La condizione e il ruolo delle donne nella societ  di oggi possono essere simbolicamente ed emblematicamente rappresentati da due eventi verificatisi in questi ultimi giorni. Da una parte in una cittadina della virtuosa Puglia delle giovani donne sono costrette a lavorare in nero per un salario assolutamente indecente, senza alcuna difesa dei diritti minimali assicurati dalle leggi sul lavoro ed esposte a ogni sorta di pericolo, fino a trovare la morte nel crollo della palazzina collassata sullo scantinato in cui lavoravano fino a tredici quattordici ore giornaliere. Questi i loro nomi Tina Ceci, Matilde Doronzo, Giovanna Sardaro, Antonella Zaza, Maria Cinquepalmi, figlia del proprietario del cosiddetto maglificio. Dall’altra parte tre donne, due liberiane e una yemenita, insignite della più alta e ambita onorificenza in campo internazionale il Premio Nobel per la Pace. Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia, Leymah Gbowee (in foto), attivista liberiana per la pace, e Tawakkul Karman, leader della protesta pacifica nello Yemen, hanno profuso il loro impegno non violento per la sicurezza delle donne e per il loro diritto a partecipare attivamente alla costruzione della pace.
Due vicende completamente diverse eppure parallele e intrecciate in quell’unica trama che è la condizione della donna nella realt  attuale. Due vicende che danno l’idea delle contraddizioni del mondo attuale. Di certo rimane la constatazione che le donne stanno diventando sempre più protagoniste della storia in positivo, seppure continuano a essere segregate, discriminate, vessate e rese oggetto di violenze fisiche e verbali. Anche il rinascente machismo verbale, sulla scia del linguaggio sconcio nella crudezza delle immagini oltre che dei termini usati dal capo del governo italiano, è il segno di una persistente ostilit  nei confronti delle donne.
La forza morale, la capacit  ideativa e la volont  emancipativa delle donne, però, stanno emergendo con decisione nelle nuove forme di lotta non violenta in Italia, in Europa, ma anche in non pochi paesi arabi. In Italia il movimento femminile, dopo una fase di spontaneismo che ha vissuto il suo momento più alto nelle piazze del Paese il 13 febbraio scorso, ha scelto di costruire una grande organizzazione, stabile, inclusiva, autonoma, capace di radicarsi sul territorio e di darsi uno statuto. Solo, in questo modo, come affermano le organizzatrici del Movimento “Se non ora quando”, si potr  pensare di realizzare un “Paese per le donne”, in cui siano utilizzati in positivo la loro intelligenza e il loro carattere, per farle essere quello che veramente sono una risorsa eccezionale per il Paese e per il mondo. Una maggiore presenza delle donne nei posti di comando nelle aziende, nella politica, nelle professioni, nella comunicazione si rivelerebbe la via più giusta per immettere nella societ  nuovi valori, maggiormente intonati alla collaborazione e all’equilibrio. Purtroppo le donne oggi operanti soprattutto nel campo politico danno l’impressione che, per affermarsi, siano state costrette ad accogliere il peggio della cultura politica al maschile. Per questo c’è bisogno di rompere gli steccati, consentire a un numero sempre maggiore di donne di affermarsi per i loro veri meriti. Solo cos sar  possibile realizzare una vera parit , praticata e non solo predicata.

*Acerrano di nascita, cittadino onorario di Nola, presidente della Fondazione Giordano Bruno, Aniello Montano insegna storia della Filosofia all’Universit  di Salerno