«Scusi, mi toglie una curiosità? Ma perché voi napoletani non volete fare la raccolta differenziata?». La signora accanto a me è elegantemente vestita, come si addice all’evento. Sono a una  sfilata a Palazzo Farnese, sede capitolina dell’ambasciata di Francia. In passerella, un geniale stilista di S. Giuseppe Vesuviano, Gianni Molaro, scultore dei tessuti, con atelier a Napoli e in piazza di Spagna. Nel 2011, durante la lunga emergenza spazzatura.  La signora, di origine pugliese, una volta conosciuta la mia provenienza, mal nasconde la sua diffidenza e lascia ben avvertire una convinzione: i partenopei non sono avvezzi alla pulizia.
L’episodio mi è tornato alla mente nel vedere immagini recenti trasmesse dai media, di una Roma invasa dai rifiuti, che mirano a colpire l’incapacità della Giunta comunale 5 stelle nello smaltimento, non la dignità dei cittadini. E ho pensato che valesse  la pena raccontare un percorso singolare: quello di un visionario, Giulio Guizzi, che con i suoi fratelli Lamberto e Alfredo, ha imboccato, in anticipo, la  strada della pulizia ambientale. Settore che adesso, a livello nazionale, supera la vetta di 15 miliardi di euro.
Giornalista pubblicista, dopo quattro libri dedicati all’impegno della sua  vita, ai lettori ha affidato una vera bibbia di un microcosmo umanizzato, dando fiato ai suoi protagonisti, anche ai più umili e anonimi. Pulizia igienica e sanificazione. La sporca storia del pulito  (edizioni Lswr), in  490 pagine accompagnate da illustrazioni, attraversa la storia del cleaning, descrivendone dettagli, aneddoti, apparecchi. Creando l’opportunità di esplorare un pianeta mondiale che profuma di fresco, distruggendo microbi e batteri. Per gli anglofoni, su Amazon  in e-book anche  la versione inglese (Cleaning & sanitation: a global history).
Giulio vive a Brescia, dove è cresciuto. Nato da Amedeo, di Sarezzo in Val Trompia, dove gli antichi romani spedivano in miniera i condannati “ad metalla”,  e da Irma, napoletana doc, apertissima alle innovazioni, anche nella scelta di elettrodomestici all’avanguardia.
La fantasia non proprio padana se la porta dietro dall’infanzia, lui, primogenito terrone, rispetto all’austroungarico Lamberto e al più giovane Alfredo, instancabile lavoratore, in una famiglia numerosa (con tre sorelle). Dove la generosità materna spicca, protettiva e avvolgente, affascinando tutti i bambini dei dintorni. «Noi sei figli – ricorda- eravamo i più invidiati e frequentati, anche se casa nostra era piuttosto modesta».

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La copertina del libro

Merito di una memorabile Santa Lucia, tanto amata dai piccoli. La leggenda racconta che nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, la vergine e martire passi per le case con un asinello e distribuisca doni ai bimbi buoni. Che preparano la paglia per nutrire il somarello (sotto il camino, chi ce l’ha), quando si materializzerà la santa. Poi si infilano nel letto e, cantando filastrocche, chiudono gli occhi, perché lei non desidera farsi vedere.
Quella sera indimenticabile porta a casa Guizzi  un calciobalilla.
Perfetto bilardino da osteria, che ne diviene magica attrazione. Mamma Irma l’ha comprato alla chetichella (e per acquistarlo ha impegnato i propri gioielli), riuscendo a nasconderlo fino all’ultimo minuto nella loro stessa camera, ricoperto da lenzuola e materassi, con la scusa di doverne cardare la lana.
Giorni sereni, che  vengono oscurati dalla morte improvvisa di papà. Un momento d’immensa tristezza che fa scoccare la scintilla dell’intuito. Nell’Italia del 1963, sull’onda dell’espansione economica. Lui e Lamberto sono ancora studenti. Un amico paterno, potente industriale, offre subito un’occupazione. Giulio e il fratello rispondono che la terranno presente solo dopo aver tentato qualcosa in proprio.
E da un’altra voce amica, quella di un tipografo che ha vista acuta sulle aziende, arriva un importante suggerimento: tentate un’impresa senza investire in macchinari. Il pensiero va allo straccio che toglie il sudicio, grazie alla mano dell’uomo. Nasce, così, Pulindustria che racchiude in sé l’idea di passare dal pul di pulire manuale  al pool dei servizi meccanizzati.
«Ci occupiamo di sporco, abbiamo un’impresa di pulizia». Replica flemmatico  Lamberto quando il  già citato autorevole imprenditore li chiama a rapporto perché preoccupato del loro presente e futuro. Una risposta che lascia interdetto l’altro, tanto da  reagire con un «Ma voi siete matti». Lo spirito napoletano di Giulio ha il sopravvento, dettandogli una frase che poi faticherà a farsi perdonare: «Se tu che, per l’acutezza della vista delle opportunità economiche, sei un’aquila, non vedi questo affare, significa che noi avremo grande successo».

E successo sarà, dopo la laurea. «Detti una grande soddisfazione a Francesco Vito, rettore della Cattolica, durante l’esame di politica economica che sostenni in quei primi anni. Mentre mi interrogava, gli confessai, dato che mi aveva visto poco alle lezioni, che avevo fondato un’impresa di servizi del tipo di quelle che lui, nel suo testo, aveva previsto dovessero ancora e presto svilupparsi in Italia. Si commosse».
Da quel bagliore degli inizi si sprigiona la voglia di approfondire. Maturata nella quasi compulsiva ricerca di oggetti quasi sconosciuti.  Una collezione che definisce «antica palestra di fantastiche macchine e attrezzature per pulire. Partendo da un battipanni in ferro del 1600 dalla funzionalità… imbattibile o da un manuale in latino del 1590 dove un sacerdote insegna al giovane sagrestano come pulire gli ori della chiesa fabbricandosi strumenti e materiali detergenti».
Un patrimonio di insolita conoscenza. Tra biblioteca, cineteca, videoteca… Dalla destinazione ancora incerta, ora ancorato in un capannone. Trattative in corso con un consorzio di imprese brasiliane e altre ipotesi di collocazione non lo distolgono da un principio: «Attribuisco al museo, anche per i sacrifici e i costi che ho affrontato per metterlo insieme nel corso della mia vita, un valore consistente. Il mio sogno sarebbe realizzare una cifra congrua destinandone la metà in beneficenza».
Gratitudine. Insegnamento materno che gli è entrato nelle vene. Così, quando da affermato industriale, fabbricante di macchine e strumenti, punta a conquistare il mercato Usa, riconoscente per il suo infinito amore di casalinga con prole a carico, la elegge   compagna di viaggio, offrendole uno sguardo sul nuovo.
New York, Las Vegas (con avventuroso volo sul Grand Canyon),  Washington, la Virginia… Bellissimi ricordi corredati dalle sue  reazioni alle novità. «Ma non si scomponeva più di tanto: diceva che chi è nato a Napoli ha poco da imparare dal mondo perché ha già visto molto».
Un giorno, Mr Pond, proprietario di una immensa azienda, l’Advance machine company, incontrato in una delle tante fiere statunitensi, atterra a Linate, guidando il suo reattore.  Li invita a raggiungerlo. «Ma’am, facciamo un salto a Napoli ?». Lei accetta entusiasta, lasciando Giulio a bocca aperta, stupefatto per tanta audacia.  La rivede un’ora dopo, raggiante per aver sorvolato la città e rivisto dall’alto Capodichino, il quartiere d’origine.
Napoli, la più bella del mondo. Così parla Giulio. Abitata da persone intelligenti, generose, immaginifiche. «Un popolo che deve riuscire a far apparire fuori (nel civico, nel sociale, nello statale) quello che è davvero dentro (nell’intimo, in casa, in famiglia). Compito arduo, imposto dai tempi». Che, però, riguarda l’Italia tutta.

Irma e Giulio Guizzi
Giulio con la madre Irma e Mr Bob Pond a Linate

 

Nella foto, in alto, Giulio Guizzi, già cofondatore e presidente Afidamp (Associazione dei fabbricanti e distributori italiani di macchine, prodotti e attrezzi per la pulizia professionale e l’igiene degli ambienti), è il fondatore della prima scuola aziendale di pulizia in Italia. Nelle immagini al centro, alcune esemplari della sua collezione. Da presidente della sua associazione, organizzò a Napoli, negli anni Ottanta, una riuscitissima esposizione  alla Mostra d’Oltremare

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http://www.afidamp.it/it/