Il concerto per pianoforte e orchestra di Grieg (all’Auditorium della Rai di Napoli) è stato interamente dominato dallo strumento solista che dialoga con l’orchestra abbastanza poco, riservando a questa un ruolo di accompagnamento. La pagina, una successione fitta di momenti musicali, una cascata di idee che si intrecciano in un caleidoscopico prisma di emozioni e sensazioni di chiara marca romantica, non senza qualche ammiccamento allo Schumann del Concerto in la minore per pianoforte e orchestra, composizione che spesso viene accostata a quella di Grieg. Interprete della celebre pagina del musicista di Bergen è stato Roberto Cominati, pianista napoletano che, dopo aver preso il volo nelle alte sfere del pianismo, ha voluto realizzare un altro suo sogno, decidendo di librarsi sempre in alto, ma a bordo degli Boeing 737 che da alcuni anni pilota. E’ inevitabile che una tale attivit  lavorativa lo tenga lontano dalla tastiera ed è fin troppo facile dire che si avverte, ma Roberto Cominati appare ben consapevole delle sue scelte. Che sono davvero coraggiose in un momento in cui trionfano i pianisti-robot che non sbagliano una nota, ma non trasmettono nulla. Il virtuosismo è come la bellezza di una donna, è una grande e potente emozione che dura pero una manciata di minuti, se accanto a questa non ci sono altre doti come intelligenza, charme, originalit  . Roberto possiede tutte queste qualit  in sommo grado e le manifesta proprio tutte quando inforca l’attacco del terzo tempo con piglio vigoroso, oppure quando sostiene la melodia del secondo movimento, o ancora quando propone come bis – udite, udite!- la colonna sonora di Nuovo cinema Paradiso o il De Falla del Cappello a tre punte.
La seconda parte del concerto è stata occupata interamente dalla Sinfonia Leningrado di Dmitrij Dmitrievič Å ostakovič, un monumento della letteratura sinfonica, composta nel 1941, quando ebbe inizio l’ invasione tedesca dell’ Unione Sovietica. La rappresentazione lancinante del dolore della guerra, della umana sofferenza, della tragedia della violenza stridono nelle note di questa sinfonia assai più del fracasso dei carri armati e pesano ancor più dei boati dei bombardamenti. Nel finale, tuttavia, la speranza fa capolino, alla malinconia e alla tristezza si affianca un tema eroico, che sembra voler squarciare l’ angoscia e donare nuovamente il sorriso al popolo sovietico e all’ umanit  tutta. Bravissimo il direttore John Axelrod, al quale il pubblico ha dedicato un lungo, convinto, meritatissimo applauso.

L’EVENTO / Una nuova “Coppelia”

Debutta oggi (marted 17 novembre- ore 20.30) al Teatro Politeama di Napoli (via Monte di Dio, 80) Coppelia capolavoro del balletto ottocentesco tratto dal lavoro di Hoffman L’Homme au sable su musiche di Lo Delibes – di Giorgio Mancini. Il coreografo, che firma anche la drammaturgia, ha attualizzato l’ intreccio fantastico del racconto, ed ha ambientato la storia negli Anni Sessanta sfoggiando per l’occasione uno stuolo di “platinate” Barbie. “Ho rivisitato, riletto e studiato tanto il romanzo di Hoffman quanto la drammaturgia del balletto- racconta Mancini-e ho cercato di trasferire alcuni tratti dell’uno e dell’altro nella mia coreografia, alla quale ho dato comunque uno spirito poetico,che incarna idealmente la summa dei due volti, uno letterario e l’altro ballettistico, di Coppelia.” In scena i primi ballerini, i solisti e il corpo di ballo del Teatro di San Carlo, tra gli altri: Giovanna Spalice, Corona Paone, Edmondo Tucci, Luigi Ferrone e Francesco Ferrone.

Le scene sono firmate da Nicola Rubertelli, i costumi sono di Giusi Giustino. Dopo la prima di marted 17 novembre (20.30), lo spettacolo sar  replicato mercoled 18 novembre (18), gioved 19 novembre (20.30), venerd 20 novembre (20.30), sabato 21 novembre (18), domenica 22 novembre (17).

Info: 0817972301
www.teatrosancarlo.it
Biglietti da 15 a 40 euro.

Nella foto, un momento del concerto diretto da John Axelrod