Il teatro nei beni confiscati alle mafie. Una “piccola goccia nel mare” che si chiama “teatro deconfiscato”. La rassegna di teatro civile ideata dal drammaturgo e regista Giovanni Meola, che ne firma anche la direzione artistica. Da giovedì 8 al 22 settembre all’ex tenuta Magliulo (bene confiscato alla camorra sito nel territorio comunale di Afragola – via Capri/Ponza). Tre monologhi che raccontano le tre mafie del Paese e che vantano diversi anni di vita scenica, numerosi premi e collaborazioni di elevato spessore: “L’Infame” di Giovanni Meola con Luigi Credendino, “Panenostro” di Rosario Mastrota con Andrea Cappadona e “U Parrinu” di e con Christian Di Domenico, che andranno in scena rispettivamente l’8, il 15 e il 22 settembre alle 20.45. La manifestazione è a ingresso gratuito. E’ necessario prenotarsi all’indirizzo email teatrodeconfiscato@gmail.com.
Apre la rassegna “L’Infame”, lo spettacolo che ha debuttato nel 2002-2003. Una scelta precisa, insolita, che Meola spiega così: «Ho fatto un’eccezione rispetto alla mia attitudine a non inserire i miei spettacoli nelle rassegne da me dirette. Questa volta, però, trattandosi di un progetto così particolare e rischioso, mi sembrava giusto prendermi tutte le responsabilità. Ho cominciato tanti anni fa a raccontare storie legate alla legalità/illegalità, prima che tutto questo diventasse una moda. Non che voglia stabilire una primogenitura, mi interessava proporre uno spettacolo che ancora oggi, dopo quattordici anni, continua ad avere un forte impatto emotivo sulla gente».
Il secondo monologo, della compagnia calabrese Ragli, parla di ‘ndrangheta e il terzo racconta la figura di Don Pino Puglisi, il primo prete ammazzato in Italia da una mafia, quella siciliana. «La rassegna – spiega il regista – nasce dall’incontro di due idee che cullavo da tanto, ovvero mettere insieme tre spettacoli che legassero come un fil rouge le tre mafie principali e di rappresentarli in un luogo simbolico, un bene confiscato alla camorra. Cercavo un posto dove poter mettere un piccolo palco e allestire uno spazio scenico-teatrale per un pubblico di almeno 100-150 spettatori. E’ stato individuato in questa tenuta dove porteremo anche la corrente elettrica perché non c’è niente».
Dopo vari anni di proposte, alla fine l’amministrazione di Afragola ha ritenuto interessante il progetto e, tra ritardi, rinvii, la rassegna oggi è alla sua prima edizione. «Ci sono state tante difficoltà – racconta l’autore. Anche se lo Stato sta facendo molto negli ultimi anni, questi beni, se non vengono riutilizzati, è come se non fossero stati mai sottratti e ciò non fa bene alla lotta contro le mafie». Per ora, fa notare il drammaturgo, non manca l’interesse da parte di altre amministrazioni della regione e un sindaco della provincia milanese avrebbe piacere a conoscere il progetto da vicino.
Qualche anno fa, una manifestazione a Casal di Principe aveva creato una formula teatrale all’interno di un bene confiscato, ma questa è la prima volta che accade nell’area a nord di Napoli. «Il fatto di provare a portare – chiarisce Meola – un certo tipo di teatro in uno spazio non teatrale, spero possa lasciare un segno e nel suo piccolo suscitare in chi verrà l’interrogativo “Ma perché questo bene non è stato ancora riutilizzato, che cosa si aspetta?”. Non capisco, prosegue il regista, da cittadino, come certi beni vengano lasciati per anni senza alcuna assegnazione. La nostra colpa è stata quella di non interrogarci su questi fenomeni. Molte amministrazioni poi, ignorano la forza che manifestazioni come questa possono avere nello smuovere le coscienze».
Non sa se ci sarà una seconda edizione Meola, per ora l’ideatore si gode questa. «La mia più grande soddisfazione – dice – sarà avere feedback da parte di chi è intervenuto e che la rassegna possa prendere sempre più piede. I beni confiscati in Italia sono tantissimi. Più se ne parla più c’è la speranza che a qualcuno venga l’idea giusta».
Metà della produzione di Giovanni Meola è in italiano, l’altra metà in napoletano e ciò ha significato una grande attenzione a questi temi, anche se, precisa «non mi ritengo un autore di teatro della legalità. Il mio è un teatro che parla di temi contemporanei».
Risale al 1999 la messa in scena del primo spettacolo con protagonista un personaggio borderline (“Lo Sgarro”) che superò le 100 repliche in tre stagioni. Da allora il regista non si è più fermato come dimostrano altri sei spettacoli, i corti cinematografici con attori professionisti come Massimo Dapporto, Giulio Scarpati, Mariangela D’Abbraccio e vari progetti tra cui “Teatro & Legalità”. L’attività di Meola e della compagnia indipendente “Virus Teatrali”, nel corso dell’ultimo quindicennio, ha di fatto rappresentato un’opera pionieristica, anticipando una tendenza che poi diventerà una moda con l’uscita nel 2006 del libro “Gomorra” di Roberto Saviano.
Tanti i progetti in cantiere. Uno prenderà vita nei prossimi mesi ed è la messa in scena del libero adattamento del libro “Io so e ho le prove” di Vincenzo Imperatore (edito da Chiarelettere, 2014). A fine stagione andrà in scena al teatro Bolivar (via Bartolomeo Caracciolo 30, Napoli) uno spettacolo totalmente senza uso di parole, una cosa completamente diversa da quelle fatte finora.
Contemporaneamente il regista sta lavorando a due film documentari a lungometraggio e sta per firmare il suo primo lavoro di animazione, il cortometraggio “The flying hands” (Mani volanti). Una storia di amore che racconta il rapporto tra un nonno e un nipote che si materializza attraverso la magia della musica di un pianoforte.

Nelle foto, in alto, Giovanni Meola. In basso, scena del lavoro "Panenostro"\ ilmondodisuk.com
Nelle foto, in alto, Giovanni Meola. In basso, scena del lavoro “Panenostro”

Per saperne di più
Ex Tenuta Magliulo (via Capri, Ponza / Afragola – Napoli)
info – prenotazioni
tel. 320 2166484
teatrodeconfiscato@gmail.com
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