Quattro secoli di storia stanno per essere svelati al pubblico. Il complesso ospedaliero di Santa Maria del Popolo degli Incurabili, scrigno che nasconde alcuni dei tesori più belli di Napoli, apre un’altra porta, quella della cappella della Confraternita dei Bianchi della Giustizia (cortile dell’ospedale), storicamente aperta al popolo solo due volte l’anno per le funzioni di Pasqua e dell’Assunta.
A partire da questo luglio sarà infatti possibile visitare questo luogo straordinario e conoscere l’interessante storia di carità e assistenza che ha contraddistinto la confraternita dal 1525 al 1862, anno della chiusura definitiva della cappella, la cui riapertura è stata resa possibile grazie alla collaborazione sinergica della Diocesi di Napoli, dell’Arciconfraternita dei Bianchi della Giustizia in S. M. Succurre Miseris e dell’associazione “Il Faro d’Ippocrate”.

In foto, in alto la cappella della confraternita dei Bianchi della Giustizia; al centro, mons. Adolfo Russo (vicario episcopale per la cultura), don Giovanni Tammaro (responsabile congrega dei Bianchi della Giustizia) e il prof. Gennaro Rispoli presso il Complesso di S. Maria del Popolo degli Incurabili; in basso alcuni particolari della cappella\ ilmondodisuk.com
In foto, in alto la cappella della confraternita dei Bianchi della Giustizia; al centro, da sinistra monsignore  Adolfo Russo (vicario episcopale per la cultura), don Giovanni Tammaro (responsabile congrega dei Bianchi della Giustizia) e il prof Gennaro Rispoli al Complesso di S. Maria del Popolo degli Incurabili

Un viaggio tra arte, scienza e carità. Una testimonianza di bellezza e umanità che ha permesso di ricostruire la storia della città attraverso le sue malattie, epidemie, i luoghi della sofferenza e della ricerca. «Una storia incredibile, modernissima per certi versi – commenta Gennaro Rispoli, presidente dell’associazione “Il Faro d’Ippocrate” e direttore del Museo delle Arti Sanitarie (via Maria Longo, 50). Siamo riusciti a mettere insieme i pezzi di questa incredibile vicenda umana e oggi la riproponiamo per farla conoscere alla città perché senta l’orgoglio e la fierezza di aver avuto dei modelli organizzativi moderni e precursori».
La Compagnia dei Bianchi della Giustizia ebbe origine nel 1430 ad opera di S. Giacomo della Marca, che riunì persone di animo pio per suffragare con messe e elemosine le anime dei giustiziati. Con un “Breve” del 28 luglio 1525, Clemente VII, approvò i capitoli della compagnia e ne definì lo scopo: “procurare la salute dell’anima di quelli che sono a morte condannati, et visitare i miserabili imprigionati e gli spedali de li ammalati, e quelli spetialmente di mali incurabili infermi”.
Dopo diverse sedi, nel 1534, la Compagnia si stabilì presso l’Ospedale del Reame, fondato da Maria Longo nel 1519. La donna che, affetta da un male incurabile e guarita miracolosamente dopo un pellegrinaggio al santuario di Loreto, si sentì investita dalla missione di istituire un ospedale a Napoli non solo per dare sollievo agli afflitti e curare gli ammalati, ma anche per accogliere gli emarginati, i poveri, le prostitute, ossia quanti erano considerati intoccabili per malattia o condizione sociale.
Qui i confratelli costruirono la cappella intitolata a Santa Maria Succurre Miseris, famosa per essere stata descritta da Salvatore Di Giacomo in una delle sue novelle e che conserva tuttora pregevoli opere d’arte tra cui la celebre scultura detta “La Scandalosa”, la volta affrescata da Giovan Battista Beinaschi, gli affreschi di Paolo De Matteis raffiguranti membri eminenti della confraternita nella sagrestia e molto altro.

In foto, gli affreschi di Paolo De Matteis raffiguranti membri eminenti della confraternita nella sagrestia della cappella\ ilmondodisuk.com
In foto, alcuni particolari della sagrestia della cappella e gli affreschi di Paolo De Matteis

I Bianchi contribuirono alla crescita e allo sviluppo dell’ospedale prodigandosi nella raccolta delle elemosine e nelle opere di carità verso i poveri. Si occupavano dell’assistenza agli ammalati, aiutandoli ad affrontare gli ultimi momenti della loro vita, uscivano incappucciati per andare a confortare e confessare le anime dei condannati a morte. Li accompagnavano fino all’esecuzione e anche dopo, dando degna sepoltura ai loro corpi, prodigandosi affinché venissero rispettate le loro ultime volontà e prendendosi cura dei familiari.
«Abbiamo fatto emergere – sottolinea Rispoli – uno spaccato culturalmente importante all’interno di quello che noi chiamiamo “teatro della carità” perché questo grande ospedale comprendeva un banco, la chiesa di Santa Maria del popolo, la cappella dei Bianchi della Giustizia e una farmacia storica. Tutto insieme per risolvere i problemi del sociale. Napoli non è solo la città di Pulcinella o la città dei brutti, sporchi e cattivi. Tante sperimentazioni sono nate qui».
Tra i quattromila giustiziati in quattro secoli di storia napoletana ci sono artigiani, commercianti, nobili, speziali, medici, studenti, soldati, patrioti, tra cui il medico e scienziato Domenico Cirillo, professore agli Incurabili. «Accanto a ciò – aggiunge il presidente dell’associazione – la storia degli ordini religiosi, dei santi, dalla Longo fino a Giuseppe Moscati, dà un senso profondo del grande percorso di umanità che ha attraversato l’antica e nobile capitale partenopea».
Gli Incurabili sono stati la prima esperienza moderna di carità. Sabato 15 luglio la cappella sarà finalmente riaperta al pubblico con tre visite guidate (alle 9:15, 10:15 e 11:15) per una durata di 45 minuti ognuna. E’ richiesto un contributo di 8 euro. La prenotazione è obbligatoria e la disponibilità di posti limitata. Oltre alle visite sono previsti anche eventi culturali e una grande mostra su tutti i personaggi che a Napoli hanno creduto in questa mission e si sono contraddistinti per la loro umanità e idea innovativa.

Cappella della Confraternita dei Bianchi della Giustizia – all’interno del complesso degli Incurabili
via Maria Longo, Napoli
Prenotazione e informazioni:
tel. 081440647
info@ilfarodippocrate.it
www.museodelleartisanitarie.it