Scrivere di Napoli molte troppe – volte vuol dire parlare di vita e di morte. A ricordarcelo, qualora ce ne fosse stato bisogno, un incendio dalle origini ancora ignote ma dall’effetto traumatizzante per l’immaginario collettivo. La vicenda della Citt  della Scienza non rappresenta solo un graffio nella memoria di milioni di cittadini, ma l’anatema di una citt  che non riesce a essere all’altezza di un’eredit , forse troppo pesante, nascosta nelle sue viscere. Un’ epopea, quella del ventre di Napoli, che racconta la storia e il costo della civilt  moderna che si erge incerta sui resti di popoli gloriosi. Conoscerne la storia è fondamentale, come sa bene “La Macchina del Tempo” associazione speleo-archeologica-culturale, che ha dato nuova vita al “Museo del Sottosuolo” di Napoli, suggestiva location della mostra “C_END_RE” di Luigi Auriemma, artista napoletano classe 61 alla prima personale nella citt  d’origine, dopo anni di peregrinazioni e mostre in giro per l’Italia e non solo.
Le installazioni che hanno occupato il ventre di Napoli raccontano la storia di una ricerca spirituale, una preghiera alla Madre Terra, come racconta l’artista, che tesse continue trame tra linguaggi primordiali e moderni. Quello che può essere definito a tutti gli effetti un rito primitivo, diventa l’epopea della comunicazione umana. I visitatori sono guidati in questa ricerca, infatti, grazie al supporto di installazioni e video che ritraggono l’artista durante la creazione, che diventa una vera e propria preghiera. Le parole, veicolo e fine ultimo della comunicazione umana, recano nel proprio nucleo etimologico il proprio epilogo. Un segno che nel momento stesso in cui è tracciato è destinato a morire.
Cendre, traduzione francese di cenere, scandisce al suo interno il suo destino end. “La parola scrivendosi racconta l’artista – contemporaneamente muore, lasciando dietro di s la propria cenere, segno della memoria di un’esistenza”.Un ciclo, quello riprodotto da Luigi Auriemma, che si articola lungo sei istallazioni, di cui una incompleta. Il “cassetto”, custode di una poesia che non mostra volutamente tutte le sue parole, proprio perch a completarla sar  il visitatore stesso, diventando parte integrante dell’opera d’arte, entrando in contatto con il senso più profondo della mostra vita e morte compagne inscindibili di una preghiera molto simile a una danza interiore, un ritorno alle origini del linguaggio e della vita.

Per saperne di più

www.lamacchinadeltempo.info

il video della mostra
www.youtube.com/watch?v=GX2HyLYO2ZM

Museo del Sottosuolo, piazza Cavour

In foto, immagini della mostra di Auriemma