Nell’atrio del Museo Archeologico di Napoli, fino al 13 novembre, è visibile da mercoled a luned (09.00-19.30 ) “Ultimo reperto”, un’opera di Laura Cristinzio. La mostra è curata da Mariantonietta Petrone Petrusa ed è promossa dal Servizio Educativo museale diretto da Marco de Gemmis.
« E’ un’opera che si presta a libere interpretazioni soggettive», ci dice de Gemmis. Più che altre opere, infatti, suggerisce pensieri diversi. Suggestioni. Iniziando dal titolo. “Ultimo reperto”. “Ultimo” significa forse che non vi saranno altri reperti, perch non si indagher  più sulla nostra storia antica? E la domanda ci ricorda che, obbedendo ai programmi ministeriali, nelle scuole medie statali italiane, la storia greco- romana, il nostro passato più identitario, più veracemente nostro, è stata cancellata si incomincia dal Medioevo.
In contrasto, la direzione del Museo Archeologico Nazionale napoletano, si prodiga da tempo, con il suo Servizio Educativo, con varie mostre, a mettere in relazione con il presente le meraviglie del passato greco-romano qui conservate, per mostrarne la vitalit , per affermare che tanta parte della nostra civilt , non solo figurativa , dipende dalle creazioni greche e dalla capacit  romana di recepirle e divulgarle.

“Ultimo” perch è l’ultimo lavoro, il più recente, di Laura Cristinzio? Sarebbe poco interessante.
Più probabilmente “Ultimo reperto” indica una sintesi della conoscenza dell’antico, il succo dell’esperienza di vita che l’antico ci ha tramandato.

L’artista afferma che per questa sua opera si è ispirata all’antica villa di Oplonti, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C.
La villa sembra appartenesse alla famiglia di Poppea, la bellissima, si dice, seconda moglie dell’imperatore romano Nerone, che poi, secondo Seneca e Svetonio, l’avrebbe ammazzata con un violento calcio nella pancia. La villa, di cui sono stati rinvenuti ampi resti e nella quale anche Poppea avrebbe abitato, era una vasta, magnifica dimora, ricca di stucchi e di affreschi vivaci. Sembra che alla sua planimetria si sia ispirata la Domus Aurea, l’imperiale palazzo che, a Roma, Nerone si fece costruire dopo l’incendio del 64 d. C.. La villa è agevole da visitare, si trova vicino alla stazione della Circumvesuviana a Torre Annunziata. Vi viveva felicemente, a contatto con una bellissima e varia natura, una societ  agiata, che, libera dalle vili necessit  quotidiane, amando il bello, ricercava il piacere della vita nella bellezza. Una societ  armoniosa, senza contrasti tra ricchi e poveri, come sembra indicare l’esistenza di un vasto spazio comune tra gli ambienti padronali e quelli servili.
Laura Cristinzio tende, in certo qual modo, a rifare l’ambiente di questa villa tra le bianche strutture dell’ampio, monumentale atrio del Museo. Cos costruisce scure pareti alte circa due metri e variamente incernierate tra loro, fatte di strisce intrecciate, la cui curvilineit , che suggerisce un movimento ondoso, elimina, o, meglio, limita, l’aspetto costrittivo che altrimenti esse avrebbero potuto avere. Queste pareti, disposte in due file parallele, formano tra loro uno stretto corridoio, alleggerito da pennellate di rosso colore.
Per un comune visitatore che conosca la villa di Oplonti il rapporto tra questa villa e l’opera della Cristinzio può risultare poco chiaro. Maggiori spunti di concordanza suggeriscono, però, il resto della installazione e la performance che vi si è si è svolta venerd scorso. Intorno alla costruzione descritta, infatti, vi sono grandi patere di un rosso luminoso che contengono delle cornucopie.
Durante la performance, intorno a una di queste patere, che è coperta da un telo, si sono situate delle giovani donne vestite di nero, soltanto una è vestita di bianco, facendo da pendant a un giovane tutto nero, abito e viso, è un africano. Una delle donne in nero legge da un foglio parole che descrivono l’importanza vitale del cibo e, soprattutto, del vino, materia spirituale, frutto della natura e della fatica umana, la cui intima essenza è la sapiente potenza del greco dio Dioniso.
La giovane donna ha una voce chiara, ben scandita, dolce, calda, mentre un quasi impercettibile tremito delle mani che tengono il foglio svelano la sua emozione. Poi, Cristinzio, che è una delle donne in nero, prende tra le mani un lungo, sottile tubo trasparente; anche gli altri personaggi che sono intorno alla patera prendono questo sottile tubo, diventato luminoso, quasi legati, cos, l’un l’altro, in una comunit , per compiere un sacro rito.
Poi Cristinzio svela, tirando via il panno che la copre, il rosso vino che la patera contiene e che ora cola sul pavimento; e più volte vi bagna il piede. Ricorda cos il metodo tradizionale della pigiatura dell’uva. Si sente odore di vino e si ode una musica che sa di antico, è come un suono di cimbali, ma è suonata al piano. Infine tutti lasciano il tubo sottile e Cristinzio prende dell’uva pigiata, la vinaccia, e la posa a terra, accanto alla patera. La vendem            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB DBeS pHKBUNIONBLBB time B e
BEBTB pMBSUPERBS swe7BBBBE
B7BlBKBpDnK
BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBmia, da lavoro contadino, è diventata mito, rappresentazione sacra.

Cos l’artista si rif  al passato, all’antica villa vesuviana e all’origine della vendemmia.
Rivendicando, però, la contemporaneit , il progresso tecnico, con i moderni materiali, come l’acciaio-corten e il metacrilato rosso, che ha usato per questa sua opera.

Ma forse ancor più si lega alla realt  del presente il vino, veramente ottimo, generosamente offerto in grandi coppe di cristallo agli spettatori dalla ditta Di Meo.
Insieme alle deliziose creazioni di finger food del napoletano Ristorantino dell’Avvocato. Che doverosamente citiamo con questi meritatissimi spot gratuiti.

Cosicch chiariamo il tema della mostra. L’ultimo reperto è il succo dell’esperienza di vita che gli antichi ci tramandano la sapienza del vino.
Il vino ” è un inno alla vita , che ha ben presente la morte” scrive, nel catalogo della mostra, la sua curatrice, Mariantonietta Petrone Petrusa, che cita Orazio «nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus», ci « bisogna bere e danzare libere danze, saltando» una tammurriata? Con questi versi, Orazio inneggiava alla morte di Cleopatra, la greca regina d’Egitto, che cancellava cos il pericolo di un’invasione dalle coste africane. O, meglio, la rimandava soltanto. Di qualche millennio.

Chi è
Laura Cristinzio, nata a Monteroduni (IS), risiede a Ercolano dove ha casa/ studio, lavora a Napoli. Dopo aver frequentato la Facolt  di Architettura della Universita’ Federico II, ha completato la sua formazione artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli diplomandosi in scultura. Svolge attivit  artistica dal 1970. Dal 1987-88 la sua produzione ha assunto una scala monumentale, arrivando a realizzare su commissione complesse istallazioni site-specific.

Nelle foto, l’installazione di Laura Cristinzio all’Archeologico. In alto, particolare