Quando Marco de Gemmis mi invitò a immaginare insieme un’ iniziativa che mettesse in relazione classico e contemporaneo da realizzarsi nel e con il MANN, fui subito entusiasta. Mi sembrò uno sballo l’idea di poter riunire in un rito collettivo e in forme inconsuete l’intera comunit  poetica napoletana in uno dei musei archeologici più importanti del mondo.
E in effetti, a partire dall’intuizione di lasciar scovare e dichiarare dai poeti invitati il proprio alter ego classico chiedendo loro poi di mettersi in scena fisicamente in un percorso performance tra statue e affreschi una domenica di novembre di ordinaria visita, ogni tessera del mosaico si è messa al suo posto in un crescendo ideativo-organizzativo quasi indipendente dalla piena consapevolezza progettuale mia e di Marco.
Classico e contemporaneo reagiscono chimicamente trovando inediti enzimi, talvolta entrando in conflitto talaltra in sintonia, indipendentemente dalla nostra volont , per fortuna siamo noi che spesso, oggi, perdiamo memoria di questo nesso, lo rimuoviamo, lo mortifichiamo con un’idea del presente vagamente palingenetica o puramente conservativa del passato.
Ma se appena respiriamo liberamente l’aria di un museo e ci mettiamo in sintonia profonda con la storia e la tradizione, allora ecco che accade il miracolo del rinnovarsi. Ma, se non ci fossero stati un dirigente intelligente e appassionato capace di dare corpo a questo bisogno di liberazione, tanto dalla sudditanza quanto dall’oblio della memoria, e un ufficio generoso che ha scommesso su questa “seduta spiritica collettiva” con 40 poeti medium da alloggiare con strumentazione fonica, visiva, didattica adeguata e poi custodi, fotografi, artisti, registi, volontari, critici, giornalisti, supporter e promotori e soprattutto un pubblico numeroso attivo ed emotivamente partecipe, non sarebbe accaduto il miracolo della rinascita in un Museo grande in tutti i sensi.

Nella foto, incontro poetico al Mann