Il Natale è sempre più vicino. Napoli ne comincia a respirare l’aria, i colori, il profumo. Ne annusa l’incedere gaio e festoso ma anche la struggente malinconica attesa, un sentire a doppio respiro che abbraccia con eguale trasporto il bisogno e la paura di riappropriarsi della propria “Nativit “.
I recenti accadimenti cittadini e gli oscuri ricordi degli ultimi anni non consentono certezze n dimenticanze o vuoti di memoria, ma impongono una vigile attenzione a che non si torni più indietro.

La “crisi rifiuti” che ha devastato l’immagine di Napoli agli occhi di tutto il mondo e che ha toccato l’apice della tragedia proprio nell’evento più importante e rappresentativo per una citt :* */*l’avvento del*/* */*Natale e l’accoglienza del nuovo anno*/*,* porta ancora indelebilmente i segni sul recupero della citt , soprattutto in termini di indotto turistico.

Riappropriarsi dell’orgoglio delle proprie radici, di quel simbolo d’arte e cultura da sempre incarnato, non è cammino facile, neanche per chi ama profondamente la propria terra.

Dimenticare la vergogna provata al cospetto dei tanti che hanno inteso raccontare la citt  travolta dalla “spazzatura” alle telecamere di ogni paese è ancora oggi una ferita insanabile.

La mancanza di “piet ” che si è avuta nei confronti di Napoli nello spogliarla di ogni dignit  e pudore, pur nel legittimo esercizio di diritto di cronaca dei media nazionali, lascia ancora oggi un profondo senso di smarrimento e di solitudine.

Soprattutto nella popolazione, nella gente comune.

Quell’insieme di esistenze che vive la propria terra con la rabbia di chi paga le colpe degli altri. Quell’insieme di umanit  che prova persino imbarazzo a manifestare il proprio dissenso, tanto è il senso di sconvolgimento.

/*Quel dissenso che si pensa non debba mai riguardare chi è nato in questa citt , quel pudore che si pensa non debba mai identificarsi con il napoletano, quale soggetto non incline alle assunzioni di responsabilit , alla sobriet  di atteggiamenti e comportamenti, al senso della vergogna.*/

Ma le coscienze civili di tanti si ritraggono a tutto questo, le mille storie di vita quotidiana sana e proiettata si dissociano e gridano la propria voce, rivendicando il proprio esserci pulito e operoso, il diritto a quella normalit  troppo spesso violata, a partire dal viversi un Natale che si riappropri delle antiche tradizioni, di quella serenit  e fierezza cittadina cos penosamente ferita, ma anche di quella carit  cristiana fatta di accoglienza e di solidariet  verso chi non ha niente, un tempo anima pulsante di questa citt . (continua).