C’era una volta il 1914, l’anno spartiacque (SECONDA PARTE)

1914. Alle Folies Bergères napoletane, passano le chanteuses e le danseuses più prestigiose.In primis, Caroline Otero (in foto), la bella per eccellenza, la passionale. Arruiname, pero no me abandones. La sua fama di femme fatale e ultradesiderata arriva alle stelle quando si apprende che una sola notte d’amore con lo Nicola II di Russia le ha fruttato un servizio di posate di oro massiccio da ventiquattro. E Clo de Mrode, (danceuse), Consuelo Tamaja Hernandez, la “Tortajada”, incarnazione di due modelli di comportamento assunti a veri e miti dell’immaginario collettivo, il primo che parla il linguaggio francese della raffinatezza e dell’eleganza, l’altro quello spagnolo della passione, tutto fuego y ardor.
Ma le tragiche conseguenze della Grande Guerra hanno lasciato il segno. I bei tempi della spensieratezza e della dissipazione della belle poque sono finiti. La platea sociale cambia. I postumi economico finanziari della guerra hanno segnato dei grossi sconvolgimenti nei equilibri sociali e di classe. All’aristocratico subentra lo spregiudicato “pescecane” che dall’affaire bellico ha tratto ingenti fortune e ora è ansioso di spendere. lui il vero vincitore, panciuto grossolano, un costoso quanto pestifero sigaro grossolano in bocca. Cos lo raffigura la vignettistica satirica del dopo guerra. La ricchezza è passata di mano, come pure in bon ton.
Palati meno raffinati e gusti che vanno meno per il sottile reclamano intrattenimenti più a buon mercato, più direttamente allusivi alla sessualit  per il bisogno vitalistico di archiviare definitivamente un passato prossimo troppo ingombrante e doloroso. Mutata l’utenza, mutato anche il Caf Chantant che aveva il suo punto di forza nella chanteuse, maliarda e sensuale, ma anche capace di conferire alla sua sensualit  raffinatezza e dignit  artistica con il canto e la danza.
L’italianizzazione del “Caf Chantant” segna il passaggio dalla chanteuse alla “sciantosa”. Lo spettacolo conserva sostanzialmente la sua struttura vaudeville 10-12 numeri slegati, tutto un susseguirsi di debuttanti, maghi, ballerini che danzano su arie conosciute, cantanti, prestigiatori, fini dicitori… ma, nei fatti, si sta trasformando in teatro di variet . A Roma Maria Campi inventa “la mossa”. In ossequio alla moda primo novecentesca, porta il busto che contiene il girovita, ma esalta un seno gi  generoso di suo; calza copricapi alla Mata Hari, al collo numerosi fili di perle, ma l’orlo della veste serica e leggera arriva a stento al polpaccio e la gonna esibisce uno spacco laterale che mostra la coscia fino all’inguine. Bellezza bruna e provocante, non fa ccerto del canto la sua principale arma di seduzione.

Le scene, un tempo miraggio lontano per le qualit  artistiche che richiedevano, diventano un sogno, “il” sogno ormaia portata di mano.
Ora, per ricoprire il ruolo bastano due belle gambe da scoprire e un buon “davanzale” da scuotere. Oggi viene da ridere, pensando a quanto poco bastasse per incendiare le menti e far schizzare in alto la temperatura corporea. La facile “professione” della sciantosa diviene fenomeno di costume, stuzzica il libertinismo a bon prezzo dei tombeurs de femmes, che amano credere nella irresistibilit  del loro fascino e preferiscono sorvolare su quanto è costato loro un pizzico di spensieratezza, tra spese di separ, champagne e allegra compagnia. La prospettiva del guadagno facile diventa il sogno nel cassetto di sartine, modiste, fidanzate insoddisfatte, che non si rassegnano a un monotono e stentato futuro; giovani donne di belle speranze, musicalmente intonate e dotate di una minimo di fisicit . I pareri sono discordi prostituzione strisciante o semplice mutamento di costume? Temporanea parentesi di follia generazionale o espressione deviata del legittimo desiderio di emancipazione, gi  espresso dalla donna nell’abbigliamento e non solo?