L’esplosione del caso dei rifiuti, con le sue ricadute politico-amministrative e giudiziarie, è la cartina di tornasole adoperata da Bruno De Stefano e Vincenzo Iurillo per analizzare il contesto di un dramma nella sua completezza. Lo scandalo di una regione, la Campania, pari forse solo alla Calabria, per l’elevato numero di politici sott’inchiesta. Attenendosi ai fatti, gli autori hanno realizzato un lavoro giornalistico che, lungi dall’essere un j’accuse nei confronti della classe politica campana (le inchieste giudiziarie e i processi sono competenza della magistratura), invita a riflettere sul non senso di una politica, che persegue tornaconti personali, che diventa esse stessa delinquenza non solo quando collude con la criminalit  organizzata, ma soprattutto quando disattende le aspettative dei cittadini, quando è cieca di fronte ai problemi reali che affliggono un territorio alle prese con emergenze annose, irrisolte. “La casta della monezza”( Newton Compton editori pp.388, 12,90 euro) offre un ritratto impietoso di una serie di politici campani, di cui si passano in rassegna non solo le vicende giudiziarie, ma soprattutto le carriere politiche, poco edificanti sotto l’aspetto morale. La sequela delle biografie, raccontate con stile, con sottigliezza, e non con i toni gridati della denuncia, senza dubbio non lascia indifferenti, induce a riflettere sulle logiche dei partiti, sulle candidature avanzate, sulle contraddizioni di una classe politica, molto più forti che altrove. Non solo nomi di grido nella “casta della mondezza” e non tutti implicati nel ciclone dei rifiuti, ma anche tanti personaggi sconosciuti al grande pubblico nazionale e finiti nei guai con la legge. Gli autori, non dimenticandosi dell’etica, mirano solo ad informare, lasciando al lettore la coscienza di discernere tra bene e quello che si presenta come male.

Ne parliamo con Bruno De Stefano.
E’ una moda scrivere saggi che denunciano la cattiva gestione della politica?

Se la politica d  brutte prove di s, si delegittima con personaggi discutibili sotto il profilo comportamentale, morale, è doveroso per uno che fa questo mestiere raccontare, dare testimonianza con il proprio operato, ricordare a tutti affinch non si dimentichi. Un libro resta, al contrario di un quotidiano, che il giorno dopo è ormai carta straccia.
E’ stato impegnativo scrivere questo libro?

Direi di s, il tempo è stato breve, circa tre mesi, ma sono stati intensi. Abbiamo lavorato a quattro mani, ma separatamente, abbiamo messo a frutto le nostre rispettive conoscenze ed esperienze. Io vengo dalla cronaca nera e giudiziaria, Iurillo è più addentro alla politica. Al termine del lavoro, nel rileggerlo nella sua interezza, anch’io ho sono rimasto colpito dall’avvicendarsi di un numero cos fitto di nomi con tanto di vicenda personale al seguito. Mi convincevo del fatto che i partiti devono cambiare rotta, devono fare maggiore attenzione alla scelta delle candidature, alcune sono davvero improponibili. Un giovane che vuole diventare carabiniere deve avere la fedina penale pulita e congiunti stretti incensurati , invece per i politici si adoperano due pesi e due misure. Cos nasce la casta degli intoccabili, ai quali tutto è consentito.
Quale messaggio volete che raggiunga i vostri lettori?

Noi abbiamo presentato uno spaccato della classe politica, delineandone i meccanismi e logiche attraverso una sfilza di personaggi noti e non , assurti alle cronache per reati gravi sui quali indaga la magistratura. Da giornalisti il nostro giudizio investe soprattutto le responsabilit  politiche, che hanno concorso a rendere questo territorio un vero disastro. Sicuramente le pagine trasmettono nausea, che diventa amarezza scorrendo il numero di quanti risultano implicati in vicende poco chiare. Probabilmente nulla cambier  ma, come è scritto nella prefazione a cura di Gianni Barbacetto, nessuno inCampania, partito o gruppo o singolo elettore, potr  dire, domani, che non lo sapeva.

Nella foto, la copertina del libro