Affondano lo sguardo nell’azzurro del mare, seduti su un muretto con i pensieri annegati nei ricordi di un’infanzia che adesso sembra gentile. O si raggomitolano all’interno di tubi, nei deserti notturni della citt , sfiorati dalle ombre amiche dei ratti. Vite a cielo aperto, scivolano lontane dalla loro terra d’origine (Africa, Romania, Polonia, Germania…), dopo aver imboccato curve inattese e si mescolano a esistenze partenopee parallele, aspettando la luce di un Camper in cammino per la citt , giorno e notte, illuminato dall’energia di persone che le cercano con un sorriso, un pacco di biscotti, una tazza di latte e la voglia di aiutarli a ritornare sulla pista della societ .
E’una storia d’umanit  che inizia agli sgoccioli degli anni novanta, quando il gelo avvolge le metropoli italiane, spezzando il respiro di molti che dormono rannicchiati in cartoni da strada. Il governo finanzia l’emergenza l’Italia, per laprima volta, volge lo sguardo ufficiale sulla povert  e affida il ruolo di protagonista al silenzioso esercito dei volontari. A Napoli, il Camper della generosit  parte dalla parrocchia di San Gennaro a Pozzuoli, lanciato sulla strada da padre Nunzio Giuliano; raccoglie coperte, cibo, bevande calde e le distribuisce negli angoli della disperazione.
Superata l’onda del freddo, l’amministrazione di palazzo San Giacomo si accorge (finalmente) di quanto sia importante quella risorsa e sollecita un progetto per dare alla necessit  il volto di un servizio del Comune tra gli ostacoli della burocrazia, avanza la cooperativa il Camper. Ne riassume il tragitto accidentato il presidente, Mario Rimoli (alle spalle, esperienza di volontariato in Bosnia), durante una traversata serale, dalle 17,30 alle 22, che parte dall’officina del Comune a Fuorigrotta (in via Cavalleggeri d’Aosta) e rispetta un tracciato quotidiano differente, per coprire tutte le zone metropolitane, nell’urgenza del soccorso (cos come accade durante il giro quotidiano della mattina , dalle 9 alle 14; in pausa solo di domenica).
Da Mergellina a piazza Garibaldi, da Posillipo a Ponticelli, dai Campi flegrei a Secondigliano in cerca del disagio, della precariet , della sofferenza fisica degli altri, per offrire appoggio. Quindici persone, divise tra l’unit  mobile di pronto intervento e il centro di coordinamento di via Pavia 129 (nella area della stazione centrale) intitolato a Salvatore Buglione, impiegato comunale ucciso durante una rapina nel settembre 2006, impegnato nella realizzazione del progetto.
La fortezza della speranza per quanti stentano tra bisogno, miseria e violenza è un appartamento confiscato al clan Contini che ruota intorno a Graziella Lussu, medico (con bagaglio professionale in paesi come l’India) e filtro del movimento di accoglienza , tra visite, diagnosi, medicine. Operatori di strada, assistenti sociali, mediatori culturali in azione, nessuno guarda l’orologio per controllare quando scade il turno; la desolazione non ha orario e si muove senza regole, indugiando anche sino all’alba.
“Sono arrivata in Italia per caso dall’Ucraina- racconta la russa Svitlana S’Hmygelska, capelli biondi e sguardo lucente – Me ne aveva parlato un’amica di amici dicendomi se non va bene almeno hai visto un altro mondo. Non conoscevo la lingua, ma avevo bisogno di denaro, i miei genitori erano pensionati…. Da ingegnere chimico organico in un laboratorio ecologico, guadagnavo tanto poco che mi bastava appena per l’affitto. Qui ho trovato occupazione come badante e, dopo la sanatoria, con il permesso di soggiorno, ho frequentato un corso da mediatore culturale, qualifica che mi ha consentito di lavorare allo sportello degli immigrati, al Comune di Marano e ora sul Camper”.
Da una tesi sui senza dimora parte l’itinerario dei due sociologi, Lorenzo D’Onofrio e Annalisa Esposito. “Ma- sottolinea la ventiquattrenne Annalisa- una cosa è studiare quest’universo… altro è conoscerlo. Ho imparato ad apprezzare tutto quello che ho… e, soprattutto, una famiglia che mi vuole bene… Spesso basta una parola a calmare chi si addormenta sotto le stelle e non vuole più tornare a casa per orgoglio, perch si sente sconfitto…”.
Il passo più difficile superare la barriera della loro diffidenza. A volte ci riescono, convincendoli a curarsi, come ci sono riusciti con una donna italiana, nemmeno quarantenne, affetta da cirrosi epatica per alcolismo… A volte li perdono, dopo averli recuperati e inseriti in strutture d’ospitalit  pubblica. Non si adeguano, se ne vanno… E i loro corpi vengono ritrovati dove capita… Ma quelli del Camper non si arrendono, sebbene il Comune (da quasi un anno) non trovi i soldi per pagare la solidariet . Continuano a compilare il diario di bordo, registrando l’aumento di minori senza casa e di interi nuclei familiari vagabondi, non per scelta di libert  . Il treno della societ  correva troppo forte; non ce l’hanno fatta a sostenere quella velocit . E sono stati costretti a scendere.

IL CAMPER (cooperativa sociale)

Servizio a favor            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
tnRpepe di persone senza fissa dimora – Centro di coordinamento Salvatore Buglione, via Pavia 129 (scala destra, secondo piano) Napoli- Tel. 0815540340/ 3803623522; emailcentrocoordinamenti@alice.it; recapito postale C.P.2285- Corso Meridionale 80143- Napoli
Di seguito, una poesia di Savio Wurzburger

LA TORRE ARAGONESE

di Savio Wurzburger

Scappo,fuggo via,
via da questa casa
che mi bastona e mi violenta

Camminando mi trovo
sotto una Torre Aragonese
che con il suo vero aspetto, freddo e potente,
mi riscalda e mi protegge in questa notte

Mi risveglio ai suoi piedi
rannicchiato e arrotolato nella giacca
impregnata dal profumo della vita di ieri

Chi passa, si sofferma
e con pochi spiccioli
mi strappa un sorriso
altri, invece, con il naso tra le dita
scappano via, per quel profumo che mi ha lasciato

Ora mi è rimasto uno specchio
dal quale vedo quest’Italia
che è solo mia
E nessuno può farmi del male

Nelle foto, da sinistra, il camper e una senzatetto