Si svolgerà mercoledì 13, alle ore 17,00, all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, in via Monte di Dio 14 (Napoli) un convegno nazionale per celebrare i duecento anni della nascita del grande critico (foto), con la partecipazione di Carlo Di Lieto, Luigi Mazzella, Ugo Piscopo, Ernesto Paolozzi, Giuseppe Gargani, Lucia Stefanelli, Lorenza Rocco. Anticipiamo, per gentile   concessione dell’editore, la premessa al volume del curatore Antonio Filippetti.
E’ ragionevole affermare che  Francesco De Sanctis  rappresenta  il primo esempio di intellettuale a trecentosessanta gradi, tenuto conto che nessuno aspetto della cultura e della vita civile venne da lui trascurato. Egli fu infatti  letterato, storico, filosofo, politico, intrecciando sempre con grande spirito ecumenico le diverse discipline che di volta in volta  suscitavano il suo interesse.
Certo pensando al suo magistero la prima  e più grande emozione viene dalla lettura della sua fondamentale storia della letteratura italiana che resta un esempio di riflessione  insostituibile per tutti coloro che  si sono dedicati e si dedicano  a capire e interpretare l’evoluzione  della critica letteraria degli ultimi centocinquant’anni. E non è certo secondario il dato secondo cui a suo giudizio l’Italia sia   riuscita a diventare una grande nazione proprio grazie alle letteratura. Ancora oggi,  del resto, non si può prescindere dalle sue valutazioni   se si vuole capire davvero  l’evoluzione delle nostre lettere. E  non è nemmeno  infondato   ammettere che la moderna  critica letteraria nasce proprio col grande studioso irpino e che grazie a lui  possiamo disporre di  una  efficace sistemazione esegetica  della produzione creativa del nostro paese.
Questa pubblicazione vuole rendere omaggio al grande studioso in una circostanza celebrativa d’eccezione, i duecento anni della nascita, ma nello stesso tempo intende  proporre una riflessione che va per così dire al di là del personaggio nella misura in cui   permette di  meditare sulla vastità e poliedricità degli interessi desanctisiani che  comprendono letteratura e storia, filosofia e politica.
I diversi  studiosi  che  animano questo volume testimoniano egregiamente  quale sia la statura   intellettuale di De Sanctis. Gli interventi dei diversi specialisti  chiamati  a raccolta per l’occasione, certificano degnamente  l’assoluta originalità dell’opera di Francesco De Sanctis, trattando, ciascuno nell’ambito della propria professionalità di competenza, alcuni degli aspetti salienti della produzione desanctisiana. E ovviamente è doveroso rimandare a tali scritti.
Tuttavia una considerazione  generale si può  avanzare e che nasce proprio dalla lettura degli eminenti  saggi qui di seguito rappresentati e che fanno di De Sanctis una figura assolutamente singolare. Ma non solo. L’osservazione probabilmente più pertinente nasce non soltanto dalla constatazione della  mole e profondità degli interessi del critico e filosofo irpino quanto dal dover ammettere, sia pure per contrasto,  la penuria al giorno d’oggi di studiosi  capaci di affrontare una disciplina in termini universali, con una visione diremmo enciclopedica ma soprattutto vissuta  avendo come punto di riferimento  il valore della cultura.
E qui risiede anche  la grande attualità di De Sanctis e del suo pensiero. La  sua è l’opera di un intellettuale che sa guardare e giudicare il proprio tempo in una prospettiva universale, collegando sempre la materia di studio ad una finalità civile concreta, senza perdersi nei particolarismi  e con lo sguardo rivolto ad un obiettivo preminente, cosa che al giorno d’oggi appare sempre più rara visto la settorialità e più ancora la ripetitività di cliché pseudo-culturali del tutto privi di un orizzonte  storico.
E’ questo un punto nodale: la fede nell’impegno e nello studio che rappresenta una garanzia per la civiltà e la stessa democrazia. In un suo pensiero De Sanctis esortava i giovani a studiare perché “l’Italia – disse – sarà quella che voi sarete”. E’ un’esortazione  generosa  ma più ancora un monito a non lasciarsi suggestionare da illusorie tentazioni raccattate quasi sempre  a buon mercato ma sprovviste di esiti fecondi e risultati  duraturi.  La cultura, vuole dirci il grande critico,  è un esercizio che richiede  dedizione e applicazione  ma è anche l’unico strumento  in grado di  dare consistenza umana e civile ad un’intera nazione.