Avere 90 anni e non dimostrarli, perch la radio è riuscita a reinventarsi nonostante tutto debutto, successo, cadute, riprese, controllata e libera, come ogni storia anche quella della radio è fatta di cambiamenti e ancora oggi è viva e gode ottima salute.
La radiofonia civile nasce dall’esperienza maturata nella Prima guerra Mondiale, quando gli apparecchi radio furono utilizzati per le comunicazioni tra il fronte e le retrovie. Circa novant’anni fa da ” Radio Roma ” fu diffuso un concerto di musica classica, prima trasmissione radiofonica, per pochi intimi. Poco dopo anche Milano, nel 1925, e Napoli, nel 1926, avevano gli studi Uri ( Unione radiofonica italiana ), prima societ  che trasmetteva in regime di monopolio e sotto il controllo del governo. Nel 1930, in Italia, gli abbonati non raggiungevano il numero di 100.000, nel 34 salirono a 350.000 e tra il 1937 e il 1938 gli apparecchi radio raggiunsero il milione la radio rappresentava il primo mezzo di comunicazione di massa. Per dare voce a chi la radio la fa, rivolgo alcune domande a Marco Critelli (foto), napoletano, classe 1972, artista poliedrico prestigiatore, cabarettista, attore, autore e speaker ” radiocomico”, nonch insegnante di clown-terapia, presente in ” Made in Sud ” e in “Radio Punto Nuovo” che trasmette in tutta la Campania fino alla costa calabra.
La radio nasce a Napoli nel 1926 ed è la terza stazione nazionale dopo Roma e Milano. Il 7 marzo 1963 viene inaugurato il Centro di Produzione RF-TV di via Marconi, alla Mostra d’Oltremare. Ottobre 1975, nascono le radio libere o private o radio indipendenti. Quali altre date aggiungeresti per arrivare ai nostri giorni?
Sicuramente gli anni ’90 in cui nascono i ” network “, la versione nazionale delle radio libere, in grado di coprire l’intero territorio nazionale con una programmazione indipendente e ancor più libera e alternativa a quella della radio di stato. In quel periodo sono nate radio come “Radio Dee Jay “che hanno rivoluzionato il linguaggio radiofonico e che continuano a farlo ancora oggi.

La radio oggi è ancora un mezzo insostituibile di comunicazione e di partecipazione sia sociale che politica, o cos’altro?

La radio non è più quella di una volta, dovendo competere con i social network che ormai giocano un ruolo determinante nella condivisione di notizie ed eventi in tempo reale. La sua connotazione culturale oggi è sensibilmente ridotta, mentre è molto più presente la dimensione di intrattenimento. Lo spazio destinato alla “parola ” in radio, salvo rare eccezioni, è sempre più esiguo in favore di una comunicazione più veloce. I nostri nonni ascoltavano con la famiglia i radiodrammi alla radio come oggi guardiamo la televisione, mentre i nostri genitori seguivano in religioso silenzio le radio cronache delle partite di calcio. Oggi la radio si ascolta principalmente al lavoro o in auto, mentre si fanno molte altre cose contemporaneamente. La nostra soglia di attenzione all’ascolto si è notevolmente abbassata.
Quanto rispecchia, la radio, la societ  attuale?
Le persone chiedono alla radio un po’ di spensieratezza, di leggerezza, di “compagnia” in un periodo storico decisamente non facile e la radio riesce, secondo me, meglio della televisione a farlo. Più che rispecchiare la societ  la radio cerca di stare al passo coi tempi e di offrire ciò che vuole l’ascoltatore 2.0 (di ultima generazione).
La radio si rivolge a tutta la popolazione indistintamente?
Ogni radio ha una sua vocazione e un suo pubblico. Ci sono radio che parlano ai giovani con una programmazione musicale dedicata, altre che si rivolgono agli appassionati di un certo tipo di genere musicale come la musica dance o la musica classica ed altre che prediligono l’informazione. Possiamo tranquillamente dire “Dimmi che radio ascolti e ti dirò chi sei”.

Chi è il maggior fruitore oggi?

Tutti ascoltano la radio. Forse solo gli adolescenti preferiscono usufruire della musica “on demand” ascoltando direttamente ciò che vogliono attraverso smartphone e tablet, ma per il resto la radio la si ascolta a tutte le et  senza distinzione di classe sociale, istruzione o professione. Come ti dicevo ci sono radio per tutti i gusti.

La radio può diventare per chi come te fa l’autore, il direttore artistico e lo speaker un mezzo di espressione artistica?

Assolutamente s. La radio permette di esprimersi attraverso la voce, i suoni, la parola, stimolando la fantasia dell’ascoltatore. Personalmente è una delle dimensioni artistiche che preferisco.
Per te "La radio è una dimensione fantastica" Perch?
Bisogna provare l’emozione di mettersi davanti a un microfono per capirlo. Io da quella prima volta non sono più riuscito a smettere.

Perch si deve ascoltare la radio?

Perch nessun altro mezzo di comunicazione, come la radio, permette di divertirsi, di sognare, di rilassarsi o di essere informati continuando a fare ciò che si sta facendo. Lunga vita alla radio.
Per completezza            6                 è« «    oè  á«s d’informazione e per chi con difficolt  riesce a stare al passo con i tempi vorrei ricordare che nel 2000 viene messo in rete il sito Internet di tutta Radio Rai. Il portale www.radio.rai.it annovera la presenza dei canali di Radiofonia sul web, infine nel 2011 nasce anche una applicazione IPhone che permette di ascoltare in diretta tutta la programmazione radio e la storia continua…