Vittorio Sgarbi, instancabile, continua a difendere ovunque il valore dell’arte. Tra le sue ultime iniziative, la raccolta di trecento opere, da tutta Italia, per l’Expo e una mostra a Bologna. Una difesa spesso accorata. Tanto più ora, quando paventa che i folli distruttori possano arrivare anche da noi. E ne avverte i tanti che, nella loro assonnata abulia, sembrano non accorgersene.
UN LUOGO DI BELLEZZA

L’altra sera, Sgarbi si trovava a Napoli, in un luogo denso di bellezza (per la rassegna “MeravigliArti” ideata da Fabrizio Masucci e diretta da Paola Servillo) la Cappella Sansevero, opera di un uomo a lui congeniale, il principe di Sansevero Raimondo di Sangro (1710/1771), regista delle sculture e delle pitture che vi si trovano. Un uomo straordinario. Come esperto militare ebbe gli elogi di Luigi XV e del Maresciallo di Sassonia, con la sua cultura acquistò la stima del papa Benedetto XIV e del re Carlo di Borbone che, per suo consiglio, diede la cattedra di Economia, la prima in Europa, all’abate Antonio Genovesi. Fu Gran Maestro della Massoneria ma abiurò prima che diventasse politicante e giacobina e la disputa tra clericali e anticlericali scadesse a litigio tra bottegai. Ebbe numerosi riconoscimenti accademici, fu scomunicato e reintegrato dopo una sua Supplica. Stup con le sue invenzioni di macchinari, di nuovi materiali e finanche del lume eterno. ma non ne rivelò il segreto ( ci rimangono, però, i suoi fuochi pirotecnici colorati e i suoi razzi con il fischio). E, non ultimo, ebbe nove figli.
IL PRINCIPE SCIENZIATO
Sgarbi leggeva un brano (dall’autobiografia del Genovesi appunto) che lo descrive « di gran capo, di bello e gioviale aspetto, molto dedito alla meccanica, di amabilissimo e dolcissimo costume, studioso e ritirato, amante la conversazione di uomini di lettere». E poi diceva del suo valore di scienziato, oscurata dalla sua fama, accreditata soprattutto nei secoli successivi, di diabolico alchimista. Secondo la superstizione popolare, gli scheletri conservati nella cappella, che mostrano il sistema circolatorio, vasi e capillari, meravigliosamente incorrotti, apparterrebbero a schiavi uccisi all’uopo proprio dal principe di Sansevero.

MISTERO E SANGUE

Ma mistero e sangue sembrano essere protagonisti dei luoghi in cui lui visse. Si trovano nel centro antico di Napoli, dove, all’epoca , si potevano incontrare Giambattista Vico e Sant’Alfonso de’ Liguori, Ferdinando Sanfelice e Domenico Antonio Vaccaro. Lui abitava in un palazzo vicino alla cappella. Nel suo palazzo, dove ora c’è un’antica liuteria di mandolini e lo studio di Lello Esposito, si dice che di notte vaghi il fantasma insanguinato di una giovane assassinata dal marito, mentre era a letto con l’amante. La pianse Torquato Tasso, suo vicino di casa, in un poema. Era il 1590. Lei era Maria d’Avalos, famosa per la sua bellezza e la sua ars amatoria. L accanto, nel monastero di San Gregorio Armeno, è conservato il sangue raggrumato di Santa Patrizia, che ritorna vivo sciogliendosi come quello di San Gennaro. E più in l  c’è la Pietra Santa insanguinata e una chiesa grandiosa che ne prende il nome.
L’AMORE PER LA VITA
Luoghi che fanno vibrare l’atmosfera e rendono esplicita l’affermazione di Levi Strauss secondo cui i miti e le favole non sono storie ma “una scienza del concreto”. Ma il sangue è anche vita. E il napoletano ama la vita, tanto che fa perfino rivivere i morti e gli parla come a vivi e ne conserva le immagini con cura. Quella napoletana è una citt  con tanto passato, ma non lo considera tale; ed è tanto legata al presente che, addirittura, nella lingua napoletana il tempo futuro non c’è.
PAROLE MISTERIOSE

Sgarbi sembra aver compreso tutto questo e si ferma ad osservare, sulla parete di fondo della cappella, un monumento funebre, tanto singolare che, dice, non ne ha mai visto di simile il morto mette il capo, un braccio e una gamba fuori dalla tomba, cercando di uscirne fuori. Non gli piaceva morire. Certo -afferma il critico- Raimondo di Sangro vive ancora in questa cappella, dove tutto parla di lui; anzi, tutto quello che vediamo sono le sue parole, parole significanti e misteriose.
IL TESTAMENTO
E il critico legge anche le parole del testamento del Principe, in cui raccomanda agli eredi di avere cura di questa sua opera meravigliosa. E tutto è rimasto tal quale, come lui voleva, tranne il pavimento, su cui era disegnato un labirinto, purtroppo andato in rovina, sostituito da mattonelle di cotto. Per ciò Sgarbi si complimenta con gli attuali eredi, la famiglia Masucci, e ha modo di parlare di pubblico e di privato. Per dire che spesso il privato non priva il pubblico delle opere custodite, mentre il pubblico spesso chiude edifici e sale dei musei al pubblico, privandolo della loro bellezza.Polemica sacrosanta, che Sgarbi coraggiosamente conduce, mettendoci la faccia. Come sacrosanta è la sua critica severa e giustissima di tanta parte dell’arte contemporanea, a proposito della quale cita Damien             6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB DBeS pHKBUNIONBLBB time B e
BEBTB pMBSUPERBS swe7BBBBE
B7BlBKBpDnK
BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDptkoi8uBBBBRTRIMeROWS pBtxxïïxxxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxáá    BáØ Bt  B       «t Bt BáØ  « B K  B      B î K« 
   B    BØt K  t 
   B B  èî B è èî B  î î B»   B  è  —t  Bt   B î èî B  B   B B  è B    îB îî Bl a —  B  î   B 
 B   B îî B îè B îèî  w B è B îïn   B    a> B   îï    w B  èî B î  B   èî B  ïèî B͗ B    B ï   BáØ B ï  B ï   g     B ï Bg B—Hirst e i suoi estimatori, pavidi esecutori dei comandi di potentissimi mercanti.
LA DONNA VELATA
Poi, da par suo, commenta , per un pubblico attentissimo alle sue parole, la statua della Pudicizia, la donna velata che dicono rappresenti la madre di Raimondo di Sangro. Lo scultore è il veneto Corradini, ma i modi del suo fare sono stati suggeriti dal Principe, che -dice Sgarbi osservando le sembianze di questa statua di donna molto donna- probabilmente provava un sentimento edipico verso sua madre. Altri, in verit , qui a Napoli, dicono che questa statua sia il simbolo della misteriosa energia femminile, di Iside, protettrice di riti misterici. E si dice che la cappella sorga dove era un tempio dedicato alla dea.

L’UOMO CHE SI LIBERA DAL PECCATO

Sull’altro lato della navata, fa da pendant alla Pudicizia una statua chiamata il Disinganno, realizzata dal Queirolo, sempre seguendo i suggerimenti del Principe. Rappresenta una figura maschile che si libera da una rete. Sgarbi fa notare la tecnica straordinaria nella resa della rete e il naturalismo delle pagine dei libri che giacciono a terra. E riferisce la spiegazione canonica significherebbe – dice- l’uomo che si libera dal peccato e quindi rappresenterebbe il Principe padre, che non era uno stinco di santo. Però si potrebbe anche pensare a un significato diverso. La rete è fatta di quadrati. Essi potrebbero rappresentare gli schemi razionali entro i quali si catalogano superficialmente le cose, senza vederne e comprenderne la vera sostanza. I libri che giacciono abbandonati per terra convaliderebbero l’ipotesi, richiamando il pensiero degli Investiganti napoletani e il loro dire della necessit  di andare “oltre le pareti di carta”; mentre il ragazzino, a cui l’uomo si rivolge sorridendo, potrebbe rappresentare una sorta di “fanciullino” pascoliano. Sostiene questa ipotesi anche l’immagine sottostante del Cristo che apre gli occhi a un cieco.
IL CRISTO VELATO
Poi Vittorio Sgarbi, oltrepassando con la scioltezza delle sue lunghe gambe, le corde del ring che cinge la statua del Cristo Velato, le si avvicina e ne affronta il miracolo. « IL Cristo è fatto come di cera- dice- ed è di un estremo naturalismo, eppure la realt , la sua materia, sta svanendo. Cristo qui è una figura spirituale, lo spirito dell’uomo- dio». E’ la Verit , l’aleteia, la non nascosta, perch, attraverso il sottilissimo velo, la si può facilmente vedere. N la Verit  poteva non avere le tre dimensioni della materia, perch è il Verbum, il Logos, la Parola Vera, quella che indica la Realt . «E’ il punto massimo del Barocco -dice Sgarbi- più in l  non si può andare». E spiega il significato di questo movimento culturale che interessò l’Europa ed ebbe varianti in ogni paese e, in Italia, in ogni citt . Cos c’è il Barocco ossessivo del Guarini a Torino e quello intrigante del Borromini, di un intimo infinito, in una Roma dal Barocco monumentale.
NAPOLI, PERLA BAROCCA

«Ma la citt  più barocca di tutte afferma Sgarbi- è Napoli». Che si rispecchia appieno in una perla barocca, scaramazza, irregolarmente tonda, unica. Napoli è eretica, irregolare, individualista, estrosa, libera. Il Barocco a Napoli vuol dire libert .

Per saperne di più
www.meravigliarti.it

ll prossimo appuntamento della rassegna MeravigliArti è domenica 7 giugno (ore 20.30) con lo spettacolo Euphoria Show. Un concerto musi-comico, per la regia della Banda Osiris
Museo Cappella Sansevero
Via Francesco de Sanctis, 19/21- Napoli

Nelle foto di Marco Ghidelli, due momenti della lectio magistralis di Vittorio Sgarbi