Pedalando attraverso il luoghi dell’anima, dal ’92 a oggi: nasce cos “Ritratto di paesaggio che scompare. Appunti di viaggio e schizzi di un architetto fuori luogo” (Pironti), il volume scritto e disegnato da Salvatore Iodice e abbinato alla mostra dei suoi schizzi a china, al Pan – Palazzo delle arti Napoli fino al 30 novembre.

Sono gli scorci che ciascuno di noi ha nel cuore, luoghi nel cui ricordo ci si rifugia nei momenti difficili, profili familiari e accoglienti che fanno subito “casa”. Paesaggi destinati a scomparire, non solo per l’inevitabile scorrere del tempo, ma anche per uno spesso incauto intervento dell’uomo sulla natura, che porta avanti il cemento senza troppe riflessioni.

Gli schizzi di Iodice si fanno allora malinconici, vorrebbe intrappolare quei luoghi, sottrarli al destino di diventare come i “non luoghi” descritti dall’antropologo Marc Aug a cui l’autore fa riferimento spesso nel volume.

La Danimarca, la Svezia, ma anche i piccoli centri della provincia vesuviana, dove Iodice è cresciuto osservandone i cambiamenti e l’invasione edilizia maturando un senso di rabbia e impotenza. Li ha percorsi in bicicletta, documentando le rovine di un luogo un tempo d’incanto: un viaggio-manifesto, un tentativo di assaporare fino all’ultima briciola l’identit  del territorio.

Racconta l’autore: “ho insegnato a ragazzi di Posillipo e Ponticelli e ho chiesto loro di immaginare un paesaggio e le sue storie: a Posillipo erano in grado di farlo, a Ponticelli il paesaggio era l’autolavaggio, il centro commerciale, la strada a scorrimento veloce”. “Stiamo perdendo il rapporto con il paesaggio – prosegue – ecco perch il mio libro vuole essere un atto di denuncia”.

Significativo anche il commento della critica d’arte Marta Pisacane: “ciò che l’uomo fa per reagire al lutto è tentare di fermare lo scorrere delle cose, di bloccarle, le fotografa, le colleziona. Iodice lo fa con il disegno. E’ un’operazione culturalmente molto raffinata, la bicicletta e il taccuino regalano una nota di romanticismo ottocentesco ma i punti critici sollevati proiettano l’opera in una dimensione puntualmente moderna”.
Dal privato racconto di viaggio alla denuncia, in un percorso lungo uno dei sensi dell’arte: imprigionare un’emozione e rimandarla al pubblico attraverso l’opera.

Nella foto in alto, la copertina del libro. In basso, due immagini tratte dal volume