Il Teatro Nuovo di Napoli ricorda Annabile Ruccello. A 25 anni dalla sua scomparsa, il teatro dedica a lui parte della stagione, producendo due sue opere (Anna Cappelli e Le cinque rose di Jennifer, entrambi per la regia di Pierpaolo Sepe) e ospitando alcuni spettacoli nati in omaggio al drammaturgo stabiese (Compleanno, Da questo tempo e da questo luogo, Quattro mamme scelte a caso).

Una conversazione con Enrico Fiore ed Enzo Moscato introdotta da Igina Di Napoli con lettura di brani tratti da alcuni dei cinque spettacoli e l’intervento di artisti come Benedetto Casillo, Cristina Donadio, Fortunato Calvino, Gea Martire, Carlo Cerciello, Massimiliano Palmese, Fabio Rocco Oliva e altri.

Sia Fiore che Moscato raccontano aneddoti legati a Ruccello parlando dell’ uomo oltre che dell’artista. Un uomo coraggioso nel vivere la sua omosessualit  e nel trattare questo tema nei suoi lavori con occhio lucido, critico e profondamente umano. Se ne riconosce il grande talento autoriale, esploso nel momento in cui il teatro non dava molta importanza alla parola ma si concentrava nella sperimentazione di altri tipi di comunicazione. Ci si interroga sui riconoscimenti che non gli rendono ancora giustizia nonostante l’influenza che i suoi testi continuano ad esercitare sulle nuove generazioni di registi, attori, e autori. Si ricorda il progetto di drammaturgia che Annibale portava avanti e che invece è morto con lui, insieme a quell’avventura che pareva stesse nascendo “una nuova drammaturgia napoletana”.

Ruccello fu s regista e attore, ma essenzialmente fu autore e qui parte la discussione sulla nuova drammaturgia, sulle modalit  di protezione e di promozione del talento, sui nuovi autori e su quanto sia difficile per loro emergere. Perch il Teatro, senza autori, non si rinnova. E, se non si rinnova, il Teatro muore.

“L’unico modo per far vivere un artista è far rivivere la sua opera” dice Fiore, ed esorta tutti gli operatori dello spettacolo a non coltivare solo il “proprio orticello” ma ad aprirsi alle artisticit  che il nostro territorio ci offre. I giovani artisti (registi, autori, attori) presenti in sala espongono la solitudine in cui versano. Pochissimi sono gli spazi teatrali che gli dedicano attenzioni e tante invece sono le difficolt  che incontrano nel far conoscere i propri lavori. Abbandonati dal teatro stabile (pubblico), dai giornalisti, dai critici che non trovano interesse nell’andare a vedere cosa accade in questi luoghi dove, a volte, la competente creativit  tocca punti molto alti in quanto non ancora condizionata da giochi di potere.

In foto, Annibale Ruccello