Moscato (1948) e il teatro il doppio, l’ossimoro, il contrasto, la contaminazione. Questi alcuni dei punti-chiave sui quali si fonda l’opera dell’eclettico artista partenopeo; il linguaggio che egli stesso forgia, pur essendo incredibilmente complesso, presenta alla base questo fondamentale aspetto l’opposizione.

Opposizione che si esplica in numerevoli aspetti e con infinite sfaccettature, dentro e fuori la lingua. Dentro gli elementi linguistici ed espressivi tipici della tradizione popolare contrapposti a una lingua cancerosa, violenta, magmatica, in continua evoluzione, delirante. Fuori la presenza contro l’assenza; le parole contro le immagini. Ma soprattutto il corpo inteso come entit  fisica e allo stesso tempo (soprattutto) come scrittura il teatro stesso, nel simboleggiare il doppio, racchiude in s la quotidianit , da un lato, e la perenne tensione verso un assoluto immutabile, dall’altro.

Il teatro di Moscato accoglie in s la tensione dinamica tra le radici culturali della tradizione partenopea e gli aspetti innovativi del substrato culturale europeo.un teatro rituale e presenta una struttura circolare, senza inizio n fine; struttura chetende a trasmettere una sensazione di spaesamento e di sospensione del senso. concepito come rito atemporale e metastorico, di cui l’autore si fa sacerdote laico, cerimoniere. I significati, gli ambienti, le situazioni diventano vere e proprie sovrastrutture, semplici espedienti attraverso cui egli va oltre il significato, per raggiungere l’obiettivo più profondo lo sconfinamento, la ricerca, l’opportunit  di valicare le frontiere.

La lingua teatrale o, meglio teatral-poetica, inaugurata da Moscato è stata sottoposta a un articolato processo di mutazioni e contaminazioni grazie al quale il dialetto si arricchisce di strutture sintattiche ed espressive di provenienza e stili eterogenei, dando vita a una costante ricerca espressiva che pone in risalto il conflitto stilistico e l’antitesi delle forme. Frammenti di lingua colta, di lingue classiche, di lingue straniere come francese, inglese, spagnolo e tedesco il tutto caoticamente messo insieme con l’obiettivo di sottolineare i conflitti, le contrapposizioni, gli ossimori che ne derivano.

L’immaginifica, disperata e divertita de/lirica di Moscato assimila con naturalezza gerghi scientifici e innesti di lingue straniere, attraverso cui egli forgia una lingua napoletana contemporanea, apparentemente frammentaria e magmatica, violenta ed espressionistica, ma concretamente precisa ed evocativa, costruita per associazioni di intenso impatto metaforico.

Il lavoro de-lirico-poetico, che l’artista intraprende sulla lingua, raggiunge l’acme nella raccolta di opere intitolata Quadrilogia di Santarcangelo esemplare è il testo Mal-d’-Haml, definito dall’autore un pamphlet in liberi versi dedicato non tanto alla classicit  di questo straordinario emblema drammatico, quanto e soprattutto al suo spirito, alla sua essenza più profonda, alla sua violenta rivolta nei confronti dell’ipocrisia delle cose del mondo; una rivolta che si afferma attraverso la forza critica delle parole.

L’Amleto moscatiano si profila come un labirintico rituale incentrato sulla de-strutturazione lirica, che tende a mettere a fuoco l’impenetrabile mistero, l’enigma della sua anima, dei suoi riti solitari e logorroici, attraversati da dubbi e domande intorno al senso della vita, della morte, dello stesso senso del senso, con un movimento continuo, reiterante e ossessivo, tipico della scrittura poetica.

Siamo di fronte a un dispiegamento di lingue, lingue del caos, infette, deliranti, eccessive che sovvertono l’unit  psicologica di Amleto, disseminando gli elementi della sua identit  in una pluralit  di incoerenti schegge sonore; allo stesso tempo però provano a dilatare quel suo male, quella sua disgustata insofferenza, per l’impossibile trasformazione delle cose del mondo.

Il tutto posto in vigorosa antitesi con la colonna sonora, strumento da adoperare in senso simbolico e ossimorico mezzo attraverso il quale egli esce dal significato per raggiungere ciò che più gli interessa, ossia il dispiegamento di una lingua – musica – voce – canto – corpo dal reale al simbolico.

Moscato distrugge per ricomporre, distrugge nuovamente e d  spazio al silenzio, alla pausa. Traccia un confine fra teatro e poesia, fra quotidianit  e desiderio di assoluto del quale il corpo-Moscato, nel duplice senso d’identit  fisica e di scrittura, d  vitale testimonianza.

In foto, Enzo Moscato in scena

*Laureata in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale