… la Francia pareva morta, ma proprio quando le nazioni s’assopiscono come dentro ai sepolcri, la vita in silenzio ingigantisce e si espande; gli avvenimenti si chiaman tra loro, rispondendo l’uno all’altro come eco a eco, nello stesso modo che una corda vibrando ne fa vibrare un’altra… “La Comune” di Louise Michel. Sicuramente Ferdinando ricorder  queste parole, era malato e, come spesso accade, un libro da leggere può far compagnia. La Comune, lo ha aiutato a riordinare pensieri ed emozioni, fino a diventare l’incipit della sua vita politica e culturale. Sente che la libert  è uno stato d’animo a cui ispirarsi fino al punto che vorrebbe estenderla a tutta la societ , di qui il suo impegno politico come anarchico.
La lettura, primo amore
La lettura è stato il suo primo amore, seguito dalla musica fino alla fotografia. Quando, il 10 aprile dello scorso anno alla cartolibreria Amodio, in via Port’ Alba, abbiamo parlato degli arabismi nella lingua napoletana e condiviso, con il folto pubblico incuriosito, musica napoletana con le chiare contaminazioni arabe, ho conosciuto Ferdinando che era stato invitato dal musicista Romeo Barbaro. Poco loquace, schivo, ha fotografato i momenti salienti dell’evento. L’ho seguito da allora in avanti, apprezzando sempre di più le sue fotografie mi piace come racconta la verit  della nostra amata citt .
L’infanzia a Marianella
Oggi, siamo a piazza Dante, al Caffè Letterario di Rosanna Bazzano, per un’intervista a Ferdinando; sono convinta che la meriti perch è ormai una presenza di qualit  del palcoscenico artistico napoletano. Nadia Basso, pittrice, si appresta a ritrarlo. Ferdinando le chiede se deve tenere o togliere il cappello , se sta bene in quella posizione, ma a Nadia interessa solo la giusta luce. Toglie il cappello, posa sul tavolino la sua inseparabile macchina fotografica e cominciamo. Ha voglia di raccontarsi e parte dalla sua infanzia fino all’adolescenza, vissute a Marianella, quartiere situato nella zona nord del comune di Napoli. E’ molto legato al quel luogo e con orgoglio mi dice che l è nato Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e io aggiungerei il musicista – cantautore Enzo Avitabile e l’attore – scrittore Peppe Lanzetta, per arrivare ai nostri giorni.
I primi lavori
Ferdinando nasce nel 1953, vive gli anni ’60 e ’70 , quelli della ripresa, a Marianella, poi, per motivi di lavoro del pap , il trasferimento a Marano di tutta la famiglia. Studia a Napoli all’ITIS Enrico Fermi, si iscrive al Politecnico, ma per aiutare economicamente i suoi lascia gli studi e comincia a lavorare. Prima come operaio in una fabbrica di articoli da sposa, poi va ad insegnare al nord, precisamente a Settimo Torinese all’Istituto ITP (Insegnamento-Tecnico-Pratico) “Zerboni”. Erano anni in cui si partecipava a quanti più concorsi pubblici possibile nella speranza di superarne almeno uno, e Ferdinando ne partecipa a tanti. Sicch vince il concorso come macchinista per la Circumvesuviana, il 1 giugno 1980 entra in servizio e finalmente lascia il nord e il lavoro di insegnante precario. «Condurre un treno è il lavoro più bello del mondo» e per trent’anni lo vive sentendosi libero. Con la sua famiglia si stabilisce a Chiaiano, dove compra una casa, e pensa a portare avanti le due figlie e la moglie.
Chiaiano e l’emergenza spazzatura
Arriviamo al 2008, quando il governo Berlusconi per risolvere il problema della spazzatura a Napoli pensa di utilizzare una delle cave di tufo presenti a Chiaiano. Viene presa in considerazione la cava del Poligono nella Selva di Chiaiano, la più grande riserva ambientale protetta della citt . La scelta del governo fu duramente osteggiata dai comitati cittadini, a cui partecipava anche la moglie di Ferdinando. Il 23 maggio 2008, 2 Km circa di mezzi delle forze dell’ordine viaggiano verso Marano, sette-ottomila cittadini accorrono sul posto, cercando di resistere il più possibile. Ferdinando si arma di macchina fotografica e sollecitato dalla moglie, raggiunge il presidio per testimoniare con le sue foto la carica della polizia. Un poliziotto, con l’intento di distruggere il servizio fotografico, colpisce a manganellate la macchina fotografica che Ferdinando lascia cadere, maper precauzione l’ aveva legata al polso, cos il servizio fotografico è salvo. In seguito scrive al Parlamento Europeo una lettera chiedendo se gli avvenimenti da lui documentati si potevano ritenere legali. Viene invitato a deporre in qualit  di petente e ancora ora segue le vicende che dovrebbero portare alla chiusura definitiva di quella discarica che per tre anni ha ingurgitato 800mila tonnellate di rifiuti, lasciando quindi una ferita ancora aperta nel cuore di Napoli.
Tra gli antichi mestieri
Cos nasce la passione per la fotografia che lo porta a scatti che vanno ad immortalare gli antichi mestieri, i bassi, il paniere che viene calato o i secchi d’acqua svuotati dai balconi. Gira Napoli e fotografa ciò che del modo antico di vivere dei napoletani sopravvive, è diventato un artista di strada. Chiedo a Nadia di vedere il ritratto di Ferdinando, è in bianco e nero, dice che le è venuto di ritrarlo cos. Le suggerisco di colorare gli occhi, che sono di un azzurro cristallino, lei parte dagli occhi, che l’ hanno tanto colpita, e poi colora tutto il ritratto. Anche il mondo dello spettacolo lo incuriosisce, lui fotografa e si sente un privilegiato ad essere accolto con il massimo riguardo. Persona semplice, umile, autentica, sincera, ma anche intraprendente e irrequieta, ha un vezzo, un leggero strabismo che lui considera un privilegio in quanto riesce a vedere contemporaneamente due punti diversi.
Il sogno di un’industria culturale
Si avvale della facolt  della traduzione simultanea in quanto pensa in napoletano, ama la sua citt  e pensa alla possibilit  di vedere realizzata un’industria culturale. Sogna, per dare un senso a ciò che fa, di lasciare una sua traccia artistica a Napoli . E per essere coerente con s stesso e con la sua funzione di artista e mmiez’ a via vuole chiudere l’intervista per andare a fotografare gli zampognari che suonano in piazza Dante.

Per saperne di più
www.facebook.com/Ferdinando-Kaiser-110607984513/

Nelle immagini, Kaiser nel ritratto di Nadia Basso, sul "suo" treno e due scatti della Napoli che ama