“Porta Capuana vocabolario d’uso napoletano-toscano. Regole del napoletano”,( ed. Marchesi Editore, pp.125, euro 12) di Gaetano Valeriani a cura di Patricia Bianchi con una premessa di Nicola De Blasi, è uno studio e una ricerca linguistica sui dialetti regionali italiani. Nella stessa regione il dialetto e il suo suono linguistico variano nei comuni anche a pochi chilometri di distanza come tra Napoli e la confinante Pozzuoli o la vicina Caserta.
Valeriani prende in esame Porta Capuana, antico borgo, porta di accesso in et  remota della antica Napoli. Essa è avvolta nella leggenda come ogni antica opera. Fu attraversata da Pietro sulla via per Roma dopo aver convertito una prostituta che fu poi Santa Candida. Ancora prima si accampò Annibale. Il suo primo nome fu Campana poi Capovana perch si trovava sulla via per Capua. Nei secoli è stata porta di accesso alla citt  per chi proveniva da Roma via Capua Caserta, dalla Puglia via Avellino, dalla Calabria via Salerno Portici. Costruita nel 1484 per volere di Ferrante I d’Aragona da Giuliano da Maiano con due torri laterali col nome di Onore e Virtù. I fregi sull’architrave si sono alternati ad ogni cambio di dominazione segno dell’importanza che la porta mostrava ad ogni forestiero.

La particolarit  del luogo, la presenza dei suoi abitanti, la frequentazione di ogni genere umano in particolare straniero, il mercato con venditori ambulanti hanno attirato l’attenzione di letterati, artisti, giornalisti.
Ancora oggi la zona ha una sua caratteristica che riflette l’immagine della vecchia Napoli dell’800. Lo scrittore giornalista toscano Valeriani si sofferma sugli aspetti sociologici e sulla linguistica del centro urbano intorno a Porta Capuana.
L’attenzione di Valeriani si limita al connubio tra italiano del suo tempo e dialetto napoletano. In verit  il parlare napoletano non è un dialetto ma una lingua che si è forgiata nei secoli sul greco, latino, arabo, francese, spagnolo e con infiltrazioni recenti, di alcuni decenni fa, di tedesco e inglese. Il napoletano è una lingua viva che si evolve. Si è differenziato dall’ italiano parlato e si è sviluppato dopo l’Unit  d’Italia a opera di poeti, scrittori, drammaturgici per una silenziosa e colta rivolta contro l’abominevole dominio dei Savoia, stirpe che ha saccheggiato oro, industrie e cultura di Napoli e di tutto il Sud Italia. Mai Napoli aveva una dominazione cos malvagia, rozza, sanguinaria.
Fiorisce nelle canzoni, nella letteratura e nel teatro una ricerca raffinata del linguaggio napoletano. E’ l’arte che si ribella e in coro il popolo come nel 1945 in citt  alla festa di San Gennaro si canta “Dove sta Zaz ” tra i versi c’è la delusione, celata da una musica vivace, di aver combattuto un intero popolo per la Libert  per poi finire vittima di spregevoli violenze degli americani, falsi alleati, che entrano trionfalmente nella citt  gi  liberata da uomini donne ragazzi mentre loro soggiornavano da turisti tra Capri e Sorrento.
Il testo di Valeriani è un pregevole documento nello studio degli usi partenopei. (In foto, la copertina)