Quando nel lontano 1977 fresca laureata con una tesi specialistica in Storia dell’Arte che non disdegnasse però le problematiche della sociologia dell’arte e realizzata quindi con un lavoro di esamina del territorio napoletano e dei suoi Musei, di certo le mie idee erano ben chiare sul da fare lavorativo ma certamente non pensavo che a distanza di ben 34 anni le considerazioni sulle problematiche museali fossero purtroppo amaramente le stesse in una citt  in cui ancora si parla di rinascita culturale e dove si va incontro alla decadenza culturale.
Armata dall’entusiasmo dell’et  e del trovare una collocazione che fosse quella per la quale avevo speso anni di studio e di ricerca, avendo quindi vissuto le strutture del Museo di Capodimonte e del Museo Archeologico che si erano mostrate interessate alle mie ricerche sui servizi di promozione culturale per il pubblico ed in particolare per quello scolastico, avviai con Sara Stazio Pulinas, archeologa responsabile della Biblioteca della allora Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei, un progetto di servizio al pubblico di et  scolare, che in fase sperimentale consisteva in 8 visite guidate per quelle classi il cui studio era rivolto alla storia antica.
Ovviamente la scelta delle scuole non fu casuale ma definita da una attenta quadrettatura del territorio in cui ricadevano aspetti sociali e culturali tra i più vari e che non escludevano le classi definite socialmente più deboli ma che alla resa dei conti risultarono le più recettive alle nozioni sull’arte e sull’archeologia.
Con l’entusiasmo del volontariato di un esiguo gruppetto dalle sfaccettature culturali diverse, ma che si seppero integrare tra loro, si dava l’avvio alla Sezione Didattica della Soprintendenza che risultava per la scuola napoletana una novit  da utilizzare a integrazione delle ore di insegnamento scolastico e nella novit  ciò che ci prefiggevamo era non essere sostitutivi ma di supporto per una conoscenza migliore della cultura, dell’arte ma soprattutto della storia del territorio.
In effetti sia il Museo con gli oggetti che custodiva, quanto i siti archeologici con case, terme e “uffici” erano un giusto esempio di vita che aveva preceduto i nostri piccoli, i loro nonni e bisnonni, i loro antenati più lontani nel tempo. Ovviamente l’esperienza maturata negli anni di incontro e dibattito con la scuola e l’arricchirsi dello staff di volontari portavano a incrementare il servizio offerto nella qualit  e nella quantit  numerica delle classi, esigevano un confronto continuo con le altre poche sezioni didattiche italiane e ci affermava come la “Sezione Didattica” convincendoci ad andare avanti con nuove scelte propositive e con l’usufruire dei progetti della legge 285 sull’occupazione giovanile che ci vedeva il 3 marzo del 1980 mettere un piede nell’apparato statale del ministero in ben 29 unit  con formazione e interessi diversi, Idee, progetti, accordi e disaccordi, cambi di Soprintendenti e di tipologia gestionale ministeriale, assegnazioni di alcuni ad altri uffici hanno segnato la vita dell’odierno Servizio Educativo “ex Sezione Didattica” che con la direzione di Marco De Gemmis, amico di infanzia e collega operativamente e culturalmente aperto a mete innovative, ha avuto nuovi approdi di promozione culturale ampliando la visione archeologica nel contemporaneo.
Nel contempo chi si racconta, pur se pioniera della Sezione Didattica, ormai da anni è Responsabile dell’Ufficio Stampa e P.R. della Soprintendenza, continuando quindi nel rapporto, attraverso i media, con il pubblico certo più ampio e diffuso e con interessi e formazione tra le più varie; sempre mantenendo fede alla propria priorit , che mi vede operativa in molti campi culturali nella citt , quella di promuovere i beni culturali archeologici e ogni forma di arte ad essi connessa, ovviamente non disdicendo ogni iniziativa del Servizio Educativo con cui condivido da sempre gli spazi fisici della giornata lavorativa, con cui è un continuo confronto di idee, considerazioni, critiche e crescita culturale.
E se di crescita dobbiamo parlare di certo in cos tanti anni di amministrazione il bagaglio si è arricchito di conoscenze burocratiche e manageriali allontanandoci forse a volte da contestualit  culturali che se non fosse stato per l’atto individuale e gli interessi o il desiderio dei singoli di rapportarsi col mondo della cultura sarebbero rimaste le uniche conoscenze. Ancora oggi in me è vivo quel volontarismo dell’ attivit  lavorativa iniziale ma di certo non l’entusiasmo perch ormai la coscienza di battaglie perse va inevitabilmente esaurendo le sue energie.
Fare cultura, promuoverla, trasmetterla oggi è cosa complessa se non addirittura impossibile sia perch i mezzi messi a disposizione per realizzare cultura sono insufficienti economicamente, ma soprattutto manca in molti l’interesse di portare avanti progetti innovativi che sembrano sconvolgere il significato dell’arte nel nostro caso antica, non si riesce purtroppo ancora a             6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd comprendere che le modalit  della diffusione e in primis della comunicazione sono mutate nel tempo, sono sradicate dal concetto primario di semplice e mera diffusione ormai dall’avvento diffuso dei “social network”. E cos ancora oggi, ormai alla fine della carriera, ancora vivo un’attivit  travagliata tra il voler fare e il poter fare con la vicinanza di un collaboratore, Vittorio Melini, che negli anni ha fatto sue le idee, i propositi e le metodologie lavorative che mi caratterizzano. A Vittorio Melini quindi il raccogliere in un pugno le impressioni che abbiamo condivise.

Nella foto, la guida per i ragazzi