Anticipiamo una sintensi dell’intervento che la storica dell’arte Adriana Dragoni terr  luned 30 novembre ore 17.30, al Pan, in occasione del convegno organizzato dall’associazione "Il Ventre di Partenope" nell’ambito della manifestazione"Vulesse essere allera" promossa dal Comune di Napoli per celebrare la Giornata contro la violenza sulle donne

Tratterò del femminile nell’arte, parlando di una scoperta epocale la prospettiva napoletana, che attiene al tema di questa giornata, poich essa svela anche la logica segreta dell’intuito femminile. Genericamente, infatti, si crede che la ragione sia l’unica logica esistente e si parla, piuttosto approssimativamente, di una razionalit  che sarebbe propria della mentalit  maschile e di un modo di pensare non razionale che sarebbe tipico delle donne, dotate, tutt’al più, di una sorta di intuito.
La scoperta della prospettiva napoletana afferma che a volte anche quello che viene definito intuito ha una sua logica, perch esiste altra logica oltre quella razionale. Ne d  una chiara dimostrazione geometrica e artistica nella pittura, mentre si rilevano chiare sue testimonianze nella filosofia e nella cultura napoletana sin dalle origini magnogreche.
E appunto questa prospettiva particolare, questa particolare visione del mondo, costituisce quell’identit  napoletana finora sconosciuta, denigrata, alterata o negata. Perfino lo stesso Benedetto Croce affermava che non riusciva a riconoscere nella storia napoletana una sorta di fil rouge che legasse le varie esperienze. Ma i filosofi generalmente sono dei razionalisti, che non ammettono altra logica se non la propria. E ancora oggi si afferma che Napoli sarebbe un crogiolo di apporti esterni e che quindi non avrebbe una sua originale creativit . Seppure ciò fosse vero, e non lo è, si dovrebbe riconoscere a Napoli una sua personalit , una mentalit  tanto aperta da poter comprendere e assimilare questi apporti esterni.
La scoperta della prospettiva napoletana può definirsi giustamente epocale e rivoluzionaria, in quanto realmente rivoluziona, partendo dalla storia dell’arte, la cultura occidentale. Infatti finora generalmente con la parola prospettiva s’intende soltanto quella per antonomasia, quella toscana, considerata l’unica esistente nella tradizione pittorica italiana.
Ma che cosa è questa prospettiva napoletana e in che cosa si differenzia da quella toscana? La prospettiva toscana è quella costruzione geometrica, creata a Firenze all’incirca nei primi anni del 1400, che realizza sulla superficie di un dipinto, che ha due dimensioni (altezza e larghezza), quello spazio che fu teorizzato da Euclide nel 300 a.C. ed è tuttora studiato nelle scuole, che ha tre dimensioni (altezza, larghezza e profondit ). La profondit  viene resa attraverso la costruzione di linee ideali che si uniscono in un unico punto, il quale si trova a un dipresso al centro del quadro e indica un’unica direzione allo sguardo dell’osservatore. Questo punto corrisponde all’unico punto di vista del pittore. Sulla sua prospettiva, considerata razionale e (falsamente) reale, Firenze ha costruito la sua fortuna figurativa e turistica. Sebbene gi  pochi anni dopo, L. B. Alberti definisse questa prospettiva, oltre che centrale e intellettuale, artificiale.

La prospettiva napoletana, invece, è formata da più punti di vista e considera uno spazio in movimento, a 4 dimensioni (le tre dimensioni della materia più il tempo). Affermo che lo spazio reale, quello che risulta alla nostra esperienza, è appunto lo spazio temporale.
Esempi di questa prospettiva si trovano in tutto il percorso della storia dell’arte napoletana sin dalle origini magnogreche. Essa raggiunge, nel Settecento, nel secolo dei Lumi, la sua maturit . Tanto che, basandomi soprattutto sulle vedute napoletane del Settecento, sono riuscita a definire con sufficiente precisione una struttura della prospettiva napoletana, che potrebbe essere realizzata anche nel linguaggio informatico. Napoli ha intuito quello spazio che la scienza ha teorizzato soltanto nei primi anni del Novecento, con Albert Einstein, che ha scritto “Le origini del nostro pensiero sono nella Magna Graecia”.

Vincenzo Pacelli, che è stato professore ordinario di Storia dell’Arte e direttore dell’Istituto di Iconologia alla Federico II, ha scritto che la scoperta della prospettiva napoletana potr  “provocare impensate aperture di mercato di queste opere pittoriche e di ogni opera d’arte e artigianale della Napoli dei secoli passati, dando indirettamente prestigio anche al moderno prodotto made in Naples”.
Anche altri studiosi insigni, come Aldo Masullo, Gerardo Marotta, Leonardo Di Mauro, Alessandro Castagnaro, Donato Salvatore ecc., si sono interessati a questa scoperta, che potrebbe portare anche un forte incremento del turismo colto e potrebbe diminuire il tasso di disoccupazione e il degrado di questa citt . A questo fine bisognerebbe che vi fosse una promozione da parte delle Istituzioni con convegni e st            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDptkoi8uBBBBRTRIMeROWS pBtxxïïxxxxxxxxxxxxx xxxudi internazionali, con coinvolgimento delle Universit , con dibattiti sulla stampa e in televisione. Ma posso comprendere che vi siano forze avverse alla esaltazione di una cultura napoletana che potrebbe definirsi alternativa al pensiero unico esistente e che potrebbe scalfire posizioni accademiche raggiunte.
Inoltre osservo che, con l’affermazione della nuova scoperta della prospettiva napoletana, si dovranno modificare ampiamente i manuali scolastici di storia dell’arte italiana, che, incredibile ma vero e facilmente verificabile, ignorano quasi del tutto la straordinaria, copiosa produzione artistica napoletana.

Dirò di più. La crisi dell’arte figurativa occidentale nasce appunto come ribellione alla prospettiva toscana, splendidamente affermatasi nel Neoclassicismo.
Le si ribellano la Scuola di Posillipo, l’Impressionismo, il Futurismo, il Cubismo…e quei vari ismi contemporanei che naturalmente risentono della moderna immagine scientifica dello spazio e del tempo. Eppure, nella mentalit  comune, questa prospettiva toscana, impoverita e inaridita, ha messo forti radici. Ognuno, chiuso in se stesso, volge il suo pensiero verso l’unica direzione del suo particolare interesse. Ma è chiaro che questo mondo globalizzato non può essere compreso con quella chiusa visione di un unico punto di vista e con quell’unica direzione del pensiero espressa dalla prospettiva toscana. Forse è proprio questa la causa della odierna crisi della civilt  occidentale. E in proposito aggiungo le parole di Edmund Husserl che, opponendosi al positivismo, affermava “La crisi dell’esistenza europea ha solo due sbocchi…..il tramonto dell’Europa oppure la rinascita dell’Europa nello spirito della filosofia….” Una filosofia rinnovata, direi. Magari da una logica nuova, più ampia e più umana, quella espressa dalla prospettiva di uno spazio in movimento, più aperto e più vero, quello a 4dimensioni della tradizione culturale napoletana. Che ancora una volta potr  donare al mondo il frutto della sua originale creativit .

L’argomento è trattato più ampiamente ne “Lo spazio a 4 dimensioni nell’arte napoletana la scoperta di una prospettiva spazio-tempo” di Adriana Dragoni – ed. Tullio Pironti

Nella foto, "Lezione di musica" di Gaspare Traversi (1722-1770), esempio di un nuovo modo di comporre il quadro