Arno Boueilh, parigino, espone per la prima volta le sue pitture all’istituto francese di Napoli. E’ un pittore “en plein air” che ama la nostra citt  e come ogni amante preferisce ritrarre la sua Bella spesso nuda. Il turista o lo straniero a Napoli prova forti attrazioni per il centro storico, musei, Capri Ischia, Procida, Sorrento, Pompei e anche per l’arte nei Metrò, cucina, pizza, pasticceria, mercatini.
La Bella di Arno è Posillipo distesa sul mare come Capri a essa di fronte. Con lei passeggia passo dopo passo da Marechiaro a Mergellina. Nelle sue pitture appare un dialogo fitto e intimo tra i due. La Bella fa striptease per Arno. Si denuda lentamente e gli mostra antichi ruderi, archeologia, ville Oro e Crespi, ex casali, architetture moderne o liberty, Bagnoli ai suoi piedi e Italsider, la sua ferita ancora sanguinante inferta dalla cieca malvagia cupidigia politica. Gli mostra Palazzo Donn’Anna la sensualit  del suo corpo ricco di storie di amori della regina Giovanna, luogo di feste inebrianti che ispirano il Decamerone. Leiscelse come suo rifugio, distante dalla Corte , Pausilypon “sosta dal dolore”.
Arno in questo luogo da una finestra coglie il pistillo della storia di Napoli che la illustra con la sua tavolozza fortemente cromatica. E’ una poesia a colori di una sola strofa. Su una spiaggia merlettata dalla bianca spuma del mare due vecchie barche di legno una accanto all’altra ricordano le origini della citt , viaggi da e verso paesi del Mediterraneo di uomini, donne, artisti, filosofi, mercanti di etnie diverse che hanno inseminato la nostra cultura con la loro. I colori sono densi e scuri a significare la tragica storia di una citt  ribelle, culla di ogni arte, ma anche vittima di invasioni, rivoluzioni, epidemie, terremoti, malcostume. La pittura di Arno ricorda la scuola di Posillipo vissuta tra il 1820- 1850 che debella i dettami accademici neoclassici e barocchi. La differenza è però notevole. Essa ideata da Smincke Anton van Pitloo, olandese stimato da Leopardi, è priva di visioni prospettiche. Paesaggi, marine, feste, sono abbozzate con macchie di colori. La pittura vedutista ebbe un successo rapido a corte, presso i nobili e i tanti turisti e si vendeva facilmente come souvenir fatta su carta, cartone, legno. Divenne proficuo lavoro per Duclere, Mattei e intere famiglie Gigante, Fergola, Carelli.

La pittura di Arno è altra cosa. E’ arte pensata.
Illustra con dovizie di particolari le architetture e i paesaggi. Fotografa luoghi poco noti o visibili a un viandante frettoloso. Le geometrie e i volumi sono precisi e i colori vivaci e nitidi non si sovrappongono. Lui non ha fretta e non dipinge per vendere al passante. Sceglie con cura gli scorci dei paesaggi. E’ un architetto o un viaggiatore attento che vede scopre dipinge. La scuola di Posillipo affascina. Anticipa i Macchiaioli, Espressionisti, Impressionisti, Futurismo se si pensa alla “Citt  che sale” di Boccioni alle periferie di Sironi. Arno dipinge e dialoga con luoghi nascosti e nel raccontare balzano agli occhi e dilatano la nostra mente con pulsanti emozioni. E di seguito ci racconta come ha cominciato il suo percorso nell’arte e il suo legame con Napoli.

Un giglio non cresce su un pero. Come si è sviluppata la tua passione per la pittura?
Sono cresciuto a Montparnasse, quartiere di Parigi che ha visto succedersi un bel po’ di pittori.
Il gusto di disegnare me l’ha trasmesso mio padre, architetto. A farmi passare dal disegno alla pittura è stato Gilou, il mio professore d’arte del liceo, pittore e figlio d’arte.

Leopardi si trasfer a Napoli per il clima mite. Cosa ti ha indotto a lasciare Parigi per la nostra citt ?
Il clima mite effettivamente è fondamentale per chi dipinge “en plein-air” ed è altrettanto fondamentale la luce.
E il sole ad accentuare i contrasti e fare risaltare i colori del soggetto dipinto.

Similitudini e differenze tra le due citt  culle di arte…
Vasto soggetto, ci vorrebbe un capitolo e soprattutto se si inizia a parlare di cucina. La pittura e la cucina sono due arti molto vicine. Mi piace molto cucinare e più che mettere in confronto,
provo a intrecciare le due culture.
Nei tuoi paesaggi emerge sempre una casa, indizio della tua passione per l’architettura?
Ti confesso che volevo fare l’architetto, mio padre me lo sconsigliò
e cos, invece di progettare nuove case, ho iniziato a ritrarre vecchie case.
Anche se sono considerato un paesaggista, almeno all’inizio,
non era il paesaggio che mi interessava dipingere, ma la casa in mezzo.
Via Posillipo l’hai percorsa e ti sei soffermato più volte. Cosa ti attrae?
Ho iniziato a lavorare nel centro storico, spostandomi poco a poco sono finito ad esplorare anche Posillipo. Offre una grande variet  di tematiche, mare, campagne, ruderi antichi e architettura moderna,
e soprattutto una surreale atmosfera di tranquillit . Fondamentale quando si dipinge “en plein air”. “Sosta dall’ affanno” come recita il nome “Pau            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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I primi passi nel mondo dell’arte…
Come dicevo prima è stato il mio “maestro” Gilou a insegnarmi la tecnica della pittura. Poi ho studiato arte all’Universit  di Parigi, sono stato poi ammesso alle Belle Arti, e infine alla Scuola di Arti Decorative, un occasione per imparare la grafica e il design di mobile. Finitoi gli studi e qualche esperienze nel ambito della grafica e della pubblicit  ho deciso di dedicarmi interamente alla pittura.
Progetti futuri?
La mia nuova serie ha come tematica l’ex zona industriale di Bagnoli. E’ un seguito logico (anche geografico) ai soggetti Posillipini uno stato dei luoghi, un “clich” di Bagnoli com’è oggi. S’intitola “Bagnoli Presente” in riferimento al programma “Bagnoli Futura”. Una parte delle opere sar  presentata dalla Galleria Prac alla Fiera d’Arte di Napoli, alla Mostra Oltremare dal 23 al 25 maggio 2015. Invece mercoled 20, alle 18, ci sar  il finissage della mostra al Grenoble con una presentazione del catalogo pubblicato da Marchese Editore.

In foto, le vedute posillipine dell’artista parigino (in una delle immagini)