Prese controvoglia l’autobus delle 805 e, dopo aver obliterato il biglietto, decise di sedersi lontano da occhi indiscreti quasi per evitare sguardi ricchi di quella felicit  o di quella spensieratezza che a lei mancava ormai da troppo tempo .

Pensava ancora al suo piccolo Marco, lasciato poco prima mentre saliva allegramente le scalette della scuola, quando fu attratta da uno strano ronzio proveniente dalla sua borsetta;….è il cellulare…è Paolo.

Paolo era da sempre stato il fratello premuroso, l’ unico a comprenderla veramente, ad assecondare le sue strane abitudini, ad ascoltarla; e fu per questo motivo che decise di rispondere e sfogare un po’ di quella rabbia repressa che l’ aveva tormentata durante tutta la nottata insonne.

“N capit allor” pronunciò con un forte timbro di voce “m’ ha itt che è megl se inizio a provare”…si riferiva alla discussione che Lei e il “suo uomo” avevano avuto il giorno precedente.

Ormai nella loro famiglia la “crisi finanziaria”, quella che raccontavano i TG , era gi  divenuta reale; la pizza del sabato e il cinema del gioved erano ormai chimere all’ orizzonte e alla partita del Napoli “su sky” si era sostituita l’ economica radiolina. Ma non era certo questo a tormentare la quiete familiare costruita con tanta fatica; c era Marco che certo non poteva e non doveva capire.C’era un bambino a cui non importava nulla delle azioni bancari, del precariato o della busta paga sempre meno pesante; ma che desiderava soltanto festeggiare il suo compleanno con i giocattoli promessi da tempo.

“Proprio mò sto jenn a casa della Signora” continuò con un tono di voce sempre piu elevato, tanto da attirare l’ attenzione di buona parte dei passeggeri “verso i nov e mezz’ devo stare l  e kell mi fa vedere arò ten a robb ra cucin e ri criatur”; un attimo di silenzio dedicato ad ascoltare alcune domande poste da Paolo,per poi ricominciare “si, brav…alla fine port è criatur a scol ,lavo la casa, prepar ò mangi  e poi , verso i tre e mezz'” si fermò un secondo, e poi concluse “torno a casa”.

La chiamata continuò ancora per un po’, mentre l’ autobus ,con notevole fatica, percorreva il lungo e trafficato rettilineo.

“Tu domani vien a festa di Marco o no?Lo sai ka iss poi ci resta male” in verit  era lei che desiderava rivederlo.

“No no, fai un regalo o criatur , n vogl è sord….gi  saccio che poi s mett iss nd  sacc”.

“Iss” era Gennarino, era il suo uomo, suo marito.

“Iss” era colui che le aveva consigliato di provare quel nuovo lavoro; perch era giusto che provasse, perch Lei non sapeva ancora nulla del licenziamento e una nuova entrata in famiglia era ormai cosi inevitabilmente e drammaticamente necessaria.

“Paolo con Gennarino gi  sai comm vann i cos” riprese la conversazione con un tono più dimesso e cupo

“un k  nu vò kiù bben a muglier figurati quanto può voler bben al figlio”; Paolo forse non aveva capito a cosa si riferisse ,e fu per questa che Lei continuò

“L’ altro giorno promise a Marco che gli avrebbe ragalato killu Winni rè Puh…come “cosa è?” , e killu giocattol ke fa vedere pure nd  pubblicit , quell orsetto giallo…è capit?”, al tono dimesso si sostitu un rancore che non volle celare al caro fratello, “kill kon gli alfabeto ngopp, k  music vicin tast”.

Paolo, in un modo o nell’ altro, aveva capito….

Gli era chiaro che non doveva focalizzare tanto l’ attenzione sulla descrizione minuziosa del giocattolino ,quanto su uno specifico verbo…”promise”

Le promesse di Gennarino erano state tante in quel periodo ,e tutte risultarono puntualmente disattese; ma il “suo uomo” ,come Lei amava ancora chiamarlo, non era un marito malvagio.

Tutti in paese lo conoscevano per quel che era…un brav’ uomo e un gran lavoratore; molti ricordavano con piacere quel giovane quindicenne che correva su e giù per il quartiere, in cerca di quel denaro utile per coronare il sogno della sua vita…sposare “la sua donna”. All’ et  di quindici anni abbandonò la scuola per cimentarsi ,con passione, in più attivit  fu prima barista, poi meccanico, poi guardiano notturno grazie all’ aiuto di un suo cugino, poi per tredici mesi “portò i cammion” e fino a pochi giorni fa lavorava presso l’ impresa edilizia di ” Z Totor” con un contratto a tempo determinato. Aveva solo diciannove anni quando, con occhi un po’ lucidi, attendeva una giovane fanciulla, appesantita dalla gravidanza, salire le scale della chiesetta del paese.

Quegli stessi occhi adesso trasmettevano una luce ricca di rabbia e di sconforto; un bagliore privo della carica e delle speranze giovanili.

Gennarino adesso cercava solo di dare un volto al responsabile delle sue sciagure gli imputati erano l amore adolescenziale, Lei , Marco, la politica , Wall Street e adesso poteva prendersela anche con quella “recenzione economica” (come usava chiamarla lui).

L’ autobus era ancora bloccato nel traffico di Via Giulio Cesare ,e da lontano gi  si udivano clacson e urla scomposte; Lei salutò Paolo e concluse la chiamata. Non posò il cellulare in borsa perch aveva gi  intenzione d            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
tnRpeKKKYT DeS pHKL   e
ET pMS swe7E
7lKpDnK
»E  »RLIKERESETeNULLSHARESLAVErPSIGNMIDptkoi8uRTRIMeROWS ptxxïïxxxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxáá    áØ t         t t áØ    K         î K 
       Øt K  t 
  è    èî  è èî   î î »     è  —t  t    î èî         è     î îî l a —    î    
     îî  îè  îèî  w  è  îïn       a>    îï    w   èî  î     èî   ïèî Í—      ï   áØ  ï   ï   g      ï g —  î Øs    èî    e  g áØ     
 èî       ï è  ï     î  î ïè è  ï«è   ï è áØ ïî   x îè  ï    èè  è î    ea   îèî   èî  ï «  áØ ïèî 1 1lD Ø  è Ø t  K  è    ïØ  ØØa  Ø  ea   ï Ø   Æáè»            è   î   î      è€    î                         î       è             è                             î   è         è  î   èî        »     
                                                       î           î       è      è î                        î         î   i contattare un’ altra persona, ma prima volle dedicare due minuti per soddisfare la propria curiosit ; e per questo si alzò in piedi dando un’ occhiata fuori dal finestrino. Le bastò poco per capire che non sarebbe mai giunta in tempo alla casa della Signora.

Per questo motivo chiamò sua suocera per chiederle di prendere Marco a scuola e di tenerlo con s finch Lei non fosse tornata.

La scuola di Via Petrarca non aveva ancora iniziato il tempo prolungato e per questo i bambini sarebbero usciti anche oggi alle 1300; in verit  le maestre avevano gi  detto ai genitori che questo problema sarebbe durato ancora per molto.

Questa volta mise il cellulare in borsa e restò seduta in attesa di cambiamenti significativi; non le andò di andare a protestare con l’ autista per la lentezza con la quale si procedeva. Le sue lamentele di certo non avrebbero cambiato le cose; l’ esperienza le consigliava di attendere e lasciare l’ iniziativa ad altre persone.

“Luisa vieni un attimo” urlò l’ autista guardando lo specchietto retrovisore

“Ue ue Massimo aspett nu second” gli rispose una giovane signora con atteggiamenti familiari

“Ti conviene scendere adesso” le consigliò l’ autista “e prendere il treno, perch più avanti e tutt’ bloccat e non si cammina”

Questa frase, in pochi secondi, suscitò l’ attenzione di tutti i passeggeri che iniziarono ad interloquire animatamente tra loro.

“Marò Mar e adesso di sicuro faremo tardi” disse un uomo distinto ad una signorina

“Hanno occupato! Hanno occupato!” urlò una ragazzina abbracciando l’ amichetta

Molti presero il cellulare per chiamare parenti, colleghi o amici vari…solo Lei restò impassibile.

Il pullman svoltò a sinistra e dopo aver percorso un centinaio di metri fermò inesorabilmente la sua lenta corsa .La situazione era adesso ben visibile per tutti coloro che si erano accalcati presso il parabrezza.

Un folto e colorato gruppo di ragazzi aveva occupato la strada, carico di bandiere rosse, megafoni, striscioni e soprattutto di un notevole entusiasmo che aumentava di minuto in minuto.

La strada, per quella mattina, era loro e di nessun altro.

Il frenetico movimento dei passeggeri e il leggero sconforto dell’ autista attirò la sua attenzione, ma fu soltanto quando ascoltò le grida di un ragazzo, in sella al suo motorino, che anche Lei cap.

“Noi la crisi non la paghiamo!! Noi la crisi non la paghiamo!!”

Erano le stesse grida che aveva ascoltato l’ altra sera in Tv, mentre metteva in frigo la torta per la festa di Marco. Quelle urla avevano interrotto per un attimo la voce del giornalista del Tg1.

La notizia era sempre la solita da ormai una settimana

“Gli studenti d’ Italia protestano, con forza, contro la riforma Gelmini” (o Germini come Lei usava chiamarla), tuonava il giornalista

“I soliti studenti k  nu vonn fa niente!” affermò rabbioso Gennarino “Nù fa buon Berlusconi a mandarci i celerini?”…Lei sapeva benissimo che “il suo uomo” attendesse una risposta, ma prefer ritirarsi in camera per poggiarsi sul letto e vedere un noto programma serale della De Filippi.

Quel coro e quelle masse studentesche adesso le si presentavano davanti agli occhi, e questa cosa la eccitava particolarmente anche se non aveva ancora capito quali fossero i principali motivi del dissenso.

Fu per questo motivo che prese il cellulare e chiamò Gennarino

“We k  sta nu bordello esagerato! Tutto bloccato! Sti studenti non tengono proprio voglia di far nulla!” disse Lei, fingendo di condividere il punto di vista del marito

“Ma sono le dieci e tu stai ancor miezz a via!? Adesso la Signora che dice? Mica aspett a te!” frenando in questo modo l’ entusiasmiamo mattutino della moglie

“Dovevi alzarti prima per stare tranquilla! Kell mo non t ten kiù a fatik !”

“Ho capito” continuò con tono dimesso “dimmi tu cosa devo fare”

Ma Gennarino non ascoltò le sue parole;fece molta più attenzione a quel tono dimesso e cupo che gli consentiva di sfogare la sua rabbia. Per questo pronunciò una serie di offese, a cui Lei non diede troppa importanza, e terminò bruscamente la chiamata.

Anche questa volta Gennarino aveva trovato il responsabile giornaliero delle sue sventure.

Prese la borsetta e scese dall’ autobus. Attraversò la strada, facendo attenzione ai numerosi motorini che sfrecciavano senza controllo alcuno, e si sedette su una panchina.

Non ripensò alla chiamata, al litigio e neanche al figlioletto, ma decise di leggere un volantino datogliele da un ragazzino munito di kefiah e giacca bucherellata. Riusc a leggere soltanto le prime tre righe ,quando una voce familiare attirò la sua attenzione

“Claudia!!” urlò un’ allegro giovane alle sue spalle “coma mai da queste parti?”

Lei si girò e in pochi secondi riconobbe il bizzarro ragazzo

“Carissimo! Da quanto tempo!” disse mentre gli si avvicinava “Cosa mi dici?”

Non ricordava neanche più il nome di quel suo ex compagno di scuola; ma questa cosa non le importava più di tanto. Aveva solo voglia di vivere un momento di s            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
tnRpeKerenit  ricordando i tempi che furono.

Parlò per un po’ della vecchia maestra di matematica, della bidella Maria e dei banchetti sporchi,

fin quando non giunsero i carabinieri ad allontanare dalla strada gli studenti permettendo al pullman di riaccendere i motori e ripartire.

Controvoglia allora salutò il simpatico amico e corse verso l’ autobus; riusc fortunatamente a trovare un posto in fondo, lontano dai soliti sguardi indiscreti.

Passarono pochi minuti e le squillò nuovamente il cellulare

“Buongiorno! ma allora dove si trova!? Sono le undici passate!” le urlò la Signora che l’ aspettava ormai da quasi due ore.

Lei si limitò ad aspettare che la nuova datrice di lavoro finisse la sua ramanzina e ,senza dilungarsi in inutili spiegazioni, disse

“Mi scusi signora, ma mi sono svegliata troppo tardi; mi dica lei cosa devo fare…”

GIOVANI(SSIMI) AUTORI

Josi Gerardo Della Ragione, nato a Napoli il 07/03/1987. Trascorre i primi sei mesi della sua vita a Torvaianica (Roma) e da circa venti anni vive a Bacoli(NA)

Nella foto di Maria Volpe Prignano, giovani manifestanti a Napoli