Lo sterminio degli armeni, quello degli ebrei, quello degli italiani nelle foibe e l’attuale sterminio dei cristiani in Africa sono solo alcuni degli esempi di come una ideologia congiunta a brama di potere possa determinare la morte di persone innocenti. Tanti potrebbero essere i “giorni della memoria”. L’associazione identitaria alta terra di lavoro con il suo presidente, Claudio Saltarelli, ne propone uno, da celebrarsi il 12 maggio, senza cerimonie ufficiali, senza parate di politici, soltanto con un lumino acceso, una preghiera o entrando in chiesa a sentire una Messa. Per ricordare un massacro accaduto molto tempo fa, un fatto lontano, coperto dal tempo e dall’incuria, lontano anche dai diverbi e dai pregiudizi dell’oggi, che sono, anche questi, ideologici.
Accadde nel 1799, in un tranquillo paese, a quel tempo nel Regno di Napoli, ora nel Basso Lazio, che sorge tra le due cascate di un fiume Isola del Liri. Ne furono ammazzati gli abitanti. Si tratta di un massacro esemplare perch assurdamente prodotto proprio da coloro che adoravano come dea la ragione e dicevano di portare la libert  ai popoli. L’eccidio è testimoniato da documenti e antichi scritti, riscoperti dallo storico Fernando Riccardi.
Cos l’arciprete-canonico Nicolucci annotò nel registro dei morti della chiesa di San Lorenzo «12 maggio 1799. E’ degno di memoria, n mai da dimenticarsi questo giorno di Pentecoste, in cui il pazzo impeto dei Francesi travolse nella rovina noi e le nostre case, facendone strage. Tutto devastò, tutto rap il nemico non scamparono al bottino n greggi, n armenti; non sopravvisse uomo; non vi fu donna, ancorch fanciulla, non contaminata dalla violenza dei soldati; quegli empi profanarono gli altari e le cose più sacre».
L’episodio venne descritto anche da Pietro Colletta (1775/1831) nella sua “Storia del Reame di Napoli” « … fuggirono i borboniani, di poco scemati, e superbi di quella guerra e delle morti arrecate al nemico. Il quale sfogò lo sdegno sui miseri abitanti; e trovando nelle cave poderoso vino, ebbro d’esso e di furore durò le stragi, gli spogli e le lascivie tutta la notte…La gente atterrita cerca di nascondersi, di ripararsi, di fuggire da quell’impetuoso uragano di violenza, ma i ponti sono stati tagliati, tranne quello di Regno, e molti riescono a porsi in salvo sfidando a nuoto le acque del braccio destro del fiume, ingrossato dalle piogge recenti. Nell’abitato viene frugato ogni angolo e ovunque si fa scempio di vite umane. Non viene risparmiata nemmeno la chiesa di San Lorenzo, anzi è proprio qui che si consuma la tragedia più orrenda. La gente ha creduto di trovarvi un asilo sicuro, ma, sorpresa in preghiera, accende ancora di più l’ira degli aggressori e rimane vittima di una ferocia vile e bestiale. E’ un momento di autentico inferno eccidio e sacrilegio in un unico gesto».
Passato l’uragano a quelli che tornarono in paese si presentò una scena apocalittica «Case sventrate, strade ingombrate dalle rovine e appena praticabili, mura cadenti pericolose e funeste; tra gli ammassi di calcinacci sporgono cadaveri e cadaveri orrendamente trucidati, altri penzolano dalle finestre diroccate; c’è tutt’intorno un silenzio raggelante; nell’aria si spande un odore nauseabondo di bruciato. Ma i guasti più spaventosi sono toccati alla chiesa di S. Lorenzo. Qui si scorgono centinaia di corpi decapitati o infilzati gi  in via di decomposizione; cadaverini di bimbi ricaduti sugli altari dopo essere stati violentemente scagliati contro le pareti; vetrate in frantumi e porte fracassate… ovunque i segni dell’odio, della razzia, della profanazione».
Fernando Riccardi ricorda che i cronisti dell’epoca raccontano che il copioso sangue delle vittime colorò di rosso il fiume Liri. Nel 1899, a cent’anni di distanza dall’eccidio, la municipalit  isolana collocò nella chiesa di San Lorenzo una epigrafe marmorea che ricorda l’infausto evento «Il di 12 maggio 1799 qui caddero massacrati dalle milizie francesi 533 cittadini. Il popolo isolano nel giorno del centesimo anniversario pose».
Ma poi da quel giorno, -lamenta Riccardi- su un evento cos drammatico è calata, fitta e impenetrabile, la nebbia dell’oblio. L’associazione identitaria alta terra di lavoro vuole ora togliere questo velo del silenzio. A Isola del Liri, ci si riunir  nella chiesa di San Lorenzo per ascoltare una Messa. E cos sar  ogni anno futuro. Sar  il “Giorno della Memoria”, una celebrazione liberamente istituita tanto che, nel suo regolamento, ha il divieto di accettare patrocini o contributi di denaro da alcun ente pubblico o privato.
Ogni anno, il 12 maggio, si ricorder  un lontano giorno di Pentecoste, per commemorare, con quelli di Isola del Liri, tutti i morti ammazzati dai nemici del Regno di Napoli e di Sicilia (poi Regno delle Due Sicilie) e tutti coloro perseguitati o uccisi per avere difeso o soltanto espresso la propria identit . Perch sia di monito e ci faccia meglio comprendere gli attuali quotidiani fenomeni e i massacri che ancora oggi continuamente avvengono non lontano da noi.

Nelle foto, uno scorcio del’Isola del Liri e la lapide nella chiesa di San Lorenzo