Non ricordo più chi sono. Mi sono svegliato una mattina in una casa e in un letto che non conoscevo, per l’odore del caffè lasciato da chissachi sul comodino. L’ho bevuto d’un fiato con gesto meccanico e mi sono alzato. Ho percorso l’appartamento vuoto cercando una traccia di me stesso che non ho trovato. Sono andato in bagno e mi sono guardato allo specchio naso regolare, bocca grande, sguardo inebetito, di chi non ha passato, n presente e tantomeno un futuro. Tuttavia, dalle tenebre della mente ho sentito una voce risuonare nella testa. Indistinta dapprima. Poi sempre più chiara Sono Giambattista Vico. Quante volte hai sfogliato la mia Scienza nuova… Pur nei secoli, i miei lettori più affezionati li ho tutti catalogati nei miei pensieri. E tu sei stato uno di quelli che io ho sempre tenuto d’occhio. Meditavi a lungo su quello che scrivevo e molti dei miei pensieri li annotavi su un piccolo quaderno nero custodito nel cassetto della tua scrivania.

La voce si è dileguata di colpo. Mi sono sentito abbandonato. Ma vagando tra le stanze deserte finalmente ho visto una scrivania e ne ho aperto i cassetti. In uno ho trovato il taccuino di cui mi parlava lo sconosciuto. L’ho aperto e ho cominciato a scorrere quelle righe scritte da una mano veloce.

“Gli uomini prima sentono senza avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura”. E’ la frase che mi ha colpito di più. Da smemorato, ho pensato che l’umanit  fosse un’intera stirpe dedita a nobili azioni e improvvisamente ho sentito il bisogno di uscire per mescolarmi alla folla e essere circondato da tanta nobilt . Sono sceso e per le scale del palazzo ho incontrato due persone che mi hanno squadrato con aria torva quando le ho salutate gentilmente; mi sono un po’ meravigliato, ma ero tanto contento di incontrare la purezza del mondo che non ci ho pensato più. Ho attraversato il centro storico cittadino certo d’incontrare visi sorridenti, ma l’illusione è durata qualche istante. Per poco non cadevo, travolto da sconosciuti che mi hanno superato come se io fossi un ingombro inutile. Sono entrato in un bar per riavermi e per riprendermi ho chiesto un bicchiere d’acqua che non sono riuscito a bere una gomitata lo ha catapultato a terra. Mi sono avvilito e sono tornato in quell’appartamento di cui avevo le chiavi. Ho ripreso il quaderno dal cassetto alquanto frastornato, tentando di capire se ci fosse qualcosa che mi era sfuggito. Cos mi sono soffermato su altre parole “I governi debbono essere conformi alla natura degli uomini governati”. E di colpo mi è tornata la memoria.

Il filosofo Gianbattista Vico