Quel camerino al piano ammezzato della sede del Consiglio Regionale della Campania che giustifica l’avanspettacolo istituzionale offerto dagli eletti del popolo.
Prima di entrare in scena gli onorevoli misuravano abiti su misura venduti da personale delle pulizie che arrotondava il magro stipendio.
Indiscreto a Palazzo di Carlo Porcaro, edito da Spazio Creativo (pagg. 93, euro 13,00). L’anticipatore di notizie nel suo primo lavoro editoriale racconta vizi e confessioni di eletti, nominati e “incaricati” all’ombra del Vesuvio.
L’onorevole con il vizio della fuitina, la consigliera regionale con la fissa dell’estetica, strani personaggi “fiancheggiatori” della politica che si industriano per imbrogliare la politica. E poi ancora, un pezzo del dibattito interno al PD nell’epopea bassoliniana, il passaggio dai politici ai tecnici di palazzo San Giacomo all’epoca del presunto scandalo del Global Service, che passò per arresti, suicidi e una grande bolla giudiziaria risoltasi quasi a “birre e tarallucci”.
E la guerra fratricida del centro destra campano. L’atavico odio tra Lettieri e D’Amato, quello tra i pretendenti alla poltrona più alta di palazzo S. Lucia, Caldoro e Cosentino. Dossieraggi, accuse reciproche e presunti pettegolezzi privati usati come “fango pubblico”.
E, infine, un “giro” nell’estrema destra raccontata dai protagonisti campani.

PORCARO LA CAMPANIA POLITICAMENTE COMMISSARIATA

Ne parliamo con l’autore.

“Indiscreto a Palazzo” racconta la classe dirigente napoletana e campana dall’inizio degli anni ’90. Può dare un giudizio complessivo sugli ultimi vent’anni?
Il quadro è decisamente in chiaro-scuro luci e ombre si sono spesso intrecciate negli ultimi anni, con la conseguenza che Napoli e la Campania sono state di fatto commissariate. Ero ragazzino quando l’ingraiano Bassolino sconfisse la ruggente Mussolini nel novembre del 1993, provando a ricostruire la citt  sulle macerie di Tangentopoli in parte ci è riuscito, ma poi la sua indiscutibile leadership politica non è stata accompagnata dalla necessaria abilit  amministrativa.

Dalla lettura esce un quadro “indiscreto” preoccupante, privo di strategia, lontano da un sano e corretto rapporto tra eletti e cittadini. E’ cos?
Il giornalista deve essere indiscreto, curioso, ansioso di studiare le carte e scovare le verit . Quanto al rapporto di chi ci ha governato con i cittadini, è stato diretto soltanto nei primi anni di Bassolino sindaco. Poi le dinamiche del potere, i problemi atavici della citt , l’emarginazione a livello nazionale, hanno portato Bassolino a chiudersi in una sorta di bunker. E il Palazzo – di cui comunque lui è stato dominus assoluto nonostante le lotte con i vari De Mita, Mastella, Bertinotti e Pecoraro Scanio – è diventato metafora di un sistema di potere chiuso a riccio. Macchina di consensi, quindi, punta di diamante della sinistra nonostante la tradizione democristiana della nostra terra, ma senza una strategia complessiva in grado di guardare oltre.

Il maggiore errore di Antonio Bassolino?
A mio modo di vedere, non aver saputo e voluto far crescere una nuova classe dirigente. Non ha puntato se non a fasi alterne sui vari Cozzolino, Oddati, Paolucci, Marone su politici appartenenti alla generazione successiva alla sua, quindi quarantenni in grado di programmare il futuro avendo alle spalle una solida esperienza amministrativa. Questo deficit ci ha portato, complice lo scandalo primarie, alla vittoria di De Magistris quasi per inerzia.

Che idea si è fatta delle due amministrazioni a guida Rosa Russo Iervolino?
La mia idea, da cittadino prima che da giornalista, è alquanto negativa. Nel senso che la sua giunta, tra il prendere di petto le questioni e vestire i panni della vittima, ha preferito la via di mezzo galleggiare. In pieno stile democristiano e Prima Repubblica. Forse, e l’ho capito anche grazie ad alcune illuminanti interviste contenute nel libro, tale atteggiamento era necessario. A Napoli Masaniello fa sempre una brutta fine e gli sceriffi non vengono visti di buon occhio, quindi…

Secondo lei Stefano Caldoro con l’affrancatura da Nicola Cosentino, dopo le elezioni, avr  problemi a governare?
Quando dico che le nostre istituzioni erano e sono tuttora commissariate, mi riferisco anche al rissoso centrodestra campano. Caldoro ha vinto sfruttando il momento d’oro di Berlusconi a livello nazionale e la decadenza di Bassolino per colpa dell’emergenza rifiuti, più che per meriti personali. Po,i certo anche con i voti di Cosentino che ambiva a diventare governatore. Da temporeggiatore oserei dire incallito, Caldoro non guida i processi ma attende puntualmente l’evolversi degli eventi. E gli eventi, finora, gli stanno dando ragione. Nel senso che avr  dopo le elezioni dinanzi a s una prateria il centrodestra si sar  sfaldato, Cosentino sar  un ricordo, nessuno potr  imputargli dell’accordo con l’Udc pronto ad allearsi con la sinistra, e potr              6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDptkoi8uBBBBRTRIMeROWS pBtxxïïxxxxxxxxx se però riuscir  a imprimere una svolta personale da vero leader quale non appare costruire un percorso inedito e produttivo.
E’ ipotizzabile un suo “spostamento” con il centrosinistra?
Col ragionamento di prima, credo proprio di s. Del resto il suo partitino, il Nuovo Psi, non si è neanche presentato alle elezioni. Può, e forse gli conviene, dar vita a una Grande Coalizione per il bene della Campania. Il che sarebbe la conferma del nostro commissariamento, ma tant’è.

Il centrosinistra tradizionale (non arancione) ritorner  a fare sintesi politica e istituzionale, o è in coma irreversibile?
Al momento non d  grandi segnali di vita, a dire il vero. Sono ancora frastornati dalla mancanza del leader Bassolino hanno perso tutte le elezioni che potevano perdere. Ma De Magistris si sta facendo male da solo e Caldoro avr  bisogno anche di loro.

Il sindaco de Magistris risollever  le sorti di questa citt  bella e dannata?
Se si limitasse a fare solo il sindaco, potrebbe riuscirci. Invece siamo condannati ad avere sindaci che coltivano ambizioni personali. Dovrebbe aumentare il tasso di qualit  della sua squadra e non dare troppo le colpe, pur enormi, alla gestione precedente. Non facesse appunto come Bassolino alla leadership politica affianchi le capacit  tecnico-amministrative, altrimenti rimarr  vittima della sua sovraesposizione mediatica in stile berlusconiano.

Il destino di Napoli è quello che abbiamo storicamente conosciuto oppure si può invertire?
Spero si possa invertire, ma non ho grandi speranze. Però molto possiamo fare noi come operatori dell’informazione tenendo sempre alta l’attenzione sul nocciolo delle questioni e i cittadini in generale non devono limitarsi a delegare il potente di turno.

Sta gi  preparando altre “indiscrezioni”?
S, anche se solo immaginandole nella mia mente. Vorrei dare seguito a due progetti uno legato alla comunicazione politica sia nazionale che locale, l’altro molto più impegnativo sulla Prima Repubblica a Napoli, tema quasi per nulla trattato da volumi di giornalismo o storia. Una riflessione sui protagonisti di quel periodo sarebbe molto utile.

In foto, la copertina e l’autore