Sulla querelle che vede protagoniste la Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro e la Curia Arcivescovile di Napoli riceviamo e volentieri pubblichiamo l’opinione di Francesca Vitelli, presidente dell’associazione EnterprisinGirls, network femminile di imprenditrici, libere professioniste, realt  associative.

Quanti napoletani sabato pomeriggio hanno sventolato un fazzoletto bianco sul sagrato del Duomo? Per qualcuno tanti per altri non abbastanza. Poco importa. Quel che conta è la presenza di una comunit  che conferma la propria identit  sostenendo la laicit  del Tesoro di San Gennaro voluto e finanziato dal popolo nel 1527 in un dialogo franco e schietto con il santo patrono. Un parlar chiaro fra chi si stringe la mano assumendo un impegno dal quale sa che non receder . Un impegno serio e per tal motivo sancito da atto notarile.
La citt  di Napoli finanzia, edifica e nei secoli impreziosisce. Pestilenza, carestia e guerra erano i tormenti di allora. E quelli di oggi? Sono forse meno gravi? La Deputazione che regge e governa il Tesoro, composta dai rappresentanti dell’antica nobilt  e da quelli del popolo, era sulla scalinata della cattedrale contornata da chi rifiuta la supina accettazione del sopruso tentato dalla Curia Arcivescovile.
La Cupola della Cappella del Tesoro è l’unico esempio al mondo di edificio cattolico sulla cui sommit  non c’è un crocifisso. Sulla cima svettano le ampolle del sangue di San Gennaro. Non è un caso. Ci sono miracoli e miracoli e forse quello di sabato è stato l’aver partecipato a una collettiva dichiarazione di appartenenza alla citt  testimoniandone la complessit , la vivacit  culturale, la ricchezza artistica e monumentale e l’indipendenza di pensiero.
I fazzoletti bianchi annodati al cancello che separa dal Duomo l’accesso alla Cappella del Tesoro sormontato da un busto del santo bifronte che si guarda anche le spalle, perch guardarsi le spalle è necessario, sono il segno distintivo di un modo di essere e di agire. Cosa non da poco in un’epoca in cui la coerenza è merce assai rara. In un tempo nel quale con scatto felino e agile mossa si salta sul carro del vincitore, qualunque sia il tenore della vittoria, testimoniare la coerenza non è fenomeno comune.
Quel fazzoletto bianco che il rappresentante della Deputazione sventola dall’altare del Duomo per annunciare che s il sangue si è sciolto, che il miracolo si è ancora una volta compiuto e Gennaro ha fatto la sua parte per proteggere il suo popolo è diventato il simbolo di chi ha detto giù le mani da San Gennaro, giù le mani dalla nostra identit .
Eravamo l non solo a titolo personale ma come associazione. Aver partecipato a una manifestazione spontanea di tutela della natura laica e autonoma di una realt , quella del Tesoro, voluta, creata e amministrata dal popolo napoletano da oltre cinque secoli ha un significato. EnterprisinGirls ha aderito non perch sia nata a Napoli, avesse visto la luce altrove avrebbe condiviso ugualmente, ma perch laica e apolitica ha tra le sue finalit  la valorizzazione del talento e la promozione del lavoro e il Tesoro di San Gennaro è una straordinaria testimonianza di opere di talento. In esso vi è il lavoro di artisti che hanno modificato e ricreato i canoni estetici dell’arte.
Le imprese, le libere professioni e l’economia tutta non hanno solo bisogno di risorse finanziarie ma anche di VALORE, e il valore si crea. A questo lavoriamo attraverso la costruzione di una rete in cui si condivide e non si compete. Siamo partite dalla cultura. Sabato eravamo l, ad annodare fazzoletti, per testimoniarlo. L’identit  si pratica, si testimonia e si difende e un decreto ministeriale è un atto giuridico troppo debole nella gerarchia delle fonti del diritto identitario.
*presidente di EnterpisinGIrls

Nelle foto, in alto, la Cupola senza crocifisso ripresa da Gigi Viglione scatto che mostra la "laicit " della Cappella. In basso, da sinistra, momenti della manifestazione di sabato e l’interno della casa del patrono