a mancare il presupposto essenziale, quello di far poggiare il tutto su di una nuova e rinnovata classe dirigente, colta, preparata e che conosce innanzitutto il territorio dove operare. In ossequio alla concezione einaudiana del conoscere per deliberare.

Una rilettura che Romano fa degli avvenimenti, al di sopra e al di fuori di spirito di partigianeria, raccontando gli avvenimenti nella loro cronologica ed effettuale veridicit , citando fatti, date e numeri puntuali, una cronologia che dimostra a chiare lettere il declino lento ed inesorabile che il Mezzogiono ha vissuto ed ancora vive sulla propria pelle. Ecco che all’orizzonte si profilano i primati , le luci e anche le ombre del Regno delle due Sicilie e della dinastia borbonica, la reazione popolare all’unificazione, molte volte sottaciute, l’espansionismo piemontese, eroismi sopravalutati dalla storiografia ufficiale.

Ma sia chiaro. Credo sia utile e necessario sgombrare il campo da possibili equivoci che potrebbero annoverare impropriamente e artatamente l’autore alla schiera dei cosiddetti negazionisti. Sarebbe un errore imperdonabile. Fedele all’assunto crociano che racchiude la Storia in quello che si fa, con i suoi personaggi, con il bene e con il male che si portano dentro, Tommaso Romano s’inoltra nell’introspezione delle cosiddette piccole storie, le isole a margine del grande continente della grande Storia, i tasselli che compongono il mosaico più vasto dell’umana avventura. Il suo resta un considerevole contributo per aprire ulteriori squarci su un periodo cruciale della storia d’Italia, porre interrogativi per campi di ricerca più approfonditi su di un periodo passato alla Storia con l’appellativo di Risorgimento, sul quale sarebbe bello potere avviare la stesura di ulteriori ricerche non per ribadire il noto concetto del sangue dei vinti, ma quantomeno quello delle ragioni dei vinti.

In foto, la copertine del volume