“Le due porte” (“Ad est dell’equatore”, 2015) l’ultimo recente romanzo dello scrittore giornalista napoletano Francesco Palmieri si attesta subito per l’originalit  dell’impianto letterario due epoche, due racconti, due storie che s’intrecciano e sono l’una il guscio dell’altra.

Come precisa Palmieri, tra l’altro, nelle sue note (“Una chiave confidenziale”) finali al testo
«Le due porte sono ingressi nel tempo e in tempi diversi. Come le due parti del libro ovviamente collegate ma che si potrebbero leggere separatamente e manterrebbero senso compiuto, anche se per prima si leggesse la seconda. Non ho cercato il virtuosismo, ma ho seguito una necessit  narrativa».

Questo romanzo, in due parti dunque, si apre a molte e coinvolgenti atmosfere
racconta una storia d’amore di un’epoca lontana che supera i confini temporali e si ritrova ai nostri giorni in una reincarnazione vera e propria, racconta in maniera mirabile di una Napoli di inizi Novecento e una Napoli più cupa dell’oggi e, in modo straordinario, racconta gli ultimi giorni di vita a Sorrento del grande Enrico Caruso e d  conto di un luogo chiamato proprio “le Due Porte” che esiste a Napoli, nella zona dell’Arenella un luogo antico che in questa storia è descritto con un alone di affascinante mistero.
La “Storia” s’intreccia con l’invenzione, i personaggi della prima “porta” Carmine e Caterina, interagiscono con la figura del grandissimo cantante e i suoi ultimi drammatici giorni di vita, per poi ritrovarsi nella seconda “porta” Edoardo e la reincarnata Caterina collegati dal personaggio di Espedito, lo zio violoncellista di Edoardo, la cui morte offre il destro al nipote, che vive a Roma e lavora come giornalista, di ritornare in una Napoli del presente e della memoria e incontrare Caterina, allieva di Espedito e forse evanescente fantasma dell’altra epoca.

Ma “Le due porte” è molto di più di una trama densa, affascinante e complessa,
sul romanzo aleggia il soffio della grande cultura sulla Napoli di fine Ottocento e inizi Novecento, sui suoi poeti come Ferdinando Russo e l’incantata musica di quel periodo, che possiede Francesco Palmieri. In esso si intrecciano arcani sensitivi ed esoterici, si attraversa la reincarnazione, è un romanzo sui misteri del tempo, sul suo magico legame fra ciò che è gi  accaduto e quello che potr  accadere, è un profondo romanzo sul senso della vita e della morte.
Francesco Palmieri, che vive e lavora a Roma, non è nuovo ad opere letterarie di pregio, pensiamo al suo romanzo più famoso “Il libro napoletano dei morti” (Mondadori, 2012), o “La camorrista” (Xs Mondadori, 2013), con questo nuovo romanzo si colloca ancora una volta tra gli scrittori più interessanti del panorama letterario italiano. Il registro della sua scrittura, soprattutto, che in questa ultima prova ben si attaglia alle diverse epoche che racconta, restituisce atmosfere, contenuti, memorie con grande qualit , poich il suo è un linguaggio letterario, nel senso più bello e confacente del termine. Francesco Palmieri non si limita a raccontare storie ma con la sua capacit  straordinaria di scrittura affronta i grandi temi dell’esistenza, come appunto la morte, intrecciandoli con il senso delle cose di tutti i giorni, come accade nella vita vera e nel contempo usa una delicata forma poetica che affascina e fa riflettere.

Infine ci piace sottolineare la bella citazione allo scrittore e giornalista scomparso Nicola Pugliese che appare nella seconda “porta”.

Infatti scrive ancora Palmieri nelle note al testo «La morte attraversando la lettura di Malacqua è un omaggio ribadito in dedica a Nicola Pugliese che fu della generazione di zio Espedito e raccontò emozioni che avrebbero potuto vivere insieme».
Questo ricordo che riflette la memoria di una Napoli che è stata, ci coinvolge ulteriormente nei confronti di questo romanzo che è certamente da leggere per la sua complessa e viva bellezza, per i rimandi che comunica e che parlano all’umanit .

Il libro sar  presentato a Napoli mercoled 27 gennaio alle 18 Spazio Guida di Via Bisignano 11. Ne discuteranno con l’ autore, e con tutti quelli che vorranno intervenire, Bartolo Costanzo ed Ernesto Paolozzi