Quando scese in strada non era più un fuggiasco era di nuovo un uomo libero. Eppure, mentre s’incamminava verso il Foro, si sent ancora un commediante quantunque con la maschera della legge, continuava ad appartenere al Teatro. Sorrise a questo pensiero. In fondo, che cos’è la storia del mondo, se non la storia delle sue commedie e delle sue tragedie? E, come i saltimbanchi, bisogna fare i salti mortali per far coincidere le due forme, s che si possa in qualche maniera sopravvivere.
E’ il passaggio finale de “La Compagnia dei Naufraghi”, (foto) l’ultima fatica letteraria di Maria Roccasalva che l’editore Tullio Pironti ha di recente pubblicato (pagg.392, 15 euro, il volume sar  presentato a Napoli venerd 15 gennaio, alle 17.30, Al Blu di Prussia di via Filangieri 42 con Imma Pempinello e Francesco Durante letture di Giuseppe Mannaiuolo). Passaggio e riflessione finali che danno l’esatta dimensione dell’opera e dell’autrice, la quale conferma la mia antica convinzione che la trama per un narratore può affondare radici anche in un contesto storico retrodatato di secoli, sempre che l’autore possegga la capacit  di trasferirne contesto e azioni nel presente, proprio a dimostrazione che l’umana vicenda è intrisa di similarit  di comportamenti e fondi di caffè comuni all’umanit  nell’arco di due millenni e più. E’ l’interrogativo che si pone Maria Roccasalva a fine romanzo circa il concetto sulla consistenza della Storia, fatta di commedie e tragedie. Un finale dove pare riecheggiare l’assunto crociano sul senso della Storia, la quale è rappresentazione di fatti che si compiono, avvenimenti con il bene ed il male che posseggono ed il passato è lezione per il futuro a mostrare la strada maestra per non ricadere nell’errore.

Ma quale il racconto che la Roccasalva ci sottopone ne “La Compagnia dei Naufraghi” come avvenimento comune a un’umanit  “teatrante” in grado lungo l’arco della sua storia di imbastire l’ennesima commedia?
E’ la storia di Malarico dei Griffi, in arte Ricuccio, giovane rampollo di nobile famiglia di giureconsulti, il quale viene introdotto dal nonno presso Atanasio II, duca e vescovo della citt  di Napoli al fine di farlo desistere dalla sua passione per il teatro. Sullo sfondo della Napoli bizantina, tra viaggi, intrighi, battaglie, persecuzioni, minacce di roghi e incomprensioni d’ogni genere, l’avventura della Compagnia, una compagine di variegate etnie (un greco, un siriano, un arabo, un ebreo, un sannita, un libico ed una moltitudine di longobardi) s’infrange contro l’impossibilit  di far vivere e affermare il teatro, nel cuore di un’Europa percorsa dalla violenza dove l’arte scenica è avversato dalla Chiesa.

Affidato il finale al lettore, due le riflessioni sulla capacit  dell’autrice di rendere attuale un racconto pur ambientato secoli addietro
il travaglio del Vecchio Continente, ancora oggi in ambasce se pur per modalit  e contenuti diversi, e la sorte del Teatro, che anche se non avversato, oggi non gode ottima salute. Basterebbe l’esempio italico dove dal palinsesto Rai è totalmente sparito.

Ma tornando all’autrice, nel libro “L’Enigma del sarcofago” da me recensito nel 2013 su questo portale, evidenziavo come la Roccasalva fosse profonda conoscitrice di storia ed eventi storici…
abile nel descrivere la crisi interiore di personaggi che resteranno per sempre macchiati a causa delle colpe degli avi, un’introspezione intimista che la collocava in ambito non periferico tra i narratori contemporanei.
Giudizio pienamente confermato, soprattutto per la capacit  della scrittrice partenopea di trasferire il passato e i suoi eventi storici nella modernit .