Pubblichiamo la terza puntata del nuovo racconto di Francesco Divenuto “Fine stagione”. Ambientato in un albergo a conduzione famigliare, a fine stagione, quando il tempo incerto fa vacillare le prenotazioni… Tra le persona che vi lavorano, Nino e Guido, due differenti generazioni a confronto sulla realtà in un dialogo serrato che riguarda il loro privato e i loro pensieri…
Ordinario di storia dell’architettura all’università Federico II di Napoli, Divenuto è autore, tra l’altro, di  numerosi saggi su riviste specializzate e di  due romanzi “Il capitello dell’imperatore. Capri: storie di luoghi, di persone e di cose” e “Vento di desideri “(edizioni scientifiche italiane). Tra i racconti, pubblicati sul nostro portale, Variazioni Goldberg, Il bar di zio Peppe, Carmen e il professore, Il flacone verde (o Pietà per George), Lido d’Amore, Frinire, Primo novembre, Due di noi, Il trio, Quattro camere e servizi, Mai di domenica, Cirù e Ritù, Una notte in corsia, Gennaro cerca lavoro (il peccato originale)”.
TERZA PUNTATA
Guido resta perplesso
pensando a uno scherzo ma lo sguardo della donna ora è serio.
-Ma, Nina che cosa dici…
-Non sono vedova e, se lo vuoi sapere, non sono mai stata sposata.
-Non capisco, hai dei figli…
-Sei abbastanza grande per sapere, spero, che i figli si possono avere anche senza tutte quelle pratiche burocratiche.
Guido è poco convinto; cerca di scoprire nell’espressione del viso della donna se lo sta prendendo in giro, ma ora Nina appare lontana come se seguisse un suo pensiero; poi, senza guardarlo, riprende come parlando a sé stessa.
-Sono la mia gioia, dice, asciugandosi il viso ancora bagnato per il troppo ridere.
-Ora, lo sai, vivono fuori ma, grazie a Dio, sono sistemati ed io sono felice per loro; alla lontananza ci si abitua.
Poi tace e Guido non sa che cosa dire ma è la donna a riprendere.
-E visto che ci siamo, vuoi sapere una cosa? Non sono nemmeno figli dello stesso padre, dice quasi spavalda. Guido guarda Nina che non sembra per niente turbata. È decisa, una donna libera, convinta delle sue scelte, pensa non senza ammirazione per la sua amica. Com’è strano; conosci una persona e solo perché la frequenti per parecchio tempo, credi di sapere tutto della sua vita; poi, all’improvviso, per un qualsiasi stupido avvenimento, ti accorgi che avete vissuto insieme, ogni giorno, per ore senza sapere veramente niente uno dell’altro. Potresti non incontrarla più e conservarne un ricordo che non corrisponde alla realtà. Spesso è così anche nell’amore, non può fare a meno di riflettere. Siamo tutti condannati a restare soli.
-Tu piuttosto Guido, hai deciso cosa farai?
Il ragazzo è felice di questa domanda che interrompe i suoi pensieri.
-Pensi di ritornare in città?
-Si, Nina; anzi te ne avrei parlato; ma non c’è stato tempo. Credo che riprenderò i miei studi. Voglio laurearmi; in fondo non mi mancano molti esami.
-Sono contenta per te. Mi sembra una saggia decisione. Ho sempre rispettato il tuo silenzio ma ho capito che avevi un capitolo della tua vita che non riuscivi a concludere. A volte voi giovani credete di avere in pugno il vostro destino, fate scelte affrettate  e allora le delusioni sono ancora più cocenti. Bene; torniamo a casa allora?
-No, penso che mi trasferirò in un’altra città. Sto valutando anche la possibilità di concludere i miei studi in un’università straniera. Sai che non avrei problemi per la lingua.
-Ma così all’improvviso e la casa? Mi hai sempre detto che ti piaceva, la chiamavi la tua tana…
-Hai ragione, ma è successo qualcosa o, forse, andar via era già un mio pensiero nascosto; avevo solo bisogno di un pretesto, di un motivo esterno che mi facesse decidere.
-E questo…“motivo esterno” ora c’è stato?
-Adesso non mi va di parlarne, scusami Nina ma prima di andar via te lo dirò.
-Non è necessario, Guido. Sono sicura che hai riflettuto abbastanza; solo che mi ricordavo quello che mi avevi detto della casa: quella veduta della città nel centro direzionale, con tutti quegli edifici nuovi intorno; abiti in un edificio alto, vero? Ricordo bene? E le finestre che guardano il panorama…ma se hai deciso così mi fa piacere per te.
Ora i due tacciono. In fondo si conoscono solo da qualche mese ma hanno simpatizzato subito come di persone che, già incontrandosi per la prima volta, si riconoscono: animali di una stessa specie.
-È strano, potrei dire che quella casa, in un certo senso, ha contribuito alla mia decisione.
-In che senso scusa, non capisco, che cosa vuoi dire, Guido?
-Non so se riesco a spiegarmi ma, spesso, dalle mie finestre, guardavo le case di fronte. Specialmente di sera con tutte quelle luci, mi sembrava di essere a New York, come disse una volta una mia amica.
-Già  la “Le mille luci di New York”….
-E tu che ne sai? Non dirmi che lo hai letto?
-Perché, ti meravigli? Si qualche tempo fa; lo aveva dimenticato un cliente; ma non mi è piaciuto, l’ho lasciato a metà. Ma scusa ti ho interrotto, vai avanti.
-Pensavo a tutti quelli che lavorano dietro quelle finestre e mi sentivo in loro compagnia; insieme agli altri, io ero parte della vita attiva della grande città. Vivevo l’euforia di una persona convinta di essere stata accettata dalla comunità di cui condivide gli stessi interessi.
Già mi vedevo, un giorno, in uno di quei grattacieli, in un ufficio prestigioso, di quelli dai quali sei in contatto con gli ambienti importanti di tutto il mondo politico ed economico. Poi, è successo qualcosa e credo anche di essere stato impressionato da una fatto accaduto nel palazzo. Qualche tempo prima era morto un signore, nella mia stessa scala. Se ne sono accorti dopo mesi. Non aveva parenti o amici, nessuno nell’edificio aveva notato niente di particolare, capisci. Forse era un periodo per me non proprio felice ma sono rimasto sconvolto, anzi direi di essermi sentito in colpa come se, in un certo senso, anch’io fossi responsabile di quel disinteresse che proviamo per gli altri.
Per giorni mi sono chiesto come fosse possibile vivere in quel modo così disumano. Io sai, sono nato in un quartiere popolare dove tutti si conoscono ed invece in quel grattacielo mi sono reso conto che nessuno avrebbe saputo dire qualcosa di me così come io non sapevo nulla degli altri.
Una sera, guardando dalle mie finestre, ho capito che quelle luci, che mi avevano tanto affascinato, in realtà erano, appunto, soltanto luci dietro le quali non avrei mai saputo dire chi ci vivesse. Erano persone sole come me? Erano tristi? Stavano vivendo la vita che avevano desiderato? Nulla, capisci.
                                                                                                       (3. fine)

 

SECONDA PUNTATA
Poco dopo Nina ritorna nella sala
accompagnata da una ragazza.
-Allora Rita ciao, ci vediamo domani.
-Sì Nina, a domani; ricordati che al primo piano c’è quel bagno da riparare.
-L’ho già detto, grazie comunque.
La ragazza esce dopo aver salutato Guido con la mano mentre Nina si avvia nella cucina. Il cuoco ed i due che lo aiutano sono seduti; hanno già preparato alcuni sughi mentre sul fuoco c’è qualche pentola che bolle. Si guardano in silenzio e Nina, ritornata nella sala, si siede, di nuovo, al tavolo del ragazzo. Senza parlare guardano ognuno un punto indefinito del locale il cui arredamento, piuttosto datato, conferma le condizioni generali dell’albergo.
-Com’è triste vero? Come quando, la sera, mettono le sedie sui tavoli per pulire.
Un ristorante senza clienti, continua, è veramente triste; è la stessa sensazione che provo quando entro in una chiesa e non c’è nessuno. Non trovi Guido?
-A cosa ti riferisci Nina; una chiesa può essere bella anche quando non ci sono funzioni. Anzi, ti dirò, quel silenzio ti aiuta a concentrarti, ti senti preso dal desiderio di una maggiore riflessione..
-Ma non farmi ridere; un ateo impenitente come te, ora mi vuoi far credere di essere capace di un desiderio…com’è che hai detto?
-Non prendermi in giro; è la verità; io vado in chiesa e resto lì a pensare.
-Dimmi una cosa, Guido, da quanto tempo non entri in una chiesa?
Il ragazzo ora la guarda in silenzio; vorrebbe dirle che anche se le chiese lo hanno sempre attratto, ma solo per la loro testimonianza artistica, si rende conto dell’importanza che, per molti, ricopre un luogo di culto, di qualsiasi religione. Vorrebbe dirle che ha sempre rispettato i sentimenti religiosi anche se, spesso, ha dubitato della loro autenticità. Qualcuno che è appena entrato interrompe i loro discorsi ma è solo il postino che, prima di avanzare, si toglie la cerata con la quale cerca di ripararsi.
-Volete più acqua gente, chiede ridendo. Sono in giro da questa stamattina, mi potete torcere.
-Aspetta, vieni qui, asciugati.
– Grazie Guido; anzi mi prepari anche un caffè, per favore?
Nina, intanto, sfoglia la posta lasciata su un tavolo, separando la pubblicità dalle lettere private e dagli avvisi vari per i gestori della struttura. È un lavoro che svolge sempre lei, ogni mattina, ormai da anni.
– Questi clienti sono già andati via, poi dice al postino riconsegnandogli alcune lettere.
-Che cosa fate in questo caso? Chiede Guido.
-Se c’è il mittente gli rispediamo la posta; in caso contrario la tratteniamo per un certo tempo; a volte il destinatario ci contatta per sapere se c’è posta. Mio Dio, piove ancora. Bene, ora devo proprio andare tanto è inutile aspettare. Ciao Nina, a domani, ciao Guido.
Nella sala vuota Nina e Guido sono di nuovo seduti allo stesso tavolo. Nessuno dei due parla. Evitano, forse involontariamente, di guardarsi. La situazione è pesante, vincere il disagio non è facile. Il tempo passa e i minuti sembrano eterni.
-Mi piace come hai sistemato le bottiglie del bar, dice Nina; ma il ragazzo non aggiunge nulla; il tentativo di Nina di rompere quell’atmosfera, diventata insopportabile, appare patetica quanto inutile. Entrambi temono che, quasi certamente, sarà così per i prossimi giorni e, per oggi, pensare che possa entrare ancora qualcuno è inutile. Occorre convincersi che, ormai, l’ora di pranzo è andata ed inoltre anche loro devono pure mangiare qualcosa.
-Nina che facciamo? Spengo i fuochi?
A questa domanda la donna si gira guardando il cuoco che si è affacciato dalla cucina.
-Perché, dice quasi con rabbia, noi non dobbiamo mangiare? Anzi dimmi che cosa hai preparato oggi; ho una gran voglia di un bel piatto di pastasciutta.
L’uomo la guarda con simpatia. Anche lui, come Nina, lavora da molti anni in quella struttura e anche lui ha capito che quella stagione, che sta per terminare, quasi certamente sarà l’ultima anche per l’albergo. In fondo per entrambi il danno sarà relativo; con il sussidio per la disoccupazione si tratterà soltanto di anticipare di un anno al massimo il pensionamento.
-Bene. Allora vi chiamo io quando è pronto, dice rientrando in cucina.
-Antonio è simpatico e spesso ho notato che ti guarda in un certo modo… Nina, continua il ragazzo sorridendo, non hai mai pensato che potreste mettervi insieme. Scusa, che ci sarebbe di strano, siete tutti e due vedovi.
-Guido non dire sciocchezze e poi…non lo sai? Antonio è gay…
Il ragazzo tace; non è convinto e, comunque, non è certo scandalizzato.
Bene, riprende subito dopo, forse è anche meglio, tanto alla vostra età…
-Cosa vuoi dire “alla vostra età”. Non essere impertinente giovanotto, lo rimprovera Nina. Poi i due si guardano e, contemporaneamente, scoppiano in una risata fragorosa che non riescono a trattenere. Una risata, con le lacrime, che ha il merito di annullare quel senso di disagio che, sia pure involontariamente, si avverte fra loro.
-E poi io non sono vedova, riprende la donna senza comunque riuscire a interrompere la sua risata.
(2.continua)

 

PRIMA PUNTATA
-Continui a guardare fuori, Nina
, ma chi vuoi che venga oggi con questa pioggia.
-Ma tu guarda che tempo; ormai è una settimana che non smette. Un’estate così non l’avevo mai vista.
-Diciamo così ogni anno, Nina.
-No, Guido, ti assicuro; quest’anno è proprio diverso. Di solito qui le piogge cominciano non prima del venti di agosto; e certi anni c’è stato bel tempo anche oltre metà settembre. E ora, invece, siamo appena al dieci di agosto e piove già da una settimana, ma ti rendi conto?
-Sì hai ragione ma purtroppo non c’è nulla da fare. Dai vieni a prenderti il caffè.
La donna si allontana dalla finestra e sistema ancora qualche tavolino prima di sedersi.
-Sai, Nina, molti clienti hanno telefonato per disdire la prenotazione.
-E come fai a dargli torto; una famiglia mettiamo di quattro persone anche in un albergo famigliare come il nostro..sai, sono soldi che se ne vanno. Inoltre le previsioni parlano di un ulteriore peggioramento; è inutile illudersi ormai l’estate è andata.
-Sì, hai ragione. Questa mattina ho sentito la signora che si lamentava con il marito. Sono preoccupati.
-Hanno ragione. Abbiamo le camere del secondo piano tutte vuote. E quando le fitti, ormai. E’ partito anche il professore. Ha detto che doveva rientrare per un imprevisto non so, dice che aveva problemi per un libro che sta scrivendo, ma sono sicura che non fosse la verità. Non avrà avuto il coraggio di dirlo chiaramente; sai lui è un vecchio cliente ed ha sempre avuto un trattamento di favore.
-Chi, quel signore di Firenze? Era simpatico, sempre gentile. Hai visto, Nina, come guardava la cameriera quando gli serviva il pranzo?
-E sfido io, con quel pettacchio esibito in bella mostra.
-Nina, dai, non essere cattiva. Che cosa ci può fare Claudia se è fatta così.
-Ma Guido, fammi il piacere. Voi uomini appena vedete una scimmietta che si dimena non capite più niente.
-Non sapevo che fossi invidiosa.
-Ehi, giovanotto, alla mia età che vuoi che mi importi più di una ragazza; è che queste si buttano via con una facilità; è triste sai vedere tante darsi al primo che le guarda. Sapessi quante ne ho viste anche qui in paese. Vite rovinate per inseguire sogni impossibili.
-Ma Claudia è una brava ragazza.
-Non dico di no, ma dovrebbe riguardarsi di più; anche in cucina tutti le rivolgono complimenti un po’ pesanti. Lei ride e non si rende conto che così li incoraggia.
-Ma forse non capisce quello che dicono, potresti dire ai ragazzi di smetterla.
-Sarà come tu dici. Ma non posso dire niente non voglio sembrare un’impicciona.
Ora tacciono mentre finiscono di bere il caffè. Fuori la pioggia, che non ha smesso un istante, è diminuita di intensità. Ma il cielo, completamente coperto, non promette alcun cambiamento. Al suono del telefono la donna si alza.
-Sì, va bene, ho segnato, riferirò io non si preoccupi. Mi dispiace. Arrivederci.
-Chi era Nina?, chiede il ragazzo.
-Un cliente; un’altra disdetta. Guido scusa puoi rispondere tu? Vorrei vedere se la ragazza, al secondo piano, ha finito le pulizie.
-Vai pure non preoccuparti.
Il ragazzo passa fra i tavoli per controllare che tutto sia pronto per il pranzo. L’albergo, infatti, ha anche un ristorante al quale si può accedere direttamente dalla strada ma oggi, con un tempo simile, sarà difficile vedere qualche cliente. Guido, in realtà, non è preoccupato; ormai ha già deciso che, a fine stagione, sarebbe andato via. Ha anche rifiutato una proposta di lavoro di un albergo del luogo. Un contratto per tutto l’anno con possibilità di rinnovo anche per quello successivo. L’offerta non era da sottovalutare ed anche Nina gli aveva consigliato di accettare, ma Guido è giovane e sta cercando di riprendere in mano la sua vita.
Ora guarda fuori mentre la pioggia continua incessante. Ha già messo via, da qualche giorno, gli ombrelloni dalla terrazza e riposto le sdraio. Non si è mai tirato indietro se occorre dare una mano cosa che è molto apprezzata dai gestori dell’albergo. In realtà il suo lavoro si svolge, soprattutto, come assistente per gli ospiti stranieri che chiedono informazioni sulle pratiche per accedere alle terme della cittadina, sui divertimenti che essa offre, dopo le cure, e sulle possibilità di escursioni nei paesi dei dintorni.
Guido conosce bene l’inglese ma parla anche il tedesco e un po’ di spagnolo. In una cittadina dove il turismo diventa sempre più internazionale per lui non sarebbe mai difficile trovare lavoro. Ma Guido si rende conto che è giunto il momento di prendere una decisione seria. Sfuggire i problemi non è facile e, sopratutto, è inutile. Lui sa che il lavoro di questa estate va considerato per quello che è: una parentesi, una pausa di riflessione come si dice quando, in una relazione, non si ha il coraggio di affrontare una situazione che richiede una decisione definitiva.
(1.continua)
In foto, un cielo “piangente”