Chi pensa che Roberto De Simone abbia esaurito il suo potenziale creativo con La Gatta Cenerentola non deve perdere questo mirabile allestimento dell’opera di Paisiello L’osteria di Marechiaro in scena al San Carlo in questi giorni. L’opera, gradevole e scorrevole, viene resa fluida da un’abile “alleggerimento” dei recitativi e da una regia probabilmente attenta anche agli effetti ma, in fondo, che male c’è? La regia ha ben altri punti di forza in un allestimento in cui tutto è ben calibrato la musica le scene le luci la recitazione e il canto. L’osteria diventa un microcosmo in cui si incrociano le umanit  diverse di nobili e pezzenti, il mito e la realt , Chiarella e Spiritillo-Sibilla. Nella vicenda risuonano episodi della vita di Paisiello, noto libertino, e riferimenti di sicuro non casuali alla loggia massonica frequentata dal musicista, nonch da quel Principe di Sansevero, che interpreta l’anima magica ed esoterica del Settecento napoletano. Nel 1768 il musicista era stato protagonista di una serie di rocambolesche avventure che lo avevano condotto in prigione per aver negato le nozze a una donna, sua ex amante, che si era spacciata per ricca vedova. Solo la promessa di sposarla gli consent di recuperare la libert . Per questi accadimenti il Cerlone incaricò un altro musicista, Insanguine, di completare l’opera che infatti presenta un’evidente calo di stile nel terzo atto.

Bravissima Marina Comparato, nei panni di Chiarella e Spiritello, come pure assai gradevoli la Lesbina di Monica Bacelli e il Conte di Zampano interpretato da Filippo Morace. Abile e competente la direzione di Donato Renzetti, perfettamente funzionali le scene di Nicola Rubertelli e i costumi di Odette Nicoletti. Impeccabile la regia di Roberto De Simone coadiuvato dall’ottimo Mariano Bauduin. Partecipe e soddisfatto il pubblico, nel quale c’erano numerosi ospiti illustri, tra cui Stefano Caldoro, Luigi De Magistris e Caterina Miraglia.

In foto, Roberto De Simone, regista dell’opera