Si definisce una donna semplice, e si sa che la semplicit  è prerogativa di chi ha un grande spessore interiore, di chi ha veramente da dire, è un talento musicale e una valente giornalista Maresa Galli, dopo molte partecipazioni in album altrui, finalmente approda nel mondo discografico con un suo CD dal titolo “All of me”. Maresa Galli Quartet, che sar  presentato mercoled 18 febbraio, alle 10,30, al Circolo Nautico Posillipo di Napoli dai giornalisti/scrittori Pietro Gargano e Angela Matassa.

Per Maresa Galli la passione e l’impegno per la musica in genere arrivano da lontano
gi  giovanissima inizia a studiare canto con il soprano lirico Maria Sepe de Maria. In seguito si appassiona alla musica jazz in particolare «La mia passione per il jazz racconta nelle note al CD è nata quando avevo undici anni. Mio padre, all’epoca, mi regalò un cofanetto di dischi degli anni d’oro del jazz e fui subito rapita dalle voci di Ella e Louis, dalle orchestre di Count Basie e Duke Ellington, dalle atmosfere magiche create dai Gershwin, da Rodgers e Hart, da Charmichael, da melodie eterne, classiche e ritmi irresistibili. Da allora quel sound, quella timbrica, quei cromatismi, sono stati parte di me, colonna sonora della mia vita e quei maestri sono stati i miei riferimenti artistici».

Cos affina l’amore per questo genere musicale con lo studio e l’impegno e partecipa a seminari importanti come il Vocal jazz workshop di Miles Griffith, voce di spicco del panorama jazzistico newyorkese.
Da allora inizia una lunga carriera in questo ambito. Nel corso degli anni si attesta come una valente e interessante voce nel mondo jazzistico, cantando in formazione con i migliori jazzisti italiani, tra questi Romano Mussolini, Lino Patruno, Carletto Loffredo, Gianni Sangiust. Ben presto diventa presenza costante anche negli storici e indimenticabili locali napoletani del jazz, come l’ “Otto Jazz Club”, di Enzo e Maria Lucci e il “City Hall Cafè” di Dino Luglio.
Nell’intervista che segue Maresa Galli racconta la sua appassionante “anima artistica” e il suo amore per un genere musicale intramontabile e di grande coinvolgimento.

Una storia musicale di tutto rispetto, una passione per il jazz inesauribile, una forza vocale e artistica di ampio spessore. Qual è la genesi di questo grande amore per la musica jazz? Quando in te è cominciato tutto ciò?

Il grande amore per la musica è nato quando ero piccola. Cantavo nel coro della chiesa, alle feste di famiglia accompagnata da mia madre alla fisarmonica, accompagnandomi io stessa con la chitarra. Ho studiato canto, chitarra e ho tenuto tantissimi concerti. A vent’anni ero la cantante/coautrice delle canzoni di un gruppo di rock italiano, un’ottima palestra per misurarsi con il pubblico, per scrivere testi. Da adolescente mi innamorai della voce e del mondo di Bob Dan, Joan Baez, Joni Mitchell. Una musica impegnata “for the times they are a changin’….”. Contemporaneamente ascoltavo i dischi di jazz di mio padre e rimasi affascinata dalle stupende voci di Ella e Louis, dal vecchio jazz delle grandi orchestre, dallo swing. Da allora quei cromatismi, quei ritmi, quelle melodie non mi hanno più abbandonata.

Il jazz ha in s qualcosa di eterno e in continuo divenire. A mio avviso è musica che in qualche modo rispecchia l’esistenza e lo scandire del quotidiano di più e meglio di tanti altri generi musicali. Cosa significa per te essere interprete di musica jazz?

Interpretare classici intramontabili di Gershwin, Ellington, Jobim, significa provare a raccontare emozioni in punta di swing. Le loro canzoni sono melodie straordinarie che vanno interpretate con rispetto e fedelt  all’autore, come quando si eseguono partiture classiche. I più celebri standard sono stati rielaborati migliaia di volte e da tanti noti artisti che ne hanno dato versioni proprie. Parliamo però di melodie uniche, di armonie perfette, irripetibili un azzardo stravolgerle.

Parliamo del tuo CD “All of me” che sar  presentato mercoled 18 febbraio, alle 10,30, al Circolo Nautico Posillipo.

Da anni desideravo trovare il suono e il momento giusto. Ho avvertito una grande sintonia con i tre splendidi musicisti dell’album Bruno Persico al pianoforte che ha curato anche gli arrangiamenti dei brani, Luca Signorini, primo violoncello del Teatro di San Carlo che ha conferito un tocco classico al progetto, Enrico De Gaudio, storico batterista jazz con il quale ho spesso collaborato negli anni. Insieme abbiamo letto storici standard, autentiche perle del calibro di “Summertime”, “The Man I love”, “How Insensitive”, senza stravolgerne l’interpretazione e senza scat che preferisco eseguire dal vivo. L’album contiene anche un brano originale, “Snow”, scritto da Bruno Persico (musica) e da me (testo). L’ho dedicato a mio marito Alberto, mio consulente e critico, che mi sostiene sempre con amore.

Durante la tua carriera artistica hai avuto tanti compagni di viaggio, alcuni illustri come Romano Mussolini, Lino Patruno, Carlo Loffredo e mol            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDti altri. Qual è il ricordo che maggiormente ti lega ad uno di essi?

Il ricordo va ad anni favolosi nei quali si amava il jazz all’inverosimile. Io stessa seguivo stagioni stupende dell’Umbria Jazz Winter dove si crea un’atmosfera magica, che unisce. Da Romano ho appreso l’arte della “leggerezza”, la capacit  di coniugare brani importanti, difficili con la capacit  di comunicare gioia al pubblico, coinvolgendolo. Ogni volta che tenevamo un concerto, in Campania, a Roma, mi diceva di arrivare prima per provare e poi non si provava mai. Preferivamo l’improvvisazione su noti standard, il gioco di squadra. Con lui ho condiviso importanti palcoscenici e suonato in formidabili band. Quando ho cantato accompagnata dal banjo di Lino Patruno non potevo crederci. Una scuola viva e straordinaria, irripetibile. Una lezione di classe d’altri tempi e di capacit  di guardare avanti rimanendo fedeli a se stessi. Con tanta gavetta alle spalle.
Altra tua attivit  importante e di successo è il giornalismo una lunga e dinamica militanza nella carta stampata, in particolare nel settore cultura e spettacolo. Come concili questi due mondi cosi variegati e straordinari come la musica e la scrittura giornalistica?
Li concilio con passione ed impegno. Quando seguo un lavoro teatrale, un concerto, un vernissage, la presentazione di un libro so che potrò raccontarlo ai lettori. E’ una grande, meravigliosa responsabilit  nella quale metto il massimo, sempre. La conoscenza della musica mi d  più forza e mi consente di comprendere i sacrifici degli artisti e di sostenere al massimo la cultura, l’arte, anzi, direi semplicemente la Bellezza.

Se dovessi definire Maresa in poche parole, cosa diresti?

Direi che si tratta di una donna semplice che vive di grandi passioni, ama gli affetti, le buone letture e che non potrebbe vivere senza la magia dell’arte.

Nelle immagini di Gilda Valenza, Maresa Galli. In basso, a destra, la copertina del suo primo album