Ricordate Marta Flavi? Oppure gli attuali format televisivi che sponsorizzano la passione e ci propinano incontri con forzature inutili. Unico scopo fare spettacolo usando la solitudine di persone che arrivano in studio perch ci credono o, semplicemente, per il bisogno di apparire. Mentre c’è chi uccide(anche in famiglia) per amore/odio e continua a inondare telegiornali e quotidiani. Ma esiste un altro volto dell’amore. Quello universale tra uomo-donna, donna-donna, uomo-uomo. L’amore per la mamma, l’amore della mamma, l’amore tradito, come quello di N .
“Amore” è un universo esplorato da tanti autori nel tempo, ma quasi sempre il loro cuore non piangeva.
Qui parleremo di un uomo che voleva a tutti i costi “la storia” la voleva tanto che è sceso a compromessi, si è fatto defraudare di tutti i sui beni, ha tentato il suicidio. N ha avuto il coraggio di andare avanti e raccontarsi.

Nell’arca di N tutti gli animali del mondo sono saliti per poi riscendere una volta finito il diluvio universale.
Sul corpo e nell’anima di N tanti esseri umani hanno sostato per poi scivolare (riscendere) via, senza nemmeno salutare. Hanno mangiato e bevuto, lasciando tavole da sparecchiare e stoviglie da lavare.
Parlo di N Mele, chi è N? Un curatore di immagine , stist man, truccatore, visagista. Un amante del buon gusto, un uomo che, attraverso le varie esperienze della sua vita, ha dentro di s, adesso, qualcosa che assomiglia a una solida roccia, conseguenza di una comunicazione difettosa, bloccata, inautentica. Situazioni di vita “estreme” lo hanno portato a provare sensazioni che vanno dal disagio alla rabbia vera e propria. Tra il non sentirsi compreso o il non comprendere.
“”Quando ero piccolino non accettavo il mio essere maschio perch volevo l’amore di un uomo e nel mio immaginario l’amore esiste solo tra un uomo e una donna, allora la sera pregavo affinch quell’attributo maschile che mi era stato regalato al mio risveglio non lo trovassi più. E, quando mi svegliavo, la prima cosa che facevo era guardare… ma lui stava sempre l , dispettoso nei miei confronti. Io “pazientoso”, fiducioso e speranzoso continuavo a pregare. L’ho fatto per anni. Fino a che ho dovuto fare i conti con la realt  e la vita, fino a che ho incontrato la mia vita “Lucky” che mi fece capire che non c’era il bisogno di cambiare sesso per avere una grande storia d’amore”
E’ l’inizio del suo racconto. Qualcuno potrebbe definire folli questi suoi pensieri di bambino. Invece, è una semplice elaborazione di desideri infantili di chi subisce condizionamenti culturali. Ma ridiamo la parola a N.
“Gli anni passano, in me nulla cambia e passo dall’infanzia all’adolescenza, a quella et  che gi  vissuta in condizioni …diciamo “normali”… ci pervade con le sue molteplici difficolt … E io, che mi ritrovavo a tirare le somme e a fare i conti con quel mondo che non mi accettava e mi derideva per il mio modo di essere, ne risentivo ancora di più. In particolare, ricordo gli anni trascorsi tra i banchi di scuola lascio immaginare…. però tra quei “banchi” mi si apr uno “spiraglio di sole”, un’amica la mia migliore Amica… quella che non avrei mai creduto di trovare. Una ragazza semplice, solare, allegra, una ragazza che mi guardava ma non mi “scrutava”, mi rivolgeva la parola, ma non per offendermi, mi sorrideva, ma non mi derideva… una ragazza che col suo istinto materno innato mi proteggeva dagli attacchi esterni e mi curava le ferite per quel che poteva…”.
Quello che ci ha raccontato N finora è un classico degli omosessuali che si affacciano alla vita, uomini che guardano il mondo in maniera positiva con la speranza che tutto cambier .
“Conseguita la maturit  professionale presso all’istituto alberghiero di Napoli, decisi di dare una svolta alla mia vita, presi armi e bagagli e mi trasfer a Madonna di Campiglio dove avevo trovato un ottimo impiego in un Hotel. Mi buttai nel lavoro anima e corpo ricevendo, però, meriti e soddisfazioni e anche un ottimo stipendio, tanto da permettermi di comprare una casa, la casa che avevo sempre sognato e dove vedevo avverarsi, in, parte i miei sogni. Di tanto in tanto mi capitava di ritornare a Napoli per brevi visite alla famiglia e fu proprio in una di queste “brevi visite” che il mio destino cambiò. Un incontro casuale, avvenuto in un bar, un incrocio di sguardi e di invisibili segni era lui l’amore della mia vita, l’uomo dagli occhi blu ….il mio Lucky. L’approccio fu intenso e immediato, tanto che dopo qualche mese dal nostro incontro il mio “primo amore” si trasfer da me a Madonna di Campiglio. All’inizio erano tutto rose e fiori, ma poi col tempo cominciarono le prime difficolt . Innanzitutto lui non era libero, ma a Napoli aveva una famiglia vera e propria intendo “moglie e figli”. Famiglia che lui non aveva lasciato, ma che aveva solo messo in standby e con la quale lui aveva giustificato il suo trasferimento al nord per motivi di lavoro. Un lavoro che lui non ha mai avuto, n cercato, n avuto mai la voglia di trovare. L            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB DBeS pHKBUNIONBLBB time B e
BEBTB pMBSUPERBS swe7BBBBE
B7BlBKBpDnK
BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDptkoi8uBBBBRTRIMeROWS pBtxxïïxxxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxáá    BáØ Bt  B       «t Bt BáØ  « B K  B      B î K« 
   B    BØt K  t 
   B B  èî B è èî B  î î B»   B  è  —t  Bt   B î èî B  B   B B  è B    îB îî Bl a —  B  î   B 
 B   B îî B îè B îèî  w B è B îïn   B    a> B   îï    w B  èî a sua famiglia, ogni tanto, veniva a trovarlo (e io mi mettevo da parte) ma quando ripartivano, accantonavo il mio broncio, il mio astio, e si iniziava tutto da capo tra le lenzuola. Io lavoravo tornavo a casa,lui premuroso, lui gentile, lui coccolone, eravamo una coppia… Poi…

A questo punto N si fermaSospira profondamente…si assenta per qualche attimo, forse perso tra i suoi ricordi e dal suo sguardo traspare tutto il dolore insieme a una forzata rassegnazione. Riprende il filo dl discorso.
“Poi .. la geniale idea di Lucky”Vendiamo la casa, ritorniamo a Napoli rileviamo un ristorante, cos io posso stare con i miei figli e tu gestisci il tutto come solo tu sai fare”.
Un altro gli avrebbe risposto che era impazzito, che non se ne parlava, ma io ero innamorato, ero accecato dall’amore che provavo, ero con un conto corrente cointestato, E allora? Dissi subito di s, La nostra ultima notte fu meravigliosa, ci cibammo dei nostri corpi fino allo stremo, Lucky si addormentò tra le mie braccia e io per tutta la notte gli accarezzai i capelli pensando al nostro futuro insieme. Tuttavia, dentro di me piangevo perch una voce forte, nitida, mi diceva che quella era la nostra ultima notte,il nostro ultimo incontro. Quella voce mi accompagnato per tutta la vita…Vendo la casa, metto tutto in banca, Lucky parte per prendere accordi con il ristoratore, Intanto io continuo a lavorare, poi prendo la liquidazione, la verso in banca e scendo a Napoli. Avendo bisogno di liquidi mi reco in banca dove ricevo l’amara sorpresa niente sul conto corrente, nemmeno un centesimo, Chiedo spiegazioni al direttore che mi informa il mio Lucky, l’uomo dagli occhi blu, l’uomo dei miei sogni ha prelevato tutto. Lo cerco, non voglio pensare a una truffa, voglio credere che mi avrebbe aspettato nel ristorante con un nastro da tagliare per farmi poi accomodare, attraversando un tappeto blu come i suoi occhi,. Non trovo nessun tappeto blu, ma solo porte sbattute in faccia e cattivi silenzi.
Solo nella mia auto bevevo le mie lacrime e come un sogno mi avviai verso un lago ingranai la marcia e…”
N si ferma, sorseggia un caffè e, sorridendo amaramente, mi dice
“Non ci crederai, la macchina si fermò in bilico e dondolava tra il lago e la terra pieno, come dondolava la mia anima. Per non portartela alla lunga, ritornai dai miei genitori. Di Lucky non seppiniente più. Un lungo periodo di apatia mi accompagnò, poi cercai di riprendere la mia vita in mano, creai una associazione “L’arca di N” dove mi occupavo di grandi eventi da Il più bello d’Italia a sfilate di moda, curavo l’immagine di famosi personaggi dello spettacolo, viaggiavo e spesso incontravo uomini che volevano la stori, io gli rispondevo che le storie, le favole le scrivono i fratelli Grimm, Collodi e altri. Io non ci credevo più, non ci volevo credere mai più, forse potevo sembrare cinico. freddo scostante, ma tutto quello che mi era successo mi faceva sentire inaridito. Nel mio cuore era sempre presente una malinconia,e poi il mio era un atteggiamento di difesa, era anche vero che mi definivo come L’Araba Fenice che risorge sempre dalle sue ceneri, ma era anche vero che avevo paura,una paura che mi porto addosso ancora oggi”.
Parliamo ancora a lungo, io e N, poi ci salutiamo, vado via. Sulla tangenziale mi viene in mente un’altra domanda che avrei voluto fare a N “E adesso?” ma gi  immagino la risposta. “Adesso L’Araba Fenice è parcheggiata sull’Arca di N.

In foto, N Mele