Stupire tra stoffe, forme, colori. Con l’eleganza del quotidiano. Oppure attraverso eccentriche operazioni di stile. Si chiamano abiti, figli della creativit , spesso generati dalla voglia di rivoluzione. Pensieri che volano alto e atterrano sui tessuti, cucendo insieme visioni di bellezza, spesso di elegante stravaganza.

Chic, ma anche audace fu Madame Chanel
che fece il suo ingresso nel Novecento liberando le donne dall’ingombro di corsetti, drappeggi e sottogonne, per darle la possibilit  di muoversi con agilit . Accorciò gli orli delle gonne sotto il ginocchio, promosse la semplicit  del nero con il tubino diventato icona della moda al cinema, grazie a Haudrey Hepburn che lo indossò nel celebre film diretto da Blake Edwards, introdusse i pantaloni negli armadi delle donne.
La giacca maschile, invece, fu rivoltata come un guanto da Vincenzo Attolini che, negli anni Trenta, le dette un’anima moderna cancellandone la rigidit  e trasformandola quasi in uno straccetto, o meglio, alla napoletana, in una “mappina”. da Napoli che firmò la storia di questo indumento affidata poi al figlio Cesare con un marchio approdato dovunque, in vetrina con una boutique anche nella newyorkese Madison Avenue .
Indossano sculture di tessuto le modelle che sfilano per lui. In passerella, Gianni Molaro offre allo sguardo opere d’arte che interpretano i segni del tempo la guerra, la crisi, la violenza, il dolore .Stilista, ma soprattutto artista di San Giuseppe Vesuviano, dai prima passi all’Accademia della moda di Napoli che ha frequentato giovanissimo, è arrivato a Parigi a esporre nella casa parigina di Picasso e a mostrare le sue spose nell’atelier di piazza di Spagna, cuore di Roma.

A Parigi, l’anno scorso, il museo Galliera, ha dedicato all’alta moda un evento con cento lussuosi esemplari, attraversando un secolo e mezzo di vita della capitale francese.
Dal modello pomeridiano in velluto di seta verde di Charles Frederich Worth, pap  della haute couture transalpina, alla gran sera di Dior e Saint Laurent, i visitatori si sono tuffati nell’atmosfera di raffinate creazioni, annusando il profumo del tempo, incuriositi dai suo cambiamenti. Perch la moda non invecchia mai, si rinnova, in un’epidemia di emozioni. Come l’arte, ma non si appende al muro . Cammina e respira sulla pelle del mondo.

*Nasce negli anni sessanta, l’Accademia della Moda a Napoli, da un’idea di Domenico Lettieri per rinnovare, con la freschezza delle idee, la tradizione sartoriale napoletana. Un’officina della creativit  che continua a produrre nuove leve capaci di inserirsi nel mondo del lavoro. Con il fondatore, parlano i protagonisti, la direttrice Giuseppina Auricchio, gli insegnanti e gli allievi di ieri e oggi, dopo l’inaugurazione dell’anno accademico. Questo numero del magazine è stato realizzato grazie al coordinamento di Marina Lebro, docente di antropologia della moda e storia della stampa e dell’editoria.

Le foto propongono installazioni, eventi e idee dell’Accademia della moda e provengono dall’archivio della struttura