Cinquecento giorni (naturali e consecutivi) e Scampia avr  la “sua” Universit . Cos si potr  avverare quanto stabilito nel 2006, quando fu approvato il progetto definitivo dalla Gregotti Associati (Studio di Vittorio Gregotti ed Augusto Cagnardi Architetti) relativo alla realizzazione della Facolt  di Medicina e Chirurgia dell’Universit  degli Studi di Napoli, che sorger  nell’area di pertinenza dell’edificio di Edilizia Residenziale Pubblica denominato “Vela H” a Scampia per un importo di € 23.669.324,92 (48 aule, 330 posti complessivi).
Il quartiere con le maggiori piazze di spaccio d’Europa ora può sognare da “fortino” della droga a “fortino” della cultura. Biblioteche, librerie, alloggi per studenti. Ora è più possibile comporre quel mosaico culturale capace di agire sulle nuove generazioni come condizione per il riscatto di quel territorio.

Poco più di 4 chilometri quadrati che ospitano circa 40 mila persone, un quartiere conosciuto in tutto il mondo come zona franca dell’illegalit ,
l’80% dei suoi edifici risale al ventennio 1970-1990, uno dei più alti tassi di disoccupazione d’Europa (50-75% della popolazione attiva). Racket e traffico di droga (eroina, cocaina, marijuana, hashish e droghe sintetiche) completano un’architettura sociale ed economica poco edificante. Questi sono i principali numeri con i quali bisogna confrontarsi. Il 21 marzo 2015 Papa Francesco in visita a Scampia suggellò il quartiere con questa frase “La corruzione puzza, il male ruba la speranza a Napoli”.

Dalle vele all’universit . Quella progettazione urbana (vele) sconta un difetto d’origine la distanza tra chi ha progettato e chi andava ad abitare, la lontananza tra il disegno urbanistico-edilizio e la comunit  di donne e uomini che vi doveva dimorare. Mi domando se l’architetto Franz Di Salvo, il progettista delle sette vele, sia mai stato a Scampia, abbia mai parlato con qualche famiglia residente, abbia mai spiegato cosa intendeva fare. Avrei voluto vedere spiegato agli abitanti di Scampia le units d’habitation di Le Corbusier o le strutture “a cavalletto” di Kenzo Tange (centro direzionale), le fonti di ispirazione urbana che hanno mosso Di Salvo. Avrei suggellato quei momenti catturando volti, sguardi, reazioni. Chiss .

Da Gomorra al sapere. Ma non tutto è marcio e una base positiva esiste. Penso alle tante esperienze dell’associazionismo e del terzo settore, un corpo vivo che riesce a dare risposte a categorie di soggetti sofferenti. Politiche per gli immigrati, per i giovani e per i minori a rischio devianza sono un fatto. Manca lo scatto in avanti, ovvero i percorsi di inclusione sociale prendono in carico chi esprime un bisogno ma non riescono a tramutare quel bisogno in opportunit , riscatto, fuoriuscita dalla spirale della devianza. E l’intervento istituzionale è ancora troppo precario, legato ad attivit  progettuali “a tempo”, non si immaginano percorsi a lunga durata, alla continuit , all’azione sistematica su più fronti. Si rischia, insomma, di vanificare anche quelle poche “eccellenze inclusive” perch le si concepisce come precarie. Fare il doposcuola ai bambini in un locale abbandonato nelle vele diventa fatto rivoluzionario, significa imparare i valori fondamentali alle generazioni che verranno, pulire l’aiuola del parco significa imparare il concetto di bene pubblico collettivo, vivibilit , opportunit  di riscatto territoriale.

Oggi la street art è finanziata anche dall’Unione Europea, negli anni ’80 Felice Pignataro e altri fondarono il Gridas, associazione culturale senza scopo di lucro.
Murales di mezza Napoli e Provincia portano la firma di Pignataro, antesignano di questi grandi disegni sulle facciate dei palazzi e delle strutture abbandonate per spiegare con queste vignette il valore dell’ambiente, della cultura, della pace, del vivere civile.

Un movimento precursore di oltre un trentennio,
oggi quei murales rappresentano un fenomeno socio-culturale che prende il nome di graffitismo urbano. Immaginarlo a Scampia, in quella “zona franca”, era opera per pazzi a quei tempi, per sfaccendati e perditempo. Oggi quei messaggi hanno un valore in s, una forza propulsiva, e con tanta fatica e sacrifici personali il testimone di Felice Pignataro viene portato avanti.

Dalle case bunker al diritto all’abitare. Androni, passerelle, attici, parti comuni, luoghi sorvegliati “a vista” dalla manovalanza delle famiglie camorriste, ogni persona è controllata nei movimenti in entrata ed in uscita dalle vele.
La mancanza di libert  personale è sottovalutata, non si può crescere in una condizione di stress quotidiano a “scansare” il pusher, a girarsi dall’altro lato per quieto vivere, a sentirsi continuamente sotto osservazione, a pensare di non farcela a far crescere i propri figli lontano dalle devianze.
Le istituzioni hanno l’obbligo di restituire dignit  innanzitutto abbattendo le restanti vele e progettare un ambiente urbano non fatto di casermoni indistinti, restituendo a quella socialit  diffusa spazi aggregativi,             6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBcreando circuiti virtuosi e “mescolanza sociale” capace di superare il monoclassismo, sempre più funzionale alla camorra.

Teatri, cineforum, palestre, istruzione, cultura, lavoro. Non solo case.

Immaginare un quartiere orizzontale e non verticale (vele) aiuterebbe a sviluppare un ambiente urbano più a portata umana, lascerebbe sentire il concetto di comunit  più vicino, il territorio più vissuto, come qualcosa di proprio, non lontano, non grande ed irraggiungibile.

In un siffatto contesto urbano spostare settori universitari è sicuramente encomiabile, ma non basta.
Oltre alla cultura vanno portate a Scampia strutture di eccellenza, sedi di produzione e formazione permanente. La scuola, le associazioni, la comunit  religiosa e i soggetti sociali resistono solo se avvertono che gli abitanti di Scampia, la maggioranza, è in grado di “praticare” condizioni virtuose di riscatto sociale.

Nella foto, le vele viste dal parco di Scampia